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Riforma del Catasto: cosa prevede e perché divide

11 mar 2022 | 2 min di lettura | Pubblicato da Marco Brando

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Cosa cambierà con la riforma del Catasto e perché ha creato divisioni in Parlamento? La modifica prevede un'integrazione delle informazioni presenti nel Catasto dei fabbricati a partire dall'inizio del 2026. Secondo il centrodestra, ciò provocherà un aumento delle tasse pagate dai cittadini.

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Il piano di Draghi

La maggioranza che sostiene il governo Draghi nei giorni scorsi si è spaccata proprio in questo campo. Il premier vorrebbe che nei registri pubblici fossero inclusi terreni e immobili non registrati del tutto oppure registrati scorrettamente. Al centro delle polemiche c'è l’articolo 6 della legge delega per la riforma fiscale, che affida al Governo il compito di occuparsi della questione.

Dal 1° gennaio 2026

La norma prevede la modifica della disciplina relativa al sistema di rilevazione catastale, al fine di modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati, e un'integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026.

Varie novità

Inoltre è previsto che per ogni immobile, oltre alla rendita catastale già prevista, siano determinati anche il valore patrimoniale e una rendita calcolata sui parametri del mercato. Si chiarisce che le informazioni rilevate dal Fisco - come Isee e Imu - non debbano essere usate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali e, comunque, per finalità fiscali.

Quali ripercussioni

Secondo un'esame sugli effetti della riforma, queste novità non dovrebbero avere ripercussioni fiscali dirette. Tuttavia si segnala che 39.000.000 persone fisiche e 1.500.000 giuridiche sarebbero toccate dalla riforma. Soprattutto la Lega, teme che un aumento delle tasse. Il 3 Marzo scorso, in commissione Finanze, c'è stata l'opposizione del centrodestra (incluso FdI) e la norma è passata solo con un voto in più a favore.

Il premier insiste

Il 9 Marzo alla Camera, tra le contestazioni degli oppositori, il premier Draghi ha però sostenuto che l'impianto del catasto va cambiato: È del 1939, tante cose ci sono state in mezzo, anche la Seconda guerra mondiale. Poi ha assicurato che nessuno cittadino pagherà più tasse. Vedremo gli sviluppi parlamentari.

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