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Immobili svalutati fino al 16%: cresce la domanda di negozi di prossimità

Pubblicato il 12-12-2025 | Aggiornato il 12-12-2025 | 3 min di lettura | Pubblicato da
eleonora d angelo
Eleonora D'angelo
strada con negozi

Per Confcommercio, ormai è allarme desertificazione. Nei centri urbani in cui si registra il maggior numero di chiusure di esercizi commerciali, dai ristoranti ai negozi, fino alle attività tradizionali come librerie e shop di artigianato, gli immobili si deprezzano fino al 16%, con una perdita di valore che incide notevolmente sul mercato delle compravendite.

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Sommario

L’indagine di Confcommercio sulla desertificazione

Un recente studio nel campo immobiliare ha messo in luce le problematiche di alcuni centri urbani, in particolare dei comuni a rischio spopolamento.

Si tratta dell’Indagine 2025 sulla di Confcommercio sulla desertificazione, che individua nella chiusura degli esercizi commerciali la causa critica e rilevante sia del deprezzamento immobiliare che del progressivo calo dei residenti.

Il report di Confcommercio evidenzia come, nei centri urbani dove chiudono attività come negozi di alimentari, abbigliamento e altre forme di vendita al dettaglio, il valore degli immobili ha registrato negli 10 anni una svalutazione fino al 16%.

L’associazione considera le attività commerciali il vero motore della vita sociale, poiché in assenza di esse diminuisce la qualità della vita urbana mentre aumenta il bisogno - e il desiderio - di avere servizi e negozi sotto casa per maggiore comodità. 

Il valore della prossimità: 2 italiani su 3 vogliono negozi sotto casa

Gli italiani vogliono vivere in quartieri che abbiano negozi di prossimità: per questo motivo le case sono più care al Nord, in città come Milano, mentre migliaia di realtà italiane, soprattutto i piccoli centri urbani, sono sull’orlo dello spopolamento. 

In base all’indagine di Confcommercio, per il 64% degli italiani gli esercizi commerciali rappresentano veri e propri attrattori di socialità, mentre il 62% attribuisce loro il merito della pulizia e della cura degli spazi pubblici.

Insomma, la presenza dei negozi incide anche sul mercato immobiliare dato che, si stima, il valore delle case situate aree colpite dalla desertificazione commerciale cala fino al 16%, ma può arrivare al 39% rispetto a un immobile situato in una zona ricca di attività commerciali.

L’interesse degli italiani, però, non è rivolto solo ai negozi di abbigliamento e ai supermarket, bensì ad attività tradizionali che stanno via via scomparendo, come i laboratori di artigianato locale, gli alimentari tipici e le librerie.

Nell’ottica italiana, i negozi di prossimità contribuiscono alla qualità della vita urbana in ordine di priorità:

  • per il 78% bar e ristoranti;
  • 66% disponibilità di spazi verdi;
  • 65% commercio al dettaglio.

Ma quanto impatta l’assenza (o la carenza) di negozi sul mercato immobiliare a livello geolocalizzato?

L’impatto sulle quotazioni immobiliari

Se gli italiani desiderano il maggior numero di negozi possibili nel proprio quartiere, il motivo è duplice: vogliono ridurre gli spostamenti al minimo e avere, al contempo, una maggiore varietà di scelta commerciale, dai piccoli ai medi esercizi. 

Sempre secondo Confcommercio, l’80% del campione prova un senso di tristezza nel vedere saracinesche abbassate, e il 73% collega la chiusura dei negozi al calo della qualità della vita. 

Non sorprende, quindi, che le quotazioni immobiliari di oggi rimangano più elevate nelle città caratterizzate da quartieri vivaci e commercialmente attivi, in cui si decide di vivere o di investire nell’immobiliare tra valore presente e futuro.

Una recente indagine di Experian, azienda che gestisce informazioni creditizie, conferma la tendenza positiva di richieste di preventivo mutuo al Centro - Nord, nei centri urbani che pullulano di attività commerciali e vita sociale.

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