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La Bce taglia il costo del denaro di altri 25 punti base: depositi al 2%

Pubblicato il 05-06-2025 | Aggiornato il 05-06-2025 | 3 min di lettura | Pubblicato da
Marta Radavelli
Marta Radavelli
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La Banca Centrale Europea (Bce) ha annunciato un nuovo taglio dei tassi di interesse, portando il tasso sui depositi dal 2,25% al 2%

Si tratta dell’ottavo taglio consecutivo da parte dell’istituto centrale, una decisione che avrà effetti importanti sull’economia europea e sulle tasche cittadini. 

Su Facile.it, leader nel confronto di mutui online, analizziamo cosa significa questa scelta, quali sono le previsioni per i prossimi mesi e quali rischi e opportunità si prospettano per l’Eurozona.

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I nuovi tassi dopo il taglio Bce

La Banca Centrale Europea ha deciso di effettuare un nuovo taglio dei tassi d’interesse, l’ottavo dalla scorsa estate, riducendoli di 0,25 punti percentuali. I nuovi valori sono:

  • Tasso sui depositi: 2,00%
  • Tasso sui rifinanziamenti principali: 2,15%
  • Tasso sui prestiti marginali: 2,40%

Questi tassi rappresentano il costo del denaro per le banche e influenzano direttamente i tassi applicati a mutui, prestiti e risparmi dei cittadini.

Perché la Bce ha tagliato ancora i tassi?

La Bce ha deciso di abbassare ancora una volta il costo del denaro per sostenere la crescita economica. Ridurre i tassi di interesse significa rendere più conveniente per famiglie e imprese chiedere prestiti e investire, favorendo così la ripresa economica. In un contesto in cui la crescita del PIL europeo è ancora debole, questa misura mira a stimolare consumi e investimenti, elementi fondamentali per rafforzare la ripresa dopo anni di incertezza.

Un altro obiettivo fondamentale della Bce è il controllo dell’inflazione. L’istituto centrale punta a mantenere l’aumento dei prezzi intorno al 2%, considerato il livello ideale per una crescita stabile e sostenibile. 

Le nuove previsioni economiche 

Le proiezioni macroeconomiche indicano che l’inflazione potrebbe attestarsi in media al 2,0% nel 2025, in calo rispetto al 2,3% stimato a marzo. Per il 2026 è prevista una discesa all’1,6%, contro l’1,9% delle precedenti previsioni, principalmente per effetto della diminuzione dei prezzi dell’energia e dell’apprezzamento dell’euro. Infine, nel 2027, l’inflazione è attesa risalire al 2,0%.

Il ribasso di 0,3 punti percentuali sia per il 2025 che per il 2026 è attribuibile a previsioni meno elevate sull’andamento dell’energia e a un cambio euro più forte.

I rischi e gli scenari futuri

Uno dei principali rischi individuati dalla Bce riguarda le regole sul commercio tra i Paesi, come i dazi imposti dagli Stati Uniti. Se queste tensioni dovessero aumentare, la crescita economica e l’inflazione potrebbero essere più basse del previsto. Le guerre commerciali, infatti, rendono più difficile vendere e comprare beni tra i Paesi, rallentando gli scambi e penalizzando le imprese esportatrici.

Al contrario, se i Paesi riusciranno a trovare accordi e a ridurre le barriere commerciali, l’economia europea potrebbe beneficiare di una crescita superiore alle attese. La Bce monitora costantemente questi sviluppi per adattare la propria strategia.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Secondo gli esperti, è improbabile che la Bce continui a tagliare i tassi in modo significativo, a meno che non si verifichino nuovi problemi legati ai dazi o a una frenata dell’economia. Se invece l’inflazione dovesse tornare a salire, la Banca Centrale Europea potrebbe essere costretta ad aumentare nuovamente i tassi, forse già dal 2026.

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