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Dazi USA e mutui in Italia: cosa può cambiare davvero?

Pubblicato il 17-07-2025 | Aggiornato il 17-07-2025 | 3 min di lettura | Pubblicato da
Linda Montemurro
Linda Montemurro
consulente mostra calcolatrice con tassi d'interesse

Trump rilancia la sfida commerciale all’Europa con una minaccia ben chiara: dazi del 30% a partire dal 1° agosto. Ma cosa c’entra tutto questo con i mutui? Più di quanto sembri. 

Dietro quella che sembra una semplice disputa economica internazionale si nasconde un possibile effetto a catena, che potrebbe influenzare la crescita europea, il cambio euro-dollaro e, di riflesso, le decisioni della Banca Centrale Europea. Tutti fattori che incidono sul costo del denaro e, quindi, anche sulle condizioni dei mutui in Italia.

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Una guerra commerciale che rallenta l’Europa

L’inasprimento delle relazioni tra Washington e Bruxelles potrebbe diventare un freno concreto per l’economia europea. Secondo le prime stime, dazi al 30% si tradurrebbero in un taglio allo 0,4% del PIL dell’UE, e l’Italia, già oggi tra i Paesi più colpiti dai dazi USA, rischierebbe una perdita stimata attorno allo 0,36%.

Un simile rallentamento avrebbe effetti immediati anche sul fronte del credito. Infatti, se l’economia europea mostra segnali di debolezza, la BCE potrebbe essere spinta a mantenere una politica monetaria espansiva, se non addirittura a ridurre nuovamente i tassi. In questo scenario, il costo del denaro resterebbe basso più a lungo, e con esso anche i tassi applicati ai mutui.

Il cambio euro-dollaro e il “dazio nascosto”

A complicare ulteriormente la situazione c’è anche il deprezzamento del dollaro sull’euro, che ha già perso oltre il 13% dall’inizio del secondo mandato di Trump. Questa dinamica pesa sulle esportazioni europee, rendendole meno competitive e, di fatto, agendo come un ulteriore “dazio implicito”.

Ma cosa significa tutto questo per chi ha un mutuo o ne sta valutando uno? Molto semplicemente, un euro più forte riduce il rischio d’inflazione importata (cioè legata al costo dei beni acquistati dall’estero). E un’inflazione sotto controllo è una delle principali condizioni che tengono i tassi di interesse bassi. Di conseguenza, anche questo fattore va nella direzione di una possibile stabilità (se non discesa) dei tassi applicati ai mutui.

BCE: prudenza, ma spiragli per nuove misure espansive

Mentre la guerra dei dazi si intensifica, la Banca Centrale Europea osserva con attenzione. Il rallentamento dell’economia europea, alimentato da dazi e instabilità geopolitica, potrebbe rappresentare un buon motivo per rivedere le politiche monetarie attuali, spingendo la BCE a prolungare i tempi della stretta o addirittura tornare a misure più accomodanti.

Per chi sta pensando a un mutuo a tasso variabile, questo è un dettaglio da non sottovalutare: l’Euribor, il parametro su cui si calcolano i tassi variabili, potrebbe mantenersi stabile o leggermente in calo, proprio per via del contesto economico sfavorevole. Anche chi preferisce il tasso fisso, comunque, può approfittare di condizioni ancora molto competitive, grazie a un IRS che non mostra particolari scossoni.

Mutui e geopolitica: connessione indiretta, effetti reali

È chiaro che i dazi USA non vanno a colpire direttamente il mondo dei mutui. Tuttavia, agiscono su un sistema di equilibri – crescita economica, cambio, inflazione, tassi d’interesse – che finisce per riflettersi anche sul costo del credito. E in questa fase, il segnale è chiaro: nessuna impennata improvvisa all’orizzonte, ma semmai una finestra temporale ancora favorevole per chi vuole sottoscrivere un mutuo.

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