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Che cosa cambia in materia di mutui casa con le nuove direttive politiche europee

pubblicato da il 24 ottobre 2019

Le politiche monetarie espansive degli anni scorsi, varate dalla Banca centrale europea, come ad esempio il primo Quantitative easing terminato alla fine del 2018, non sono bastate a imprimere un impulso all’economia europea.

Che, tuttora, registra una fase di rallentamento, come conferma anche la crisi della Germania, considerata la locomotiva d’Europa.

E così Mario Draghi, presidente della Bce, il cui mandato scade il 31 ottobre prossimo, prima di cedere il testimone a Christine Lagarde, ci ha riprovato.

Come? Decidendo l’avvio di un nuovo Quantitative easing di durata indefinita da 20 miliardi al mese. Una manovra che ha l’obiettivo di immettere nuova liquidità nel sistema creditizio e che va di pari passo con la promessa di mantenere bassi (o più bassi degli attuali) i tassi di interesse.

Le ultime politiche monetarie di Draghi hanno inoltre lanciato un nuovo Tltro (Targeted Longer Term Refinancing Operations) ovvero un finanziamento alle banche di più lungo termine al fine di favorire l’accesso al credito da parte di imprese e privati. Il tutto, in attesa di raggiungere nell’Eurozona l’obiettivo inflazionistico al 2%.

Tutto ciò può sembrare un po’ astruso ai più. Al contrario, le nuove politiche monetarie possono incidere concretamente sull’economia reale. Più in particolare, possono produrre ricadute positive a favore di chi sta rimborsando un mutuo o è in procinto di stipularne uno. Vediamo perché.

Coloro che hanno già un mutuo a tasso variabile sulle spalle possono contare su tassi di interessi, già ai minimi storici, ancora bassi. L’orizzonte temporale che fissava al 2020 l’inizio della loro risalita, seppure lenta, si sta allontanando. Dunque, chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile, ancorato all’Euribor, potrà contare su condizioni vantaggiose più a lungo di quanto previsto fino a poco tempo fa.

Chi si è accollato un finanziamento ipotecario a tasso fisso può invece approfittare ancora una volta dello strumento surroga per risparmiare sugli interessi e, di conseguenza, alleggerire le rate del mutuo. Anche gli interessi applicati ai mutui a tasso fisso non sono stati mai così bassi come oggi. Tanto è vero che, poiché il tasso fisso garantisce una rata costante per tutta la durata del prestito, questa tipologia di mutuo è attualmente la più gettonata dagli italiani che vogliono dormire sonni tranquilli. E se il tasso fisso dovesse scendere ancora, sarebbe conveniente o rinegoziare le condizioni con la propria banca o, in presenza di un rifiuto, portare il proprio mutuo presso un altro istituto che pratica condizioni migliori. C’è inoltre da dire che, senza aspettare ulteriori ribassi, già oggi, rispetto solo a dieci mesi fa, sarebbe conveniente ridiscutere le condizioni di un mutuo a tasso fisso.

Per fare un esempio: a gennaio del 2019, l’Eurirs a 30 anni valeva mediamente 1,37 punti. Ipotizzando che lo spread applicato (inteso come margine di guadagno della banca) fosse pari all’1%, il titolare di un mutuo trentennale starebbe pagando un interesse del 2,37%, risultato ottenuto sommando il valore dell’Eurirs (l’indice sul quale si calcola il tasso fisso) allo spread della banca. Fatti due conti, per un mutuo di 200mila euro, a queste condizioni, la rata mensile che si ottiene è pari a 776,79 euro.

Se un finanziamento ipotecario con le stesse caratteristiche e con il medesimo spread fosse stipulato questo mese, con l’Eurirs a 30 anni che vale 0,27 punti, il tasso di interesse applicato sarebbe pari all’1,27% e la rata scenderebbe a 668,38 euro, con un risparmio mensile di 108,41 euro e di 1.300,92 euro in un anno. Come dire che surrogare oggi conviene eccome. Chi invece si appresta a chiedere un mutuo, non solo trova già da subito condizioni più vantaggiose in termini di tassi di interesse, ma il lancio del nuovo Tltro, assieme al nuovo Quantitative easing, potrebbe, in prospettiva, favorire da un lato l’erogazione del credito da parte delle banche a sostegno dell’economia reale e, dall’altro, determinare un abbassamento degli stessi spread richiesti dalle banche e, di conseguenza, anche dei tassi di interesse applicati ai finanziamenti ipotecari.

Basterà a far ripartire il mercato dei mutui? La risposta è alquanto incerta.

Come dimostrano alcuni dati recenti, rilasciati mensilmente dalla Barometro mutui del Crif e non solo, negli ultimi mesi, in Italia, nonostante i tassi di interesse ai minimi, è stata registrata una frenata nella richiesta di nuovi mutui da parte delle famiglie italiane.

Le cause sono da addebitarsi soprattutto al momento di incertezza economica che spinge le famiglie alla cautela prima di imbarcarsi in un debito di così lunga durata e per cifre non proprio di poco conto.

A quanto pare, dunque, i tassi ai minimi da record da soli non sono sufficienti a far ripartire un settore tradizionalmente trainante per l’economia e, per questo, c’è chi auspica un intervento dello Stato a cui si chiede l’introduzione di nuovi strumenti fiscali, capaci di dare nuova linfa al mercato. Con l’obiettivo di favorire una ripresa che non sia aleatoria ma solida e durevole nel tempo.

Autore

Foto AutoreGiornalista professionista, collabora da diversi anni con il Sole 24 Ore (Casa24Plus, Mondo Immobiliare). In passato ha lavorato, tra gli altri, per Tempo Economico e Tgcom

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