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Bonus edilizi e cessione del credito: cosa cambia con il Decreto Aiuti bis

8 set 2022 | 4 min di lettura | Pubblicato da Castiglia Masella

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Se stai aprendo un mutuo per la casa, saprai certamente che con il Decreto Rilancio (n. 34/2020), è stato introdotto il Superbonus 110 che, a fronte di determinati requisiti, permette di aumentare di almeno due classi energetiche l’efficienza di un immobile e la sua sicurezza dal punto di vista sismico. Il tutto a un costo quasi nullo per il committente grazie alla possibilità di sfruttare, oltre alla tradizionale detrazione fiscale Irpef, anche la cessione del credito e lo sconto in fattura.

La normativa che regola la mega agevolazione è stata però modificata nel corso del tempo, soprattutto con l’obiettivo di contrastare le frodi emerse ai danni dello Stato e messe in atto da chi ha cercato di intascare rimborsi milionari a fronte di lavori mai eseguiti e cantieri fittizi. La cessione del credito (e di conseguenza lo sconto in fattura) è stato ad esempio oggetto di una serie di modifiche e, sul tema, ancora non è stata scritta la parola fine. Vediamo cosa è cambiato e qual è la situazione attuale.

Alcune delle novità legate ai bonus edilizi sono entrate in vigore nel luglio scorso dopo la conversione in legge (n. 50 del 15 luglio 2022) del Decreto Aiuti che ha apportato correzioni alla vecchia disciplina.

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Superbonus 110%

Resta in piedi l’impianto originale seppure con qualche cambiamento. Per usufruire del megasconto è sempre necessario che, una volta effettuati i lavori richiesti dalla normativa, l’edificio risulti più efficiente dal punto di vista energetico di almeno due classi.

Con il Decreto Aiuti, è stata introdotta una proroga di tre mesi per gli edifici unifamiliari che, per sfruttare il beneficio, hanno tempo sino al 31 dicembre 2022, purché entro il 30 settembre prossimo, e non più entro il 30 giugno scorso, siano stati eseguiti almeno il 30% dei lavori, inclusi gli interventi non ammessi all’agevolazione.

La legge di Bilancio 2022 ha inoltre stabilito che, chi opta per lo sconto fiscale, potrà detrarre l’ammontare delle spese in quattro anni anziché cinque sino al 31 dicembre 2023. Nel 2024 (sino al 31 dicembre) la detrazione passerà al 70% e scenderà al 65% l’anno successivo (sino al 31 dicembre 2025).

A titolo di cronaca, secondo i dati pubblicati di recente dall’Enea, alla fine di luglio scorso, le spese ammesse in detrazione ammontavano a 39,7 miliardi di euro. Di questi, 19,4 miliardi hanno interessato i condomini, 13,7 miliardi i fabbricati unifamiliari e 6,6 miliardi le unità indipendenti per un totale di 223.951 cantieri aperti.

Bonus facciate

La legge di Bilancio ha confermato per il 2022 il bonus facciate ma la detrazione è scesa dal 90% al 60%. Per i soggetti che intendono sfruttare la detrazione ricorrendo alla cessione del credito o allo sconto in fattura è stato introdotto dal Decreto Antifrode l’obbligo di asseverazione. Salvo nuovi interventi normativi, il bonus facciate è stato prorogato solo sino al 31 dicembre 2022 e, pertanto, nel 2023, non ci sarà più.

Cessione del credito e sconto in fattura

A quanto sembra è la matassa più difficile da sbrogliare. Ricordiamo che la cessione del credito e lo sconto in fattura sono le due opzioni alternative alla detrazione Irpef e consentono di rientrare da subito (in caso di sconto in fattura) o nel giro di un paio di mesi (nel caso di cessione del credito) della spesa sostenuta e valgono per tutti bonus edilizi.

Inizialmente il meccanismo prevedeva che il credito si potesse cedere infinite volte e a qualsiasi soggetto, ma, a causa delle truffe emerse, è arrivata la stretta del Governo con il Decreto Antifrode del novembre 2021.
Il provvedimento stabiliva che il credito potesse essere ceduto una sola volta. La conseguenza è stato un blocco delle attività edilizie a causa dell’incertezza generata.
Il Governo è stato così costretto a intervenire di nuovo e ripetutamente sulla norma sino ad arrivare al luglio scorso quando, con il Decreto Aiuti, oltre ad ampliare la platea dei cessionari, si è stabilito che, dopo la prima cessione, il credito possa essere trasferito altre due volte ma solo alle banche o soggetti appartenenti a gruppi bancari.

E arriviamo al Decreto Aiuti-bis del 9 agosto scorso che ha nuovamente corretto il tiro, prevedendo per le banche la possibilità di una ulteriore cessione a favore dei loro correntisti, purché non utenti finali. Tuttavia, il Decreto non è ancora stato convertito in legge e il suo esame verrà avviato a partire dal 6 settembre. Si rimane dunque in attesa di eventuali altre novità e delle decisioni del Governo che emergerà dalle urne dopo le elezioni del 25 settembre.

Autore
castiglia masella

Giornalista professionista, collabora da diversi anni con il Sole 24 Ore (Casa24Plus, Mondo Immobiliare). In passato ha lavorato, tra gli altri, per Tempo Economico e Tgcom.

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