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Mutui variabili con CAP, guida alla scelta

Pubblicato il 18-12-2017 | Aggiornato il 24-05-2026 | 2 min di lettura | Pubblicato da
daniela dall alba
Daniela Dall'Alba
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La scelta tra un mutuo a tasso fisso e uno a tasso variabile si gioca essenzialmente sulla possibilità e sulla volontà di far fronte a un eventuale rialzo degli indici di riferimento tale da comportare una rata mensile maggiore di quella prevista a inizio piano. Se è vero infatti che il tasso variabile risulta inizialmente più conveniente del tasso fisso, questo è dovuto alla percentuale di rischio che include e che va sempre tenuta presente. Soluzioni di compromesso sono i mutui a tasso misto, con possibilità di cambiare tipo di tasso a intervalli di tempo stabiliti da contratto, nell’ordine di 2, 5 anni, e i mutui variabili con CAP, ossia con un tetto prefissato oltre il quale gli interessi a carico del cliente non potranno mai salire, indipendentemente dallo stato del mercato e dell’indice Euribor. Come per le altre soluzioni di finanziamento per la casa è possibile confrontare senza impegno i migliori mutui variabili con CAP oggi disponibili.

Un esempio? CheBanca! propone un mutuo variabile con CAP in finalità acquisto prima o seconda casa, acquisto di immobili ad uso ufficio, surroga, sostituzione + liquidità. L’importo minimo finanziabile è 50.000 euro. Il rimborso avviene su una durata compresa tra 10 e 30 anni. Per quanto riguarda il tasso, si prende a riferimento l’indice Euribor a tre mesi/365, al quale viene sommato come sempre lo spread. Il CAP, ovvero il valore massimo che il tasso può raggiungere, quali che siano i valori Euribor calcolati, è fissato al 4,40%. Chi sceglie questa soluzione può così in funzione di questo calcolare la rata massima che potrebbe trovarsi a sostenere in futuro, e di conseguenza la fattibilità dell’operazione. Per le richieste di mutuo variabile con CAP inoltrate entro il 31 dicembre 2017, con stipula prevista entro il 28 febbraio 2018, lo spread in finalità acquisto è pari al 2,65%, qualunque sia la durata e l’importo del mutuo, mentre il rifinanziamento vede applicato uno spread del 2,90%.

Per la surroga si fa una distinzione tra importi richiesti pari o superiori a 75.000 euro, spread 2,85%, e gli importi sotto questa soglia, con spread al 2,95%.

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