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I tassi d'interesse e mutui: che cosa cambia dopo la riunione BCE

25 mar 2020 | 4 min di lettura | Pubblicato da Castiglia Masella

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Nella riunione del 23 gennaio, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha confermato che i tassi di interesse rimarranno invariati. Più in particolare, resta dello 0,00% il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, mentre è dello 0,25% quello sui prestiti marginali (detti anche overnight), ovvero i prestiti di durata giornaliera concessi dalla Bce alle banche private.

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Infine, è del -0.50% il tasso sui depositi, vale a dire l’interesse percepito dalle banche sui loro depositi, di durata giornaliera, presso la Bce. I tre tassi appena citati sono importanti perché orientano la politica monetaria della Bce e vengono fissati periodicamente dalla stessa Banca centrale.

A questo annuncio, si sono aggiunte le parole della presidente Christine Lagarde che ha sottolineato come i tassi d'interesse rimarranno sugli attuali livelli, e forse anche più bassi ,perlomeno sino a quando nell’eurozona l’inflazione non si avvierà a raggiungere il target del 2%.

Un evento che, secondo le stime degli analisti di qualche anno fa, avrebbe dovuto verificarsi intorno al 2020. Non è andata così e non è una buona notizia. Perché un’inflazione bassa è anche indice dell’attuale debolezza delle economie europee. E l’Italia, in questo contesto, è anche il Paese che cresce più lentamente rispetto agli altri partner europei.

Comunque sia, quando si parla di tassi è inevitabile pensare alle ricadute concrete che le politiche monetarie della Banca centrale europea possono avere sui finanziamenti erogati alle famiglie, specialmente in tema di mutui ipotecari. Per i titolari di un mutuo a tasso fisso, cioè le famiglie che attualmente hanno già un mutuo in essere, non cambia nulla perché il tasso applicato al loro finanziamento resta invariato per tutta la durata del rimborso, indipendentemente dalle eventuali future oscillazioni.

I mutui a tasso variabile, nell’attuale scenario, diventano invece sempre più appetibili in quanto i tassi di interesse applicati al variabile seguono l’andamento del costo del denaro. In pratica, se i tassi salgono, sale la rata, se scendono anche la rata diminuisce.

Pertanto, considerando le decisioni della Bce, l’attuale basso livello dei tassi e la prospettiva di assistere a ulteriori decrementi, un mutuo a tasso variabile sottoscritto oggi è sicuramente vantaggioso. Supponiamo, allo stato attuale, di stipulare un mutuo ventennale a tasso variabile di importo pari a 150mila euro, contratto per acquistare un immobile del valore di 200mila euro, e con un tasso di interesse dello 0,60% (Euribor 1M + 1,05% di spread).

Alla fine dei 20 anni un finanziamento del genere costerebbe poco più di 162mila euro, dei quali solo 9.217 pagati per gli interessi. Ma non solo. Chi stipula oggi un mutuo a tasso variabile, a condizioni così favorevoli, può trarre un ulteriore vantaggio dal modello di ammortamento utilizzato dalla maggior parte delle banche italiane, il cosiddetto sistema alla francese.

Tale sistema prevede che si ripaghino prima gli interessi e poi la quota capitale. Di conseguenza, gli interessi molto bassi pagati nei primi anni del mutuo potrebbero compensare futuri rialzi dei tassi che, seppure più alti, verrebbero applicati su una somma inferiore perché parte del capitale è già stato rimborsato. Spesso si sente dire che il tasso fisso è per chi vuole stare tranquillo, pagando una rata che resterà uguale per tutta la durata del rimborso, mentre il tasso variabile è per chi è più disposto a rischiare oppure per chi contrae mutui di breve durata.

Sono affermazioni vere, ma non bisogna dimenticare che un mutuo a tasso variabile, in caso di forti rialzi dei tassi, può essere sempre rinegoziato con la propria banca o surrogato presso un nuovo istituto di credito, passando contestualmente al fisso. Naturalmente, questo è anche un momento propizio anche per ricorrere alla surroga, operazione che permette di trasferire il proprio mutuo presso una nuova banca che offre condizioni più convenienti, risparmiando così sulla rata da pagare.

Le surroghe, che negli anni scorsi hanno trainato la ripresa del mercato dei mutui, stanno infatti vivendo un nuovo boom dopo i picchi registrati nel 2015. Questo perché, durante la ‘vita’ di un mutuo, si può surrogare più volte.

E anche chi ha già surrogato solo 4/5 anni fa, quando sembrava che i bassi tassi di allora fossero irripetibili, oggi può contare su soluzioni ancora più convenienti tanto che si scelga il tasso fisso quanto che si opti è per il variabile. Per fare qualche esempio, a febbraio 2015 per i migliori mutui ventennali a tasso fisso gli interessi richiesti si aggiravano sul 3%.

Oggi lo stesso valore si attesta mediamente tra l’1% e l’1,5%. Per i migliori mutui ventennali a tasso variabile stipulati sempre a febbraio del 2015, infine, gli interessi che si pagavano erano nell’ordine dell’1,65% contro un valore odierno che oscilla nella maggior parte dei casi tra lo 0,60% e lo 0,90%.

Autore
castiglia masella

Giornalista professionista, collabora da diversi anni con il Sole 24 Ore (Casa24Plus, Mondo Immobiliare). In passato ha lavorato, tra gli altri, per Tempo Economico e Tgcom.

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