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Pubblicato il 05-12-2024 | Aggiornato il 19-12-2025 | 7 min di lettura | Pubblicato da
cristina bartelli
Cristina Bartelli
Consulente che mostra proposte per ottenere un mutuo

Un detto indica che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo. 

Nel caso del mercato italiano dei mutui c’è un possibile link tra l’elezione, il 5 novembre 2024, di Donald Trump a 47esimo presidente degli Stati Uniti di America e l’andamento dei costi dei mutui, in particolare la proiezione sulle rate.

Cosa c’entra? Lo hanno spiegato, all’indomani delle elezioni Usa, gli esperti di Facile.it. Vediamo cosa aspettarci.

Mutuo casa: trova il migliore
Mutuo casa: trova il migliore

Inflazione e costo del denaro Usa: riflessi fino in Italia

I mercati hanno accolto la vittoria di Trump con segni positivi e rialzi.

All’indomani della vittoria, la Fed (la banca centrale americana) ha tagliato i tassi di interesse, abbassando il costo del denaro di un quarto di punto, intervenendo, in questo modo, al ribasso con una seconda sforbiciata consecutiva.

Una mossa ampiamente attesa dagli analisti, così come un terzo taglio, il prossimo 18 dicembre.

Il costo del denaro negli Stati Uniti, dopo il taglio, è arrivato al 4,50%-4,75%. La precedente riduzione, più elevata, a settembre, era stata di 50 punti base.

Dunque, sarebbe vicino un terzo taglio dei tassi in Usa da parte della Fed? Non è così scontato.

È possibile, prevedono gli esperti di Facile.it, che con Trump alla guida, si assista “a un possibile aumento delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti, portando la Federal Reserve (Fed) a una politica monetaria più restrittiva”. Invece di continuare sulla strada del taglio dei tassi, la Fed potrebbe rallentare la tendenza o addirittura, nel caso in cui ci fosse un ritorno di inflazione, invertire il trend, paventando nuovi rialzi. “Una scelta del genere, da parte della Fed, aumenterebbe i rendimenti dei titoli di Stato americani, rendendoli più allettanti per gli investitori a livello globale”.

La conseguenza sui flussi finanziari di queste strategie economiche sarebbe quella di capitali che migrano verso il mercato americano, avendo così conseguenze per i mercati europei. Lo scenario potrebbe essere il seguente: investitori che preferiscono titoli di stato Usa porterebbero i titoli obbligazionari europei a perdere appeal e in questo modo potrebbero contribuire a far risalire i loro rendimenti.

Effetti sui mutui a tasso fisso in Italia

E veniamo così al rapporto Trump/mercato mutui italiani. Quando i rendimenti dei titoli obbligazionari europei aumentano, sono strettamente influenzati anche gli indici di riferimento come l’Irs, considerato il parametro base per il calcolo dei mutui italiani a tasso fisso. In altre parole, l’aumento dei rendimenti dei titoli obbligazionari europei comporterebbe un aumento dell’Irs, poiché gli indici sono strettamente collegati.

Dall’ Irs si parte per determinare il tasso di interesse dei mutui a tasso fisso. Il collegamento e la previsione, dunque, è presto detta: un aumento degli indici Irs si riflette sul tasso fisso. Se gli Irs aumentano, rendono meno conveniente l’offerta di finanziamenti con questo tipo di tasso per chi richiede un mutuo in Italia.

Si ricorda che, attualmente, per il mercato italiano, con i recenti tagli BCE, registrati fino a ottobre, continua a prevalere un vantaggio dei mutui a tasso fisso, che presentano rate più basse rispetto ai mutui variabili, interessati e penalizzati dagli andamenti dei mercati e dell’inflazione degli ultimi due anni.

Ecco, dunque, perché l’orizzonte economico americano, in via di delineazione, potrebbe arrivare a toccare da vicino anche i mutui in Italia. In sintesi, rendimenti obbligazionari europei più cari determinano un aumento dell’indice Irs, con la conseguenza di una minor convenienza del tasso fisso per i mutui.

Le politiche economiche di Trump e l’effetto sugli investitori

Il programma economico di Trump, noto come “Maganomics” (dalla combinazione tra “Make America Great Again” ed “Economics”), prevede tagli fiscali e un forte stimolo alla produzione interna, favorendo una ripresa industriale negli Stati Uniti. Questo programma potrebbe aumentare l’inflazione interna e richiedere alla Fed una politica meno accomodante.

Trump ha inoltre promesso di ridurre le aliquote fiscali per le imprese e introdurre dazi elevati sulle importazioni, azioni che potrebbero rendere il dollaro e gli investimenti americani ancora più attraenti rispetto a quelli europei.

La risposta del mercato italiano

Se lo scenario descritto si realizzerà, chi sta pensando di comprare casa o di rinegoziare il mutuo a tasso fisso dovrà fare attenzione a questi sviluppi. In particolare, un rialzo dei tassi potrebbe rappresentare una spinta a preferire mutui a tasso variabile, più convenienti nel breve termine, rispetto ai tassi fissi, che potrebbero divenire più onerosi.

C’è però da aggiungere una postilla necessaria legata alle descrizioni degli scenari economici del medio termine: nel caso in cui si rompesse qualcosa nel sistema economico e arrivasse una recessione, si tornerebbe (per forza di cose, in quanto serve a rilanciare l’economia) a un nuovo trend di taglio dei tassi.

Cosa è l’Irs: il parametro dei mutui a tasso fisso

L’Irs, o meglio Eurirs (Euro Interest rate swap), è uno specifico tipo di contratto finanziario in cui le parti coinvolte scambiano pagamenti periodici di interessi, con uno dei tassi basati sulla valuta euro.

Come detto, è il parametro che determina il costo dei mutui a tasso fisso. È un rapporto/contratto tra la banca A e la banca B. Cercando di semplificare, le due banche si accordano su una cifra base per l’Irs; nessuna delle due banche versa soldi, ma quella cifra è la base di calcolo degli interessi. A una scadenza concordata, la banca A paga alla banca B gli interessi sul tasso Euribor del giorno. Allo stesso modo, la banca B nelle stesse date paga alla banca A interessi sulla somma pattuita, usando il tasso che è stato concordato in precedenza dalle due banche. Il tasso utilizzato per il calcolo degli interessi pagati dalla banca B è l’Irs, un tasso che le banche sono disposte ad accettare in cambio di pagamenti con tasso variabile a determinate scadenze.

L'Eurirs è strettamente legato al mercato obbligazionario europeo perché entrambi riflettono i costi di finanziamento a lungo termine e i movimenti dei tassi d'interesse. Ecco perché.

1. Legame con i tassi di interesse a lungo termine

L'Eurirs rappresenta il costo medio per le banche per scambiare un tasso fisso con un tasso variabile nel tempo. Questo costo è influenzato dai tassi di interesse a lungo termine, che a loro volta rispecchiano i rendimenti dei titoli obbligazionari governativi e corporate.

2. Benchmark dei titoli di stato

I titoli di stato europei, come il Bund tedesco (considerato il più sicuro), sono i principali strumenti di riferimento per calcolare i tassi a lungo termine. Se i rendimenti dei Bund aumentano, ciò indica una crescita del costo di finanziamento a lungo termine, facendo salire anche l'Eurirs.

3. Politiche monetarie della BCE

La Banca Centrale Europea (BCE) influisce sia sui tassi d'interesse a breve termine (Euribor) sia sulle aspettative dei tassi futuri, che influenzano direttamente il mercato obbligazionario e, quindi, l'Eurirs. Ad esempio, un rialzo dei tassi da parte della BCE spinge i rendimenti obbligazionari verso l'alto, aumentando anche l'Eurirs.

4. Domanda e offerta nel mercato obbligazionario

La domanda di obbligazioni influenza i rendimenti. In particolare, quando la domanda è alta, significa che gli investitori cercano sicurezza. Di conseguenza i rendimenti calano e l’Eurirs scende. Al contrario, periodi di bassa domanda riflettono una maggiore propensione al rischio, che fa aumentare i rendimenti e di conseguenza anche l’Eurirs.

5. Aspettative di inflazione

I rendimenti obbligazionari riflettono le aspettative di inflazione. Se si prevede un aumento dell'inflazione, i rendimenti obbligazionari e l'Eurirs tendono a salire per compensare la perdita di potere d'acquisto.

Come si compone l’Euribor: il parametro dei mutui a tasso variabile

Euribor sta per Euro Interbank Offered Rate ed è il parametro di riferimento per determinare il tasso dei mutui variabili. Rappresenta una media dei tassi d’interesse per i depositi offerti dalle principali banche europee. È l’indice che misura il costo del denaro in Europa e varia sulla base di diverse scadenze: a uno, tre, sei, nove e dodici mesi. Quello maggiormente utilizzato è quello a sei mesi.

L’Euribor è utilizzato per il calcolo del tasso di interesse dei mutui variabili. Al suo valore è aggiunto lo spread (differenza tra il tasso di riferimento stabilito dalla Banca Centrale o dal mercato interbancario e il tasso di interesse effettivo del mutuo proposto dall'istituto di credito, il margine di guadagno della banca). Il mix di Euribor e spread dà come risultato il TAN del mutuo, cioè il costo base del finanziamento.

Mutuo casa: trova il migliore
Autore
cristina bartelli

Giornalista professionista dal 2004 e vicecaporedattore per ItaliaOggi, scrive del Fisco in ogni sua forma. Ha fatto incursioni su Classcnbc e Tgcom per raccontare le novità di manovra di bilancio, sanatorie fiscali e storie di elusione.

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