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Acquistare una casa passiva: i vantaggi e quali risparmi si possono ottenere nel tempo

Le spese per la casa, per l’acqua, per l’elettricità e altri combustibili assorbono mediamente il 35% delle uscite mensili totali di una famiglia.

E’ quanto stimato dall’Istat nel rapporto 2020, riferito al 2019, sui consumi delle famiglie italiane.

In poche parole, se in un mese si spendono complessivamente 2000 euro, circa 700 se ne vanno per le bollette e per l’affitto.

La soluzione per abbassare il peso di alcune voci sul bilancio familiare c’è e si chiama ‘casa passiva’. Cioè: uno standard abitativo, nato in Germania alla fine degli anni 80, che si è consolidato soprattutto nei Paesi del Nord e Centro Europa, ma ancora abbastanza raro in Italia, sebbene in crescita.

La scarsa diffusione in Italia si deve anche alla diversità di clima tra il nostro Paese e quelli nordici. Se al nord infatti il problema più grosso è rappresentato dalle temperature rigide, da noi bisogna fare i conti anche con il caldo e l’afa estiva. Di conseguenza, gli accorgimenti vanno tarati e studiati in modo diverso già in fase di progettazione.

Si dice che una casa è passiva quando è quasi del tutto autosufficiente in fatto di consumi energetici. Si stima che una casa passiva riesca ad abbattere il 90% del fabbisogno energetico rispetto a un’abitazione tradizionale e il 75% rispetto a una casa ad alta efficienza energetica.

Come si raggiungono questi risultati? Utilizzando sistemi costruttivi e tecnologici innovativi e sostenibili, al posto di quelli tradizionali, sulla base di una progettazione che tiene conto delle opportunità offerte dall’ambiente circostante, ma anche dal calore prodotto dal corpo umano, dagli elettrodomestici e da qualsiasi altra fonte di calore si trovi nella casa. Ma non solo.

La struttura di una casa passiva, che sia in muratura oppure in legno, deve essere compatta perché conserva meglio il calore, mentre per la sua realizzazione servono materiali e sistemi, capaci di creare il massimo comfort all’interno dell’abitazione, riducendo al minimo i consumi energetici.

Le principali caratteristiche di una casa passiva

  • un’esposizione che assicuri il massimo assorbimento del calore derivante dai raggi del sole in inverno e l’ombreggiamento della casa in estate;
  • un elevato isolamento termico ottenuto con materiali di alta qualità e di spessore maggiore rispetto a quelli usati tradizionalmente, da installare su tutte le pareti esterne dell’edificio, anziché che all’interno, oltre a un tetto perfettamente coibentato;
  • una ventilazione controllata da sistemi ad alta efficienza che gestiscono la circolazione dell’aria in modo che, prima di entrare in circolo nell’abitazione, possa assorbire fino all’80/90% del calore dell’aria in uscita, rendendo al tempo stesso la temperatura omogenea in tutti gli ambienti della casa;
  • gli infissi che devono essere termici e di grandi dimensioni al fine di accrescere la quantità di calore assorbita dal sole e di fare entrare più luce in casa.

In definitiva, la casa passiva non utilizza i sistemi convenzionali per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo, ma al massimo si fa aiutare da impianti alternativi come, ad esempio, le pompe di calore o i pannelli solari che sfruttano fonti di energia naturali e rinnovabili.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori e anche le case passive hanno qualche difetto. Difetti che riguardano soprattutto il portafoglio perché il costo di una casa passiva è più elevato rispetto a quello di un’abitazione tradizionale.

Si calcola che per costruire una casa passiva la spesa si aggiri mediamente sui 2mila euro al mq. Cioè: dal 10 al 20% in più rispetto a una abitazione tradizionale. Perciò, se quest’ultima costa, ad esempio, 100mila euro, a parità di metratura, per una casa passiva bisognerà prevedere una spesa tra i 110 e i 120mila euro.

A far aumentare il prezzo sono soprattutto i costi legati all’installazione degli impianti fotovoltaici e dei pannelli solari, alla realizzazione del cappotto termico del tetto e delle pareti, agli infissi solitamente a triplo vetro e ai materiali di alta qualità che, inevitabilmente, sono più cari.

Il maggior esborso iniziale viene però ammortizzato negli anni grazie al risparmio che si ottiene sulle utenze energetiche che vengono, appunto, quasi azzerate.

Basti pensare che per riscaldare una casa passiva, si stima, servano mediamente 1,5 litri di combustibile per mq a fronte dei 10/12 necessari a una casa tradizionale.

In pratica, se per riscaldare una casa tradizionale di 100 mq si spendono in un anno circa 1.100 euro, la stessa spesa è pari a poco meno di 200 se la casa è passiva.

I parametri e la certificazione

Un litro e mezzo di combustibile equivale infatti a 15 Kwh, ovvero l’indice di fabbisogno energetico per il riscaldamento di una casa passiva, indicato dal Passive House Institute (PHI) Italia nell’elenco delle prestazioni necessarie a che un edificio ottenga la certificazione.

Oltre all’indice di fabbisogno energetico, gli altri parametri che, sempre secondo il PHI, una casa passiva deve rispettare sono:

  • indice del fabbisogno energetico per raffrescamento sensibile ≤ 15,4 kWh/m²a
  • temperatura superficiale interna minima involucro fuoriterra ≥ 17,0°C
  • temperatura superficiale interna minima del pavimento ≥ 18,5°C
  • temperatura superficiale interna massima ≤ 29,0°C
  • frequenza di ore surriscaldate ≤ 10%
  • tenuta aria ≤ 0,64 h-1; edificio bilanciato (DV ≤ 10%)
  • rendimento effettivo impianto di ventilazione ≥ 75%
  • con consumo elettrico ventole ≤ 0,45 Wh/m³"

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pubblicato da il 9 ottobre 2020

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Giornalista professionista, collabora da diversi anni con il Sole 24 Ore (Casa24Plus, Mondo Immobiliare). In passato ha lavorato, tra gli altri, per Tempo Economico e Tgcom

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