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Superbonus 110 e cessione del credito: attenzione ai rischi

13 set 2022 | 2 min di lettura | Pubblicato da Raffaele Dambra

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Il Superbonus 110%, l’agevolazione fiscale introdotta per incentivare la realizzazione di interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico degli edifici, è stato un successo, visto che a fine Luglio 2022 il totale degli investimenti ammessi a detrazione ammontava a quasi 40 miliardi di euro.

Adesso però è emerso un problema che riguarda la possibilità di cedere il credito alle banche.

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Superbonus 110 e cessione del credito: come funziona

Come ricorderete, ogni committente tra le sue possibilità ha quella di scegliere se cedere il credito a un qualunque soggetto (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti) diverso dai fornitori e dagli istituti bancari, dopodiché questo soggetto può decidere se utilizzarlo o cederlo a un soggetto vigilato, come banche, assicurazioni e società finanziarie, che a sua volta può effettuare una sola cessione a un altro soggetto vigilato.

Ebbene, se chi riceve la terza cessione è una banca, ha facoltà di cedere il credito a un privato, categoria che dopo le modifiche dell’ultimo decreto Aiuti-bis include anche i clienti aziendali delle banche e le partite Iva. La cessione può avvenire a prescindere dalla data in cui sia maturato il credito.

ABI chiede più prudenza alle banche

Il problema nasce proprio qui. Nonostante l’allargamento della platea dei possibili beneficiari del credito, l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), a seguito di un’esplicita raccomandazione dell’Agenzia delle Entrate, sta chiedendo alle banche la massima prudenza nelle nuove istruttorie.

Di contro a Luglio risultano censiti lavori edili conclusi in ragione di 28,2 miliardi di euro, con una spesa dello Stato stimata in 31 miliardi complessivi. Tuttavia le opere che sono state ammesse valgono in totale 39,8 miliardi di euro, spesa che per lo Stato sale fino a 43,7 miliardi.

Superbonus 110 e cessione del credito: i rischi da considerare

Significa che lavori per diversi miliardi di euro sono stati già autorizzati ma devono ancora concludersi.

E nel frattempo le banche sono diventate molto più rigide nella cessione dei crediti.

Una situazione potenzialmente problematica, come ha fatto notare l’ANCE Sicilia (Associazione nazionale costruttori edili), perché chi ha iniziato i lavori e si ritrova col cantiere bloccato per l’impossibilità di cedere il credito rischia non solo di lasciare l’opera incompiuta, ma anche di dover restituire le somme ricevute con l’aggravio di sanzioni.

Il rischio riguarda in particolare chi ha già ricevuto parte del credito per lo stato dell’avanzamento dei lavori fino al 60%.

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