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Affitti brevi e imposta di soggiorno: ecco quello che cambia

2 ago 2022 | 2 min di lettura | Pubblicato da Marco Brando

mutui news affitti brevi e imposta di soggiorno ecco quello che cambia

Chi affitta la propria casa per più di 120 giorni dovrà cambiare la destinazione d'uso da residenziale a turistico-ricettivo e modificare la categoria dell'immobile. Lo scopo: individuare (e distinguere anche a livello di tassazione) chi arrotonda affittando una stanza e chi invece ha avviato un business vero e proprio.

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Il ruolo dei Comuni

Queste novità, che riguardano gli affitti brevi (quelli che si concludono su siti come Airbnb o Booking, per esempio) e l'imposta di soggiorno, sono contenute nei decreti Semplificazioni e Aiuti.

Era necessaria una legge nazionale perché i Comuni non possono limitare autonomamente gli affitti brevi.

Soltanto per Venezia è prevista una deroga per quel che riguarda il limite dei 120 giorni. Se l'aspettavano anche Bologna e Firenze, ma sono state escluse.

Deroga per Venezia

Il Comune di Venezia potrà varare un suo regolamento, con vincoli stabiliti in diversi mesi dell’anno e validi anche solo per determinate zone della città lagunare.

Si dovranno rispettare i principi di proporzionalità, di trasparenza, di non discriminazione e di rotazione, tenendo conto della funzione di integrazione del reddito esercitata dalle locazioni brevi.

L'imposta di soggiorno

Nel resto d'Italia cosa dovrà fare chi affitta la propria casa per più di 120 giorni l'anno?

Dovrà cambiare la destinazione d’uso, passando da residenziale a turistico-ricettivo, e modificare la categoria dell'immobile.

Inoltre, dato che il DL Semplificazioni interviene sull’imposta di soggiorno, slitterà la scadenza per la comunicazione dei dati dal 30 Giugno al 30 Settembre 2022.

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