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Fuga delle città verso le campagna? Post Covid, il sogno è in calo

23 apr 2024 | 3 min di lettura | Pubblicato da Marco Brando

famiglia che guarda la propria casa in campagna

Durante la pandemia di Covid-19, sembrava che tantissime persone volessero abbandonare le città per vivere in spazi più aperti e verdi.

Ad oggi, però, non è più così. A svelarlo è un report di Immobiliare.it, che ha indagato sulle preferenze degli italiani per quanto riguarda il luogo in cui vivere. Quali sono i motivi alla base di questa inversione di tendenza?

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Fuga verso il verde

Il tema della "fuga dalle città" a suo tempo aveva suscitato molti dibattiti. Tuttavia, a distanza di oltre 4 anni dall’avvio dell’emergenza sanitaria in Italia (23 febbraio 2020) e a due anni dalla sua fine (31 marzo 2022) la voglia di lasciare i grandi centri urbani è calata, per tornare ai livelli pre-Covid.

Il sogno di una vita

Il sogno di una vita in campagna si è dunque allontanato e l'interesse per le case nei piccoli centri italiani, che nel 2022 aveva registrato un aumento degli acquisti, è ora in discesa.

Rispetto al picco del terzo trimestre 2020, quando il 10,3% delle ricerche immobiliari riguardava Comuni con meno di 5.000 abitanti, oggi la quota è scesa all'8,2%, sotto il 9,1% che si registrava prima della pandemia. L’inversione di tendenza riguarda 77 province e tre quarti del territorio italiano.

La classifica

Su Immobiliare.it si legge che "nella provincia di Isernia, il calo è stato del 20,3%, passando dal 70,9% al 50,6% dei contatti. Altri esempi includono:

  • Alessandria (dal 44% al 28,7%)
  • Biella (dal 51,3% al 36,5%)
  • Asti (dal 41,1% al 26,5%)
  • l’Aquila (dal 49,8% al 37,2%)
  • Novara (dal 33% al 21,5%)
  • Trento (dal 46,5% al 35,8%)

Le eccezioni

Però alcune province hanno registrato un aumento dei contatti nei piccoli comuni, come:

  • Rovigo (dal 19,1% al 25,7%)
  • Nuoro (dal 31,5% al 36,5%)
  • Avellino (dal 33% al 37,3%)
  • Cremona (dal 27,1% al 30,2%)
  • Padova (dal 3,6% al 6,6%)

I grandi centri

Mentre Roma, Venezia e Firenze (inclusa nelle grandi città con una buona qualità della vita) hanno mantenuto "un peso dei contatti invariato dall'estate del 2020, rispettivamente all'0,7% e all'0,8%. 

In provincia di Milano, i contatti nei Comuni con meno di 5.000 abitanti rappresentano l'1,2% del totale, in lieve aumento rispetto all'1,1% ipotizzato nell'estate del 2020, mentre a Napoli si è passati dall'0,6% di allora all'0,5% attuale".

I motivi

I motivi del calo? Diverse ragioni potrebbero spiegare questo cambiamento, come il ritorno al lavoro in presenza (nonostante ci siano ancora dipendenti che lavorano da casa a tempo pieno), la fine delle restrizioni, il superamento dell'emergenza sanitaria potrebbero aver ridimensionato il desiderio di spazi aperti e di fuga dalla città. 

Resta l'interesse per i piccoli centri, ma concentrato in alcune aree specifiche. Belluno, Vercelli e Bolzano sono le province più attrattive.

Il telelavoro ibrido

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile dell’Ufficio Studi di idealista, "una volta superate le sfide della pandemia, molte famiglie hanno orientato di nuovo la loro attenzione verso l'ambiente urbano, sacrificando spazio extra in cambio di migliori servizi. Il modello di telelavoro ibrido, che impedisce una transizione permanente lontano dagli uffici, è stato un fattore determinante per il ritorno di molte famiglie nelle città, dopo aver temporaneamente considerato la fuga".

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