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Case green: cosa prevede la direttiva approvata dal Parlamento Europeo

Pubblicato il 15-03-2024 | Aggiornato il 24-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
marco brando
Marco Brando
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Case green al via

Il Parlamento europeo ha approvato, in seduta plenaria, la direttiva che fissa regole nuove per le prestazioni energetiche nell'edilizia. Cambiamenti in vista anche per le case di vecchia costruzione, però con molta gradualità, in base ai tempi e ai modi che saranno stabiliti dai singoli Stati dell’Unione europea.

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Quanto inquina il settore edilizio

Lo scopo della direttiva è quello di ridurre gradualmente le emissioni di gas serra e i consumi energetici nel settore edilizio entro il 2030 e di arrivare entro il 2050 alla sua neutralità climatica (stato di equilibrio tra le emissioni di anidride carbonica di origine umana e la sua rimozione equivalente dall'atmosfera in un determinato lasso di tempo). Il motivo: secondo una valutazione della Commissione europea, nell’UE gli edifici causano il 40% dei consumi di energia e il 36% delle emissioni di gas a effetto serra (provocano il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici).

370 voti a favore

Il Parlamento europeo ha dato l'ok alla direttiva sulle case green con 370 voti a favore, 199 contrari e 46 astenuti. Il voto è stato successivo all'accordo raggiunto nel negoziato tra rappresentanti dei parlamentari, europeo, Consiglio dell’UE e Commissione europea (il cosiddetto "trilogo"). La sua adozione definitiva avverrà dopo l’approvazione formale anche da parte del Consiglio Ue.

Cosa prevede la direttiva

In base alla direttiva:

  • Tutti gli edifici residenziali privati di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero dal 2030 in poi
  • I nuovi edifici occupati da autorità ed enti pubblici o di loro proprietà dovranno essere tali a partire dal 2028

Per gli edifici privati che non sono di nuova costruzione, i Paesi membri dovranno garantire una riduzione dell'energia primaria media inferiore di almeno il 16% (rispetto ai dati del 2020) entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035. Nessuna delle misure sarà applicata agli edifici agricoli e agli edifici storici. Inoltre, ogni Stato potrà stabilire se escludere altri edifici con un particolare valore architettonico o storico, temporanei e luoghi di culto.

I compiti degli Stati

I Paesi dell’UE dovranno:

  • disporre la ristrutturazione del 16% degli edifici non residenziali con le prestazioni peggiori entro il 2030 e del 26% entro il 2033
  • introdurre requisiti minimi nazionali di prestazione energetica validi per l’intero settore dell’edilizia
  • prevedere entro il 2030, se sarà tecnicamente ed economicamente fattibile, l'installazione di impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali vecchi e nuovi e in tutti i nuovi edifici residenziali
  • predisporre misure vincolanti per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento e raffreddamento, eliminando gradualmente entro il 2040 i combustibili fossili (di fatto soprattutto il gas) usati in questi sistemi
  • bloccare, a partire dal 2025, gli incentivi alle caldaie autonome a combustibili fossili (quelle a gas)
  • prevedere incentivi economici per i sistemi di riscaldamento basati in modo significativo sulle energie rinnovabili (come le pompe di calore e gli impianti che combinano la caldaia col solare termico)

Le preoccupazioni

Il timore, durante le trattative a livello europeo, era stato quello che la direttiva, qualora fosse stata imposta in modo troppo rigido e affrettato, avrebbe determinato costi enormi. Costi particolarmente gravosi (nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro per una casa media) per i proprietari di abitazioni di vecchia costruzione, quelle che, soprattutto in Italia, sono la grande maggioranza. L’accordo raggiunto lascia ai singoli Stati la responsabilità di scegliere tempi e modi, purché si possa raggiungere l’obiettivo.

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