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Entro il 2030 nell'UE il 15% degli edifici in classe G dovrà consumare meno energia

21 dic 2021 | 3 min di lettura | Pubblicato da Marco Brando

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Le case in classe energetica G, quella più inefficiente dal punto di vista ambientale e col maggiore consumo di energia, si potranno ancora vendere o affittare senza svalutazione del loro valore.

È quello che in realtà stabilisce - nonostante gli allarmismi - la direttiva europea in tema di "efficientamento energetico" degli edifici. Approfondiamo l'argomento qui su Facile.it, leader nel confronto offerte mutui prima casa.

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Una notizia sbagliata

In un primo momento si era diffusa la notizia - sbagliata - secondo la quale si volesse vietare dal 2030 la commercializzazione degli appartamenti "fuori norma". La direttiva semmai fissa l'obbligo di ammodernare dalla classe G alla F almeno il 15% del patrimonio edilizio con le prestazioni peggiori di ciascuno Stato dell'UE tra 2027 e 2030.

Il chiarimento dell'Unione

Il vicepresidente della Commissione europea, l'olandese Frans Timmermans, ha chiarito: "Bruxelles non vi dirà che non potete vendere la vostra casa se non è ristrutturata e nessun burocrate di Bruxelles confischerà la vostra casa se non è ristrutturata. Il patrimonio culturale è protetto e le case estive possono essere esentate. La nostra proposta non contiene alcun divieto di vendita o affitto per gli edifici che saranno qualificati nella classe G".

Il 15% delle case in classe G

In base alla direttiva europea sulla classe energetica (Epbd), "il 15 per cento del patrimonio edilizio con le prestazioni peggiori di ciascuno Stato Ue dovrà essere ammodernato dalla classificazione energetica G alla classe F entro il 2027 per gli edifici non residenziali ed entro il 2030 per gli edifici residenziali". Inoltre, "entro il 2025, tutti i certificati dovranno essere basati su una scala armonizzata da A a G" e "i piani nazionali di ristrutturazione degli edifici saranno pienamente integrati in quelli per l'energia e il clima".

Diminuire la CO2

Qual è lo scopo finale di questa iniziativa? "Decarbonizzare" gli edifici dell'UE entro il 2050. Per decarbonizzazione si intende la riduzione del rapporto carbonio-idrogeno nelle fonti energetiche. In altre parole, si punta a ridurre la quantità di anidride carbonica (C02) nell'atmosfera: è un gas dannoso quando eccede un certo limite, perché provoca il surriscaldamento del pianeta e i cambiamenti climatici.

Le fonti rinnovabili

Come si legge su ESG360.it, "per arrivare a questo risultato si può scegliere di utilizzare fonti fossili con un minore contenuto di carbonio, ad esempio privilegiando il gas naturale in luogo del carbone, oppure – come si è orientata a fare l’Europa – sostituire le fonti di produzione fossili con quelle rinnovabili; quindi l’eolico, il fotovoltaico, le biomasse, che hanno la capacità di decarbonizzare in maniera molto più intensa il sistema energetico globale".

Il riscaldamento delle case

Di certo, anche l'efficienza energetica delle abitazioni è fondamentale: gli impianti termici per il riscaldamento degli edifici hanno un'incidenza sul totale delle emissioni di CO2 in ambito urbano fino a 6 volte superiore rispetto a quella del traffico veicolare. È emerso da uno studio del Politecnico di Milano sull’impatto sulla qualità dell'aria urbana da parte delle fonti di inquinamento.

Consumi decuplicati

Inoltre gli edifici producono oltre un terzo delle emissioni di CO2 nell'UE e il 40 per cento del consumo energetico nei 27 Paesi membri. Infine una casa in classe energetica G consuma in media circa 10 volte più energia di una a zero emissioni.

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