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Tassi BCE, verso la riunione del 29 ottobre: cosa dice il verbale di settembre e cosa può cambiare per i mutui

Pubblicato il 11-10-2026 | Aggiornato il 11-10-2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da
Carmela di Matteo
Carmela Di Matteo
banca centrale europea

La Banca Centrale Europea si avvicina alla riunione del 29 ottobre con un quadro più complesso rispetto a settembre. Il verbale della seduta del 9 e 10 settembre, pubblicato l’8 ottobre, non indica un percorso già deciso per i tassi. Nel frattempo, però, l’inflazione dell’area euro è salita al 3,8% a settembre secondo la stima preliminare di Eurostat.

Per famiglie e mutuatari la domanda è una sola: la BCE si fermerà o tornerà ad alzare il costo del denaro? Ecco cosa emerge dai documenti ufficiali, quali dati peseranno sulla prossima decisione e cosa significa per chi ha un mutuo o sta per richiederne uno.

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  • Dal 16 settembre il tasso BCE sui depositi è al 2,50%, dopo il secondo rialzo del 2026. La prossima decisione è attesa giovedì 29 ottobre.
  • Il verbale della riunione conferma un approccio “riunione per riunione”: gli analisti intervistati dalla BCE si aspettavano uno stop al 2,50%, mentre i mercati scontavano ulteriori rialzi entro la fine del 2027.
  • Per un mutuo variabile standard, secondo le simulazioni di Facile.it, la rata è passata da 578 euro di gennaio a circa 631 euro dopo l’ultimo rialzo.
In sintesi

Sommario

Cosa ha deciso la BCE a settembre

Il 10 settembre, il Consiglio direttivo ha alzato all’unanimità di 25 punti base i tre tassi di riferimento. È il secondo intervento del 2026, dopo quello di giugno e la pausa di luglio. La motivazione indicata dalla BCE è il conflitto in Medio Oriente, che continua a spingere i prezzi dell’energia e, secondo l’istituto, manterrà l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo del 2% per un periodo prolungato.

Tasso di riferimento BCELivello dal 16 settembre 2026
Depositi2,50%
Operazioni di rifinanziamento principali2,65%
Rifinanziamento marginale2,90%

Cosa emerge dal verbale: nessun percorso prestabilito

Il resoconto della riunione restituisce l’immagine di una BCE prudente. Il Consiglio direttivo ha ribadito che le decisioni saranno prese sulla base dei dati disponibili a ogni appuntamento, senza impegni su un determinato sentiero dei tassi.

Alcuni passaggi aiutano a capire il ragionamento dei membri. È stato sottolineato che la risposta di politica monetaria deve restare proporzionata e che un tasso sui depositi al 2,50% rientra ancora nell’intervallo dei tassi “neutrali” stimato dallo staff, cioè il livello che non stimola né frena l’economia. Il verbale registra anche una differenza tra le attese. I mercati finanziari, al momento della riunione, scontavano altri due o tre rialzi entro la fine del 2027. Le indagini condotte tra gli analisti indicavano invece uno stop al 2,50% dopo l’intervento di settembre.

Sul fronte della crescita, i membri hanno osservato che un ulteriore aumento dei tassi di mercato a lungo termine, come i rendimenti dei titoli di Stato, potrebbe pesare sull’economia. Alcuni hanno inoltre notato che le condizioni finanziarie stanno già frenando parte della domanda: l’attività sui mutui si è indebolita e una parte delle richieste di credito delle famiglie arriva da chi cerca risorse per far fronte al maggiore costo della vita.

Infine, il Consiglio ha richiamato i governi a mantenere finanze pubbliche solide, con misure contro il caro energia temporanee e mirate, e ha ribadito la necessità di riforme strutturali per sostenere la crescita.

L’inflazione di settembre complica il quadro

Dopo la riunione sono arrivati dati che rendono più difficile una pausa scontata. Secondo la stima preliminare di Eurostat, a settembre l’inflazione dell’area euro è salita al 3,8%, dal 3,2% di agosto. La spinta principale arriva ancora dall’energia, cresciuta del 18,8% su base annua. L’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari, si è attestata al 2,5%.

In Italia il dato preliminare dell’Istat, calcolato sull’indice nazionale NIC, indica un’inflazione al 4,2% a settembre, dal 3,3% di agosto. Anche in questo caso il fattore principale sono i beni energetici, saliti del 22,3%, mentre l’inflazione di fondo si ferma all’1,7%.

Le proiezioni di settembre degli esperti BCE descrivono un’inflazione destinata a restare elevata nel breve periodo e a rientrare in modo graduale.

AnnoInflazione previstaCrescita prevista
20263,0%0,9%
20272,5%1,4%
20282,1%1,5%

Secondo la BCE, i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo e quelli per la crescita al ribasso. Il verbale cita però anche uno scenario più favorevole: un’eventuale soluzione del conflitto in Medio Oriente, considerata possibile nel corso dell’autunno, potrebbe far scendere i prezzi dell’energia più rapidamente del previsto.

Cosa significa per chi ha un mutuo

Le decisioni della BCE non incidono allo stesso modo su tutti i finanziamenti. L’effetto cambia a seconda del tipo di tasso scelto.

Mutui a tasso variabile

I mutui variabili sono legati all’Euribor, che tende a muoversi in anticipo rispetto alle decisioni della BCE, seguendo le aspettative del mercato. Secondo l’analisi di Facile.it, su un mutuo variabile standard da 126.000 euro in 25 anni, sottoscritto a gennaio 2026 con un TAN iniziale del 2,70%, la rata è passata da 578 euro di inizio anno a circa 631 euro dopo il rialzo di settembre: 53 euro in più al mese. Con questi valori, sempre secondo Facile.it, nel 2027 un mutuatario con un finanziamento variabile standard spenderebbe oltre 600 euro in più di interessi nell’arco dell’anno. In caso di nuovi rialzi, la rata potrebbe superare i 650 euro mensili.

Mutui a tasso fisso

Per chi ha già un mutuo a tasso fisso la rata non cambia: resta quella stabilita alla firma del contratto. Per chi deve ancora sottoscriverlo, invece, il contesto conta. I tassi fissi seguono l’andamento degli IRS, che stanno salendo insieme ai rendimenti dei titoli di Stato americani ed europei, come evidenziato dagli esperti di Facile.it.

Le scelte degli italiani

Secondo l’Osservatorio Facile.it – Mutui.it, nei primi nove mesi del 2026 il tasso fisso è stato scelto nel 95% delle richieste. La quota del variabile è però salita, sostenuta dalle condizioni favorevoli di inizio anno. L’importo medio richiesto è stato di 131.745,06€, con una durata media di 23 anni. Secondo l’analisi di Facile.it, le offerte a tasso variabile oggi partono ancora da condizioni iniziali più contenute, ma la distanza rispetto al fisso si è ridotta. Per chi sta valutando un nuovo mutuo, il confronto tra le due formule è quindi diventato più stretto e merita attenzione.

Gli appuntamenti da seguire

La prossima decisione sui tassi è in calendario giovedì 29 ottobre, seguita dalla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde. Prima di allora, il 16 ottobre, Eurostat pubblicherà i dati definitivi sull’inflazione di settembre. L’ultima riunione dell’anno è fissata per il 17 dicembre, quando saranno diffuse anche le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff BCE.

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