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Mutui, la BCE lascia i tassi invariati: rate variabili già a +21 euro, altri +31 entro dicembre

Pubblicato il 23-07-2026 | Aggiornato il 23-07-2026 | 4 min di lettura | Pubblicato da
Carmela di Matteo
Carmela Di Matteo
palazzi bce

La Banca Centrale Europea ha confermato i tassi di interesse nella riunione di luglio, scegliendo la linea della pausa dopo la crisi nello Stretto di Hormuz che ha alimentato incertezza nelle scorse settimane. La decisione avviene a seguito dell'aumento di 25 punti base predisposto nell'ultima riunione di luglio.

Secondo gli esperti di Facile.it, la volontà di non aumentare ulteriormente i tassi non fermerà la corsa dell'Euribor, l'indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, che continua a muoversi sulla base delle aspettative di politica monetaria per i prossimi mesi.

Il risultato è che chi ha acceso un mutuo a tasso variabile ha già visto la propria rata crescere in modo significativo dall'inizio dell'anno e la tendenza non sembra destinata a fermarsi: secondo le proiezioni sui futures Euribor, entro dicembre 2026 l'aumento complessivo rispetto a gennaio potrebbe toccare i 52 euro al mese.

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  • La Banca Centrale Europea conferma i tassi di interesse invariati, ma l'Euribor continua comunque a salire sulla scia delle aspettative future.
  • Chi ha un mutuo variabile ha già visto crescere la rata di 21 euro dall'inizio dell'anno: entro dicembre l'aumento potrebbe arrivare a 52 euro.
  • Il tasso fisso resta la scelta di 9 italiani su 10, ma il divario con il variabile si sta assottigliando.
In sintesi

Sommario

La BCE lascia i tassi invariati nella riunione di oggi 23 luglio

Nel motivare la scelta di oggi, il consiglio direttivo ha spiegato che "l_e prospettive per i prezzi dell'energia, benché altamente variabili, si collocano al momento su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno dagli esperti dell'Eurosistema e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente_", aggiungendo che "l'incertezza resta elevata e l'impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno". Per questo motivo il consiglio direttivo continua a monitorare con attenzione "l'intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto".

Con la scelta odierna, la BCE ritiene di "restare in una posizione favorevole per affrontare l'incertezza causata dal conflitto". Le prossime mosse continueranno a essere valutate riunione dopo riunione. Nello specifico, le scelte sui tassi terranno conto "della valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell'inflazione di fondo e dell'intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi".

Confermati quindi tutti e tre i tassi di riferimento: quello sui depositi presso la banca centrale resta al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,65%.

Perché l'Euribor sale anche senza mosse della BCE

Anche in un contesto di tassi BCE invariati, l'Euribor prosegue la sua corsa verso l'alto. Secondo i futures aggiornati al 20 luglio 2026, l'indice dovrebbe raggiungere il 2,79% entro fine anno, con un incremento di circa 75 punti base rispetto al 2,03% di gennaio 2026.

Gli esperti di Facile.it sottolineano che l'acuirsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz ha aumentato l'incertezza in vista della riunione di luglio e che l'indice tenderà a muoversi ancora sulla base delle aspettative future, con conseguenze dirette sulle rate dei mutui variabili già in corso.

Quanto sta crescendo la rata di un mutuo variabile

Prendendo come riferimento un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni, la rata è passata dai 578 euro di gennaio 2026, con un TAN del 2,70%, ai 599 euro di luglio, con un TAN del 3,03%: un aumento di 21 euro in sei mesi.

La stima per agosto 2026 indica un ulteriore salto a 610 euro, con un TAN al 3,19%, per un incremento complessivo di 32 euro rispetto a gennaio. Se le previsioni sui futures Euribor dovessero confermarsi, a dicembre 2026 la rata potrebbe attestarsi intorno ai 630 euro, con un TAN al 3,49% e un aumento complessivo di 52 euro rispetto all'inizio dell'anno.

L'impatto reale varia da mutuatario a mutuatario in base all'importo residuo del finanziamento e al numero di rate ancora da versare: chi si trova più vicino alla fine del piano di ammortamento subirà un effetto minore.

Fisso ancora favorito, ma il variabile guadagna terreno

Nel primo semestre del 2026, il tasso fisso resta la scelta preferita dagli italiani, selezionato nel 92% dei casi. Cresce però, seppur lentamente, la quota di chi opta per un tasso variabile o misto, arrivata all'8% delle richieste, complice il fatto che l'offerta variabile è diventata via via meno competitiva rispetto al passato.

Guardando alle migliori proposte disponibili sul mercato a fine luglio, su un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni con copertura del 70% del valore dell'immobile, il tasso variabile resta comunque la soluzione più conveniente, con TAN a partire dal 2,62% e rata iniziale di 572 euro.

Il divario con il fisso però si sta riducendo, complice il calo dell'IRS delle ultime settimane: i migliori tassi fissi partono oggi da un TAN del 3,10%, con una rata di 604 euro, appena 32 euro in più rispetto al variabile.

Cresce l'importo medio richiesto, si abbassa l'età dei mutuatari

Dai dati dell'Osservatorio Facile.it–Mutui.it, realizzato su un campione di oltre 700.000 richieste di mutui raccolte tra gennaio e giugno 2025 e 2026, emerge che l'importo medio richiesto è cresciuto dell'1,4% rispetto a un anno fa, arrivando a 139.306 euro, da restituire in 25 anni e a copertura del 73% del valore dell'immobile, pari in media a circa 207mila euro.

Scende invece l'età media dei richiedenti, che per la prima volta si attesta sotto la soglia dei 40 anni, arrivando a 39 anni (era 40 e mezzo nel 2025). Se si guarda alle sole richieste per l'acquisto della prima casa, l'età media scende ulteriormente, sotto i 37 anni, contro i 39 anni registrati nel primo semestre 2025.

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