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Inflazione giù oltre le attese: più vicino il taglio dei tassi?

11 dic 2023 | 3 min di lettura | Pubblicato da Redazione Facile.it

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In questo nuovo appuntamento, Paolo Cianni, consulente esperto di mutui in Facile.it, fa il punto sul calo dell'inflazione e sui motivi per i quali i mercati vedono sempre più vicino il taglio dei tassi.

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Taglio dei tassi vicino?

Cominciano a vedersi gli effetti sui mutui della politica restrittiva delle banche centrali. Il mese appena concluso sta evidenziando un consolidamento del trend disinflazionistico, con entrambe le misurazioni dell'inflazione, complessiva e core, in diminuzione nell’aera Euro rispettivamente al 2,4% e al 3,6% (dal 2,9% e il 4,2% ad ottobre).

Il mercato in questi giorni sta quotando la possibilità che l’inflazione nell’area euro raggiunga il target prima del previsto, andando ad anticipare l’ipotesi di un taglio dei tassi, da fine del 2024 alla fine del Q2 del prossimo anno. 

Lo confermano i futures sull’Euribor 3m: in quest’ultima settimana le quotazioni sulle durate a partire da giugno 2024 hanno subìto un’impennata (con correlazione inversa sui tassi).

In questo scenario appare abbastanza verosimile l’ipotesi che la BCE, il 14 dicembre (data della prossima riunione), possa lasciare i tassi invariati.

La situazione attuale

Rispetto ad approcci più predittivi del passato, dove si seguiva una guidance, oggi le banche centrali si ritrovano a reagire più che a pianificare sulla base di vari indicatori economici (come inflazione, disoccupazione, prospettive PIL) e delle mutevoli condizioni di mercato, rendendo più difficili previsioni e analisi programmatiche.

Sul fronte obbligazioni, e quindi sui tassi fissi, novembre è stato un mese di forte calo per i rendimenti sulla curva euro che prezzano una crescente fiducia per un cambio di orientamento di politica monetaria dopo gli ultimi dati sull'inflazione (ne abbiamo parlato nell'approfondimento del mese scorso). 

Nel corso dell’ultimo mese i prezzi dei bond, a partire dai Treasury Usa (e a seguire i bond governativi europei), hanno ripreso a correre come non si vedeva dal 2008, con l’effetto di comprimere i rendimenti.

Di questo calo ne beneficiano gli IRS, su tutte le durate, in calo di circa 40bp in soli 30 giorni. Ad oggi la differenza tra IRS 30y ed Euribor 3m è ai massimi storici, con un delta di 120 basis point.

In questo contesto troviamo dei tassi fissi estremamente competitivi per il periodo, rendendo la scelta tra fisso e variabile quasi ovvia sui fissi, con le banche che propongono diverse promo tra i listini a tasso fisso.

Panoramica dei tassi

Gli IRS nell’ultimo mese tornano ai livelli del Q2, con un decremento di circa 40 basis point su tutte le durate. Possiamo notare come rispetto a gennaio il differenziale tra il 10y ed il 30y sia passato da 70bp a soli 20bp, segno che la curva dei rendimenti si stia normalizzando.

IRS 10A 15A 20A 25A 30A
02-gen 3,10% 3,05% 2,83% 2,61% 2,42%
03-apr 2,92% 2,92% 2,78% 2,60% 2,45%
03-lug 3,06% 2,98% 2,85% 2,69% 2,55%
01-nov 3,31% 3,40% 3,34% 3,22% 3,11%
30-nov 2,967% 3,03% 2,96% 2,86% 2,76%

L’Euribor 3m subisce una battuta d’arresto, mantenendosi sui livelli dello scorso mese.

EURIBOR 3M
02-gen 2,16%
03-Apr 3,05%
03-lug 3,58%
02-ott 3,77%
1-nov 3,95%
30-nov 3,96%

Con l’attuale contesto i tassi fissi sono decisamente più interessanti rispetto ai variabili, con un delta di 1%-1,20% tra i due indici a favore degli Eurirs.

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