Filiali che chiudono, opportunità che si aprono: il nuovo volto del credito in Italia


Ogni anno chiudono centinaia di filiali bancarie in Italia. Una notizia che fa rumore, che alimenta dibattiti e preoccupazioni. Nel 2025 sono scomparsi altri 516 sportelli, portando il totale nazionale a 19.140 filiali attive. 3.457 comuni italiani (il 44% del totale) è oggi privo di qualsiasi presidio bancario fisico sul proprio territorio. Sono numeri che pesano, soprattutto per le aree interne e per le fasce di popolazione più anziane o meno a loro agio con gli strumenti digitali. Sarebbe sbagliato ignorarlo.
Eppure, raccontare solo questo sarebbe raccontare metà della storia. Perché negli stessi anni in cui le filiali chiudono, il mercato del credito, e in particolare quello dei mutui, ha subito una trasformazione profonda che, per molte famiglie, si è tradotta in qualcosa di inaspettato: più potere contrattuale, più possibilità di scelta e condizioni economiche migliori.
- La chiusura di molte filiali non significa meno accesso al credito: grazie ai servizi digitali oggi è possibile confrontare le offerte di numerose banche e trovare il mutuo più conveniente direttamente online.
- Confrontare le proposte degli istituti di credito può tradursi in un risparmio di decine di migliaia di euro nel corso del mutuo, rendendo ancora più importante valutare attentamente le diverse offerte.
- La trasformazione del settore bancario crea nuove opportunità per i clienti, ma rende fondamentale accompagnare la digitalizzazione con strumenti di inclusione e consulenza per chi ha meno dimestichezza con la tecnologia.
Sommario
Meno sportelli, ma non meno banche: cosa sta succedendo davvero
Partiamo con un chiarimento. Quando parliamo di desertificazione bancaria, non stiamo dicendo che le banche stanno scomparendo. Stiamo dicendo che stanno scomparendo le filiali fisiche, ovvero gli uffici con lo sportellista, la fila, gli orari ridotti e spesso un unico istituto che gestiva tutto il credito di una comunità.
Questo "monopolio geografico" della filiale sotto casa ha funzionato per decenni in modo molto semplice: se nel tuo comune c'era una sola banca, quella era la tua banca. Non avevi alternativa, e quindi non potevi né confrontare, né negoziare. Se dovevi accendere un mutuo, accettavi il tasso che ti proponevano.
Oggi quella logica è superata, perché la tecnologia ha reso possibile quello che prima era impensabile: confrontare in pochi minuti le offerte di decine di banche diverse, ottenere una simulazione personalizzata, avviare una pratica di mutuo da remoto. Il cittadino che vive in un piccolo comune montano ha oggi le stesse possibilità di accesso al credito, e la stessa capacità di scegliere l'offerta migliore, di chi abita nel centro di Milano.
Il boom dei mutui digitali: i numeri di un cambiamento strutturale
Tra il 2019 e il 2024, il credito erogato in Italia attraverso canali interamente digitali ha superato i 18,8 miliardi di euro, con una crescita media annua del 38%. I mutui digitali da soli hanno raggiunto 6,1 miliardi di euro nel 2024, con un ulteriore balzo del 51% nel primo semestre del 2025. Le proiezioni parlano di oltre 13 miliardi entro il 2029, pari a circa il 30% del totale dei mutui ipotecari erogati in Italia.
Parallelamente, tra il 2021 e il 2025, l'adozione dell'internet banking è cresciuta di 28 punti percentuali, quella del mobile banking di 27 punti. Le pratiche di mutuo aperte e completate interamente a distanza sono aumentate del 19%.
Cosa ha reso possibile tutto questo? Principalmente tre innovazioni che hanno trasformato il modo in cui le banche valutano e gestiscono le richieste di credito:
- il riconoscimento biometrico e le firme digitali permettono oggi di aprire una pratica, caricare i documenti reddituali e identificarsi senza mai mettere piede in una filiale. Basta uno smartphone;
- i modelli di valutazione basati sull'intelligenza artificiale consentono alle banche di analizzare profili di rischio complessi in tempo reale, accelerando i tempi di delibera e migliorando la precisione delle stime. Il risultato pratico: meno attese, meno incertezza;
- la riduzione del tasso di default è forse il dato più sorprendente. Grazie a questi sistemi più accurati, il tasso di insolvenza sui mutui è sceso dall'1,5% del 2020 all'1,2% del 2024. Banche più sicure possono permettersi di ridurre i margini e offrire tassi più bassi.
Quanto conviene davvero confrontare online
Facile.it elabora ogni mese simulazioni sui mutui disponibili sul mercato, e i numeri che emergono sono eloquenti. Su un profilo standard, quello di un impiegato di 35 anni, reddito mensile di 2.600 euro, prima casa da 200.000 euro con mutuo da 100.000 euro a tasso fisso in 30 anni, la forbice tra l'offerta migliore e quella meno conveniente vale circa 87 euro al mese. Su trent'anni, più di 31.000 euro. Per lo stesso importo, sulla stessa casa, con lo stesso profilo: l'unica variabile è la banca scelta.
Senza un comparatore, queste differenze restano invisibili. Chi si affida all'unico istituto rimasto nel proprio comune, o alla banca a cui si rivolge da vent'anni per abitudine, non sa quello che sta lasciando sul tavolo.
Un dettaglio che vale la pena ricordare: il confronto va fatto sempre sul TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) e non sul solo TAN. Il TAEG include tutte le spese obbligatorie (istruttoria, perizia, eventuali polizze richieste) ed è l'unico indicatore che fotografa il costo reale del finanziamento.
La domanda cresce, soprattutto tra i giovani
A confermare che il mercato si sta muovendo nella direzione giusta ci sono i dati sulla domanda. Nel 2025, le richieste di mutuo in Italia sono cresciute del 19,14% rispetto all'anno precedente. A trainare questa ripresa sono soprattutto Gen Z e Millennials, generazioni per definizione a proprio agio con gli strumenti digitali.
Geograficamente, la crescita è stata più forte nelle grandi città:
- Napoli (+31,7%);
- Torino (+27,9%);
- Roma (+26,6%);
- Milano (+21,1%).
Ma il segnale è positivo su tutto il territorio: il calo progressivo dei tassi e la maggiore facilità di accesso al credito digitale stanno riportando le famiglie a investire sulla casa di proprietà.
La filiale non muore: cambia funzione
Sarebbe però un errore ridurre tutto a una questione di tecnologia contro tradizione. Il modello verso cui il sistema bancario si sta muovendo non è la sparizione della filiale, ma la sua trasformazione. La burocrazia quotidiana (come apertura di conti, bonifici, estratti conto) si gestisce quasi interamente online.
Ma le decisioni finanziarie complesse richiedono ancora un confronto umano: circa il 70% della clientela bancaria dichiara infatti di preferire il contatto con un consulente in carne e ossa per le fasi più delicate di una trattativa creditizia. In Italia, poi, c'è un vincolo formale che non va dimenticato: a differenza degli Stati Uniti, dove l'intero processo di stipula di un mutuo può avvenire da remoto, il nostro ordinamento richiede ancora la presenza fisica delle parti davanti al notaio. La firma digitale ha cambiato molto, ma non tutto.
La filiale bancaria del futuro è quindi meno uno sportello e più un centro di consulenza: un luogo dove si va non per pagare una bolletta ma per pianificare l'acquisto di una casa, ristrutturare un debito o valutare un investimento. Un salto di qualità nel servizio, almeno sulla carta.
L'inclusione è la sfida che resta aperta
Tutto questo ha un rovescio della medaglia che non va sottovalutato. La digitalizzazione del credito produce vantaggi reali per chi è in grado di sfruttarla. Ma chi non padroneggia gli strumenti digitali (e in Italia questa quota di popolazione non è marginale, soprattutto tra gli over 65 e nelle aree rurali) rischia di restare indietro.
Su questo fronte, il sindacato First Cisl ha avanzato proposte concrete: programmi di educazione digitale finanziaria gratuiti offerti direttamente dagli istituti di credito, e istituzione di Osservatori regionali sul credito che monitorino l'accesso ai servizi e accompagnino i cittadini nella transizione, per fare in modo che la trasformazione digitale non diventi un nuovo meccanismo di esclusione per chi parte già da una posizione più fragile, ma un'opportunità per tutti.

Lucchese di stanza a Milano, giornalista professionista dal 2009, ha lavorato principalmente sul web, occupandosi di cronaca, esteri, politica ed economia.
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