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Ancora aumenti per i tassi dei mutui: meglio passare dal tasso variabile al fisso?

16 dic 2022 | 3 min di lettura | Pubblicato da Flavio Sartini

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La decisione della Banca Centrale Europea di aumentare i tassi di riferimento di altri 50 punti base, a partire dal 21 Dicembre 2022, mette ancora più pressione a chi ha deciso di stipulare un mutuo a tasso variabile.

Si preannunciano infatti rincari sulle rate, proprio in prospettiva di questi ulteriori rialzi anticipati dalla presidente Christine Lagarde per contrastare l’inflazione. Scopri di più su Facile.it, leader nel confronto di mutui online.

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Rialzo di altri 50 punti base

La decisione della BCE rischia di essere uno sgradito regalo di Natale per coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, o sono in procinto di farlo.

Sulla scia di quanto fatto dalle banche centrali americana, inglese e svizzera, infatti, anche quella europea ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 50 punti base e, visto l’obiettivo dell’inflazione al 2%, possiamo immaginare che ci saranno anche altri aumenti.

Non solo mutui

La misura decisa dalla presidente Christine Lagarde ha suscitato non poche polemiche, soprattutto da parte italiana, in quanto si preannuncia una recessione, visti gli effetti non solo sui mutui, ma anche sui prestiti ed i titoli di Stato.

Di quanto aumenteranno le rate?

Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, si stima che l’ulteriore aumento dei tassi di interesse costringerà coloro che hanno richiesto un finanziamento per la casa a pagare una rata maggiorata del 75% dal mese di Gennaio 2023.

Una corsa delle rate che non pare destinata ad arrestarsi nel breve periodo, visto che i tassi devono ancora assestarsi a quelli BCE e considerati gli ulteriori incrementi di 50 punti base preannunciati da Lagarde nei prossimi mesi.

Perché conviene passare dal tasso variabile al fisso

Con i nuovi aumenti per i tassi dei mutui, quindi,i motivi per passare dal tasso variabile al fisso sono sempre di più e riguardano anche chi ha deciso di tutelarsi sottoscrivendo un mutuo a tasso variabile con tetto massimo, il cosiddetto cap.

Già, perché i mutui a tasso fisso sono in controtendenza, con l’Eurirs (tasso di swap) in discesa per le prospettive di un futuro calo dell’inflazione, quindi anche il tasso variabile con cap potrebbe rivelarsi più alto. Un mutuo a tasso fisso di circa il 3% non appare più così sconveniente, considerate le differenze con il variabile e gli ulteriori rialzi preannunciati dalla BCE.

Surroga del mutuo

È importante tenere sempre in considerazione la possibilità della surroga del mutuo, ossia la facoltà di cambiare mutuo ricontrattando i tassi con la banca.

Ciò vale per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso variabile, tenendo però in considerazione il piano di ammortamento con il debito residuo e la quota capitale di ciascuna rata, ma anche per chi sceglie oggi un mutuo a tasso fisso ed in futuro vorrà risparmiare se i tassi d’interesse scenderanno.

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