Gas, importazioni diminuite nell'UE: l'importanza degli stoccaggi e la riapertura di Hormuz


Nei primi mesi del 2026 il mercato energetico europeo è stato influenzato da fattori economici e geopolitici. Da un lato è diminuito il valore delle importazioni di gas dell'Unione Europea, dall'altro sta andando avanti il monitoraggio degli stoccaggi in vista dell'inverno. Non dobbiamo, però, mai dimenticare le tensioni in Medio Oriente, che restano un elemento da osservare con attenzione.
La riapertura dello Stretto di Hormuz ha contribuito ad allentare le preoccupazioni sui mercati internazionali, ma gli operatori continuano a seguire con attenzione l'evoluzione della situazione. Per famiglie e imprese, confrontare periodicamente le offerte luce e gas e verificare se la propria tariffa è ancora conveniente può rappresentare un'opportunità per contenere la spesa energetica, così come seguire le notizie che arrivano dal Medioriente e quelle che riguardano l'Unione Europea.
- Il valore delle importazioni di gas dell'Unione Europea è diminuito nel primo trimestre del 2026, grazie a un contesto di prezzi più favorevole e a un riequilibrio del mercato.
- L'Italia affronta la stagione degli stoccaggi con riserve superiori alla media europea, rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti in vista dell'inverno.
- La riapertura dello Stretto di Hormuz ha ridotto le tensioni sui mercati energetici, anche se la situazione internazionale continua a essere un elemento determinante per l'andamento dei prezzi.
Sommario
Importazioni energetiche in diminuzione nell'Unione Europea
Nel primo trimestre del 2026 il valore complessivo delle importazioni energetiche dell'Unione Europea è diminuito rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Secondo i dati diffusi da Eurostat, il calo è stato determinato soprattutto dalla riduzione della spesa sostenuta per acquistare gas naturale.
Nel dettaglio, il GNL (gas naturale liquefatto) ha segnato:
- un calo dell'8% in valore;
- un aumento del 2,9% in volume.
Mentre il gas naturale allo stato gassoso è diminuito sia in valore (-12,7%) sia in volume (-4%).
La diminuzione del valore delle importazioni non significa necessariamente che siano arrivati meno volumi di gas. In diversi casi, infatti, il risultato è stato favorito anche da prezzi medi inferiori rispetto ai livelli registrati nei momenti di maggiore tensione del mercato energetico.
Anche il petrolio ha mostrato un andamento differente rispetto agli anni precedenti, confermando una fase di progressivo riequilibrio dei mercati dopo le forti oscillazioni che avevano caratterizzato il periodo successivo alla crisi energetica europea. In questo caso il valore dell'import è cresciuto leggermente dello 0,8%, ma i volumi hanno fatto registrare una lieve contrazione (-0,6%).
Gli USA guidano le importazioni di petrolio con il 17,8% e il mercato del GNL con il 57,4%. Seguono per il GNL:
- la Russia (17,3%);
- il Qatar (6,6%).
Per il petrolio, dopo gli Stati Uniti troviamo:
- la Norvegia (16,6%);
- il Kazakistan (9,6%).
Per il gas naturale gassoso, invece, la Norvegia è il principale fornitore con il 54,4%, seguita da Algeria (18,5%) e Russia (9,8%)
Riserve di gas: lo stato di salute degli stoccaggi italiani
Accanto all'andamento delle importazioni, uno degli elementi più osservati riguarda il livello degli stoccaggi di gas. Le riserve accumulate durante la stagione estiva sono fondamentali per garantire la disponibilità di combustibile durante i mesi più freddi, quando i consumi aumentano.
L'Italia si presenta in una posizione favorevole rispetto a molti altri Paesi europei. Gli impianti di stoccaggio hanno registrato livelli di riempimento superiori alla media dell'Unione Europea e il nostro Paese dispone del maggior volume assoluto di gas immagazzinato tra gli Stati membri: le scorte sono sopra il 65%, con 20 punti percentuali sopra la media europea e 25 sopra la Germania, primo Paese europeo per consumi di gas.
Questo risultato è stato favorito anche dalle aste organizzate per il conferimento della capacità di stoccaggio e dalle misure introdotte per incentivare gli operatori a riempire i depositi in anticipo rispetto all'inverno.
Disporre di riserve elevate permette di affrontare con maggiore tranquillità eventuali interruzioni delle forniture o nuove tensioni sui mercati internazionali. Gli stoccaggi, infatti, rappresentano uno strumento essenziale per garantire la continuità degli approvvigionamenti e limitare gli effetti della volatilità dei prezzi.
Per i consumatori, la presenza di scorte consistenti non significa automaticamente bollette più basse, ma contribuisce a rendere il sistema energetico più resiliente. In un mercato ancora soggetto a oscillazioni, può essere utile verificare periodicamente la propria tariffa attraverso un servizio di comparazione delle offerte o richiedere un'analisi gratuita della bolletta per valutare eventuali possibilità di risparmio.
Cosa succederà dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz
Le tensioni in Medio Oriente negli ultimi mesi hanno tenuto banco, anche a causa delle limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.
La situazione internazionale tesa e delicata ha provocato un aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche. Con la riapertura dello Stretto di Hormuz le preoccupazioni dei mercati si sono progressivamente ridotte. La ripresa della normale circolazione delle navi ha contribuito ad allentare le tensioni sui prezzi del gas, anche se gli operatori continuano a seguire con attenzione gli sviluppi geopolitici, consapevoli che eventuali nuovi episodi di instabilità potrebbero avere ripercussioni sulle quotazioni internazionali.
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