Le riserve di gas sono in calo? Perché potrebbe essere un rischio per il prossimo inverno
5 mar 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Patrizia Chimera

Le riserve europee di gas naturale stanno registrando un calo significativo proprio nelle settimane che precedono l’avvio della nuova stagione di riempimento degli stoccaggi. Il rallentamento degli accumuli e il consumo elevato dovuto alle ondate di freddo di inizio anno hanno acceso un campanello d’allarme in diversi Paesi dell’Unione. Il livello delle scorte, infatti, è sceso ai minimi degli ultimi anni, alimentando il dibattito sulle strategie per evitare crisi dei prezzi e rischi di approvvigionamento nella prossima stagione invernale.
La fase di ricostituzione delle scorte comincia proprio tra fine inverno e inizio primavera ed è decisiva per arrivare preparati ai mesi più freddi. Diventa fondamentale comprendere quali siano le condizioni attuali del mercato europeo, qual è la posizione dell’Italia e quali rischi potrebbero emergere nei prossimi mesi.
Sommario
La situazione delle riserve di gas in Europa
Il livello medio di riempimento degli stoccaggi europei si attesta oggi intorno al 32,5% della capacità complessiva, secondo i dati più recenti di Gas Infrastructure Europe. Un anno fa la stessa percentuale era al 39%, segno di un progressivo indebolimento della disponibilità di gas in riserva. La situazione più critica riguarda la Germania, dove gli stoccaggi sono ai minimi storici e non superano il 22% con circa 56 TWh disponibili, lontani dai 115 TWh registrati alla fine di febbraio dello scorso anno.
Secondo diversi esperti del settore, ascoltati da Reuters, esiste un “serio rischio” che l’Europa scenda sotto la soglia critica del 30% qualora il freddo dovesse proseguire fino a marzo inoltrato. Ricostituire i volumi necessari richiederà infatti un significativo ricorso alle importazioni, in un contesto geopolitico ancora molto complesso.
In questo quadro, la dipendenza crescente dalle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) provenienti da Stati Uniti e Norvegia pesca il 60% degli arrivi complessivi. Una dinamica che ha spinto il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen a sollecitare gli Stati membri a evitare di sostituire una dipendenza con un’altra, passando da Mosca a Washington.
Le riserve di gas in Italia preoccupano?
Nonostante l’allarme europeo, la situazione italiana appare più rassicurante. L’Italia mantiene un livello di stoccaggio attorno al 51%, superiore alla media UE e lontano dai punti di criticità che stanno interessando altri Paesi. Secondo Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, non ci sono segnali di emergenza nell’immediato, grazie anche alle previsioni meteo favorevoli.
Il confronto con la Germania evidenzia il divario: mentre Berlino si muove su livelli intorno al 22%, l’Italia conserva margini di sicurezza più ampi. Il dato italiano, pur inferiore al 60% registrato lo scorso anno, resta comunque all’interno di una fascia definita “tranquilla” dagli analisti.
Tabarelli ha sottolineato però un punto centrale: la sicurezza energetica non dipende solo dai livelli di scorta, ma dalla capacità di diversificare le fonti di approvvigionamento. Per l’Italia, questo significa puntare su un mix più equilibrato, incentivare le rinnovabili e rafforzare la produzione nazionale, oggi ferma a 3 miliardi di metri cubi contro i 60 miliardi importati ogni anno.
Rischi per il prossimo inverno
Il vero nodo riguarda la preparazione per il prossimo inverno. Per riportare le riserve europee ai livelli iniziali del 2025 serviranno circa 60 miliardi di metri cubi di gas da reperire sul mercato globale. Un obiettivo complicato, soprattutto in considerazione del piano dell’UE che prevede l’eliminazione completa delle importazioni dalla Russia entro il 2027, con una riduzione stimata di 33 miliardi di metri cubi nei prossimi anni.
A pesare sui rischi futuri ci sono anche fattori geopolitici: la guerra russo-ucraina continua a generare volatilità sulle quotazioni, mentre l’escalation tra Stati Uniti e Iran aumenta l’incertezza sulle forniture dal Medio Oriente. Viste queste premesse, Tabarelli ha ribadito che “per riscaldare le abitazioni e alimentare l’industria serve ancora il gas” e che la soluzione, nel breve periodo, è aumentare la produzione interna sfruttando le riserve presenti, ad esempio, in Basilicata e nel Mar Adriatico.
- Le riserve di gas in Europa sono in calo, con livelli medi al 32,5% e la Germania ai minimi storici, mentre l’Italia mantiene scorte più sicure attorno al 51%.
- La sicurezza energetica dipende non solo dalle scorte, ma dalla diversificazione delle fonti, incentivando rinnovabili e produzione nazionale.
- Per il prossimo inverno serviranno importazioni significative e la gestione dei rischi geopolitici resta cruciale.
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