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Approvata la clausola di salvaguardia nazionale per l'energia: cos'è e a cosa serve

Pubblicato il 15-10-2026 | Aggiornato il 15-10-2026 | 4 min di lettura | Pubblicato da
patrizia chimera
Patrizia Chimera
Persone lavorano ambito energia

L'aumento dei costi energetici continua a mettere sotto pressione famiglie, imprese e conti pubblici. Le tensioni internazionali e l'incertezza sui prezzi di luce, gas e carburanti hanno spinto il governo italiano a cercare di ottenere maggiori margini di spesa per sostenere gli investimenti nel settore energetico, rispettando le regole europee sui bilanci.

La Commissione europea ha dato il via libera alla clausola di salvaguardia nazionale richiesta dall'Italia, un meccanismo che potrebbe consentire di mobilitare risorse aggiuntive per affrontare le criticità del comparto. 

Restano da chiarire i passaggi necessari per l'approvazione definitiva, i limiti di utilizzo dei fondi e le perplessità espresse dalle istituzioni europee sulla gestione della finanza pubblica.

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  • Più margini per gli investimenti: la clausola consente di destinare risorse aggiuntive a progetti energetici e alla difesa, entro limiti e condizioni definiti a livello europeo.
  • Non è un taglio diretto delle bollette: i fondi per l'energia devono finanziare investimenti, non misure temporanee come la riduzione delle accise sui carburanti.
  • Restano i vincoli di bilancio: Valdis Dombrovskis ha richiamato la necessità di prudenza fiscale, mentre l'Italia deve ancora tenere conto della procedura per disavanzo eccessivo.
In sintesi

Sommario

Commissione europea approva la clausola di salvaguardia per l'energia

La Commissione europea ha approvato la richiesta italiana di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per l'energia e la difesa, presentata dal Governo. Per completare l'iter sarà necessario il via libera del Consiglio dell'Unione europea.

La misura si inserisce nel quadro delle regole europee che disciplinano i conti pubblici e permette, a determinate condizioni, di aumentare l'indebitamento senza che le spese ammissibili siano considerate ai fini dei normali limiti di bilancio. Il meccanismo, noto come escape clause, era stato introdotto nel 2025 per sostenere gli investimenti nella difesa, anche alla luce delle conseguenze dell'invasione russa dell'Ucraina.

Successivamente, la Commissione europea ha previsto la possibilità di destinare una parte di questa flessibilità anche agli investimenti energetici, in risposta alla crisi legata alla guerra in Medio Oriente.

Nei documenti di programmazione economica approvati dal governo italiano, il maggiore deficit previsto per il biennio 2027-2028 ammonta a circa 28 miliardi di euro. Le risorse sarebbero ripartite in modo uniforme tra i due anni, con 14 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, pari allo 0,6% del PIL in ciascun anno. Di questi importi, 7 miliardi sarebbero destinati alla difesa e 7 miliardi all'energia per ogni anno.

L'obiettivo del governo è sfruttare al massimo il margine disponibile per gli investimenti energetici, ricorrendo soltanto in parte alla flessibilità prevista per la difesa.

Cosa prevede la clausola di salvaguardia nazionale per l'energia e la difesa

La clausola di salvaguardia consente agli Stati membri di ottenere maggiore spazio di bilancio per finanziare specifici investimenti, superando temporaneamente alcuni vincoli ordinari del Patto di stabilità e crescita. In condizioni normali, le regole europee prevedono un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL. Per le spese ammissibili legate alla difesa, il meccanismo può consentire una flessibilità fino all'1,5% del PIL all'anno per quattro anni.

Una parte di questo margine può essere utilizzata anche per progetti energetici. La quota dedicata al settore è limitata allo 0,3% del PIL annuo e allo 0,6% complessivo nel periodo 2026-2028.

Il punto è centrale per capire quali interventi potranno beneficiare della misura. Il governo italiano avrebbe voluto ottenere maggiore libertà anche per finanziare provvedimenti temporanei contro il caro energia, come la riduzione delle accise sui carburanti o eventuali agevolazioni sulle bollette. La soluzione europea, invece, circoscrive l'utilizzo dei fondi a investimenti nel settore energetico, in particolare quelli che possono ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non ha indicato nel dettaglio quali misure saranno finanziate. Ha però chiarito che le risorse non potranno essere utilizzate per interventi temporane. La clausola, quindi, non equivale a un taglio immediato delle bollette. Può creare spazio per investimenti che, nel tempo, contribuiscano a rendere il sistema energetico meno esposto alle oscillazioni dei mercati internazionali, ma non garantisce una riduzione automatica dei prezzi per famiglie e imprese.

I dubbi sollevati dal commissario all'Economia

L'approvazione della clausola energetica non risolve tutte le questioni relative alla flessibilità dei bilanci nazionali. Il governo italiano ha chiesto alle istituzioni europee di valutare ulteriori margini di manovra per affrontare gli effetti dell'inflazione e del caro energia sui conti pubblici.

Secondo quanto riferito dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), la proposta presentata dal ministro Giancarlo Giorgetti ha raccolto diversi consensi, pur in presenza delle consuete riserve dei Paesi più rigorosi sul controllo della spesa pubblica.

Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha annunciato che le richieste di Italia e Grecia saranno esaminate più approfonditamente, precisando però che non è possibile introdurre continuamente nuove deroghe alle regole di bilancio. Dombrovskis ha motivato la cautela delle istituzioni europee con la necessità di preservare la credibilità degli impegni assunti dagli Stati sulla sostenibilità dei conti pubblici.

Resta anche da considerare la situazione dei conti italiani. L'Italia è ancora sottoposta alla procedura europea per disavanzo eccessivo, avviata nell'estate del 2024, e il deficit indicato nei dati riportati è pari al 3,1% del PIL, quindi superiore alla soglia ordinaria del 3%. Per questo motivo, l'attivazione della clausola e le eventuali ulteriori concessioni di flessibilità dovranno essere valutate tenendo conto dell'evoluzione dei conti pubblici e degli impegni di rientro.

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