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La BCE ferma i tassi al 2,50%, ma il rialzo resta possibile: cosa cambia per i mutui

Pubblicato il 31-10-2026 | Aggiornato il 31-10-2026 | 6 min di lettura | Pubblicato da
Carmela di Matteo
Carmela Di Matteo
mani proteggono simbolo famiglia

Dopo i due rialzi di giugno e settembre, la Banca Centrale Europea si ferma. Nella riunione di giovedì 29 ottobre il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse: il tasso sui depositi resta al 2,50%. Francoforte però non chiude a nuovi interventi, perché l’inflazione dell’Eurozona è salita al 3,8% e i prezzi dell’energia continuano a pesare sulle prospettive.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile e per chi sta per chiederne uno, la pausa non cambia molto nell’immediato. Conta di più il messaggio sulle prossime mosse. Vediamo cosa ha deciso la BCE, dove si trovano Euribor ed Eurirs e quali condizioni propongono le banche sul tasso fisso a fine ottobre.

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  • Giovedì 29 ottobre la BCE ha lasciato invariati i tre tassi di riferimento: depositi al 2,50%, rifinanziamento principale al 2,65% e rifinanziamento marginale al 2,90%.
  • Secondo Facile.it, la rata di un mutuo variabile standard è passata da 578 euro a gennaio a 614 euro a settembre. Dopo il rialzo di settembre, la stima è di circa 631 euro.
  • Per un mutuo prima casa da 50.000 euro in 20 anni, a fine ottobre le proposte a tasso fisso partono da un TAN del 2,80%. La prossima riunione BCE è in programma il 17 dicembre.
In sintesi

Sommario

La decisione della BCE di ottobre 2026

Il comunicato ufficiale conferma tutti e tre i tassi di riferimento ai livelli in vigore dal 16 settembre.

Tasso BCELivello
Depositi presso la banca centrale2,50%
Operazioni di rifinanziamento principali2,65%
Operazioni di rifinanziamento marginale2,90%

Il tasso sui depositi è quello attraverso cui la BCE orienta la politica monetaria. È anche il riferimento più seguito dai mercati, per l’effetto che ha sull’Euribor e quindi sui mutui variabili.

Con questa decisione si interrompe, almeno per ora, la stretta iniziata a giugno. Quello di giugno era stato il primo rialzo dal 2023, dopo il ciclo di tagli che dalla metà del 2024 aveva portato il tasso sui depositi al 2,00%.

Perché la BCE si è fermata, ma non esclude nuovi rialzi

Nel comunicato la BCE spiega che i prezzi dell’energia hanno continuato ad aumentare. Questo crea rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita. Secondo Eurostat, a settembre l’inflazione dell’area euro si è attestata al 3,8%, contro il 3,2% di agosto.

A sostegno della pausa, la BCE indica due elementi. Il primo è l’inflazione di fondo, cioè al netto delle componenti più volatili: finora è rimasta sostanzialmente stabile, e i salari non hanno reagito in modo significativo allo shock energetico. Il secondo riguarda le condizioni di finanziamento: dall’ultima riunione si sono inasprite, e secondo Francoforte questo inciderà su inflazione e crescita. È un passaggio importante, perché un credito più caro produce sull’economia un effetto in parte simile a quello di un aumento dei tassi ufficiali.

In conferenza stampa Christine Lagarde ha spiegato che il Consiglio ha discusso l’ipotesi di un rialzo. Alla fine ha prevalso, all’unanimità, la scelta di mantenere un approccio misurato, vista l’incertezza attuale. La presidente ha però precisato che la decisione di ottobre non preclude nuovi aumenti. La linea resta quella delle decisioni prese riunione per riunione, sulla base dei dati, senza un percorso già fissato.

Lagarde lascerà la guida della BCE a febbraio 2027

La riunione si è svolta in una giornata particolare per Francoforte. Nella stessa mattinata Christine Lagarde ha annunciato le dimissioni dalla presidenza della BCE, effettive dal 7 febbraio 2027. Il suo mandato, iniziato a novembre 2019, sarebbe scaduto a ottobre 2027.

Lagarde ha comunicato la decisione al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo, António Costa. Il successore sarà nominato dal Consiglio europeo. Per chi ha un mutuo, il cambio al vertice non modifica le decisioni già prese: i tassi restano quelli fissati dal Consiglio direttivo.

Cosa cambia per chi ha un mutuo a tasso variabile

Il tasso di un mutuo variabile è dato dall’Euribor più lo spread fissato dalla banca. L’Euribor tende ad anticipare le mosse della BCE perché incorpora le aspettative del mercato. Una pausa già ampiamente attesa, quindi, non dovrebbe produrre scossoni immediati sulle rate.

Alla vigilia della decisione, secondo le rilevazioni di Facile.it, l’Euribor era a questi livelli:

  • 1 mese: circa 2,45%
  • 3 mesi: circa 2,62%
  • 6 mesi: circa 2,96%
  • 12 mesi: circa 3,29%

Le scadenze più lunghe sono più alte di quelle brevi. È il segnale che il mercato considera ancora possibile un nuovo rialzo nei prossimi mesi.

Le rate hanno già risentito della risalita degli indici. Secondo l’analisi di Facile.it, un mutuo variabile standard da 126.000 euro in 25 anni aveva una rata di 578 euro a gennaio 2026, salita a 614 euro a settembre. Secondo le stime elaborate da Facile.it dopo il rialzo di settembre, la rata si porterà intorno ai 631 euro. Rispetto a inizio anno sono circa 53 euro al mese in più.

L’effetto concreto dipende dal contratto. Un mutuo indicizzato all’Euribor a 1 mese recepisce le variazioni più rapidamente. Uno legato all’Euribor a 6 mesi le recepisce con un ritardo maggiore.

Tasso fisso: Eurirs in lieve flessione, la scelta resta maggioritaria

Per i mutui a tasso fisso il parametro di riferimento è l’Eurirs, legato alle attese di lungo periodo. Le rilevazioni di Facile.it lo indicano in lieve flessione rispetto all’inizio di ottobre. Alla vigilia della decisione BCE i valori erano questi:

  • Eurirs a 10 anni: 3,49%
  • Eurirs a 20 anni: 3,50%
  • Eurirs a 30 anni: 3,33%

Diverso è il dato sul costo medio dei mutui effettivamente erogati. Secondo Banca d’Italia, ad agosto il TAEG medio sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione è salito al 3,99%, dal 3,81% di luglio. È una media che riflette condizioni molto diverse tra banche e profili di clientela, e non coincide con i tassi delle singole offerte.

Le preferenze degli italiani restano chiare. Secondo l’Osservatorio Facile.it – Mutui.it, nei primi nove mesi del 2026 il tasso fisso è stato scelto nel 95% delle richieste. Nello stesso periodo, il 51,2% delle domande ha riguardato finanziamenti con durata superiore ai 25 anni.

Le prossime tappe: dicembre è la riunione da seguire

La prossima riunione di politica monetaria è in programma il 17 dicembre, l’ultima dell’anno. In quell’occasione la BCE presenterà anche le nuove proiezioni macroeconomiche.

Le stime di settembre indicano un’inflazione media del 3,0% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. Le proiezioni di dicembre diranno se lo shock energetico sta producendo effetti più duraturi su prezzi e salari. Prima di allora arriverà la stima flash di Eurostat sull’inflazione di ottobre, attesa nei primi giorni di novembre.

Per chi deve scegliere tra fisso e variabile, la fase attuale chiede attenzione.

  • Il tasso fisso garantisce una rata invariata ed è utile per pianificare con precisione il bilancio familiare.
  • Il variabile permette di beneficiare di eventuali future riduzioni dell’Euribor, a fronte di una rata che può cambiare nel tempo.

In entrambi i casi, oltre al TAN conviene confrontare TAEG, spese di istruttoria e perizia ed eventuali agevolazioni, come la garanzia Consap o le formule green. Una simulazione su Facile.it, indicando importo, durata, valore dell’immobile e finalità, aiuta a mettere a confronto le diverse proposte. Chi ha già un mutuo in corso può usare lo stesso strumento per valutare una surroga.

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