UE, combustibili fossili al 60%: il peso di petrolio e gas

Il tema dell'energia resta centrale nel dibattito europeo, soprattutto in un momento storico in cui la sicurezza degli approvvigionamenti e il contenimento dei costi sono diventati prioritari, a causa della guerra in Iran e della crisi energetica. Nell'UE la dipendenza da combustibili fossili è ancora molto alta. Nonostante gli sforzi per aumentare la produzione da fonti rinnovabili, il sistema energetico dell'Unione Europea continua a dipendere in larga parte da fonti inquinanti.
I dati più recenti mostrano una situazione ancora sbilanciata, con petrolio e gas che mantengono un ruolo dominante nel mix energetico (la combinazione delle diverse fonti di energia utilizzate per soddisfare il fabbisogno dei Paesi membri dell'Unione Europea). Allo stesso tempo, cresce l'attenzione verso strategie che possano ridurre questa dipendenza e accelerare la transizione verso fonti più sostenibili.
- Il mix energetico dell'Unione Europea è ancora dominato dai combustibili fossili, che rappresentano circa il 60% dei consumi.
- Le fonti rinnovabili sono in crescita ma si fermano intorno al 20%, evidenziando un percorso di transizione ancora in corso.
- Tra gli obiettivi futuri c'è la riduzione del consumo di gas e un rafforzamento delle rinnovabili, attraverso una serie di interventi e misure su cui si sta lavorando.
Sommario
Combustibili fossili al 60%, rinnovabili al 20%
Il mix energetico dell'Unione Europea resta fortemente legato alle fonti fossili. A svelarlo è il report della Commissione Europea pubblicato ad aprile 2026, che ha preso come riferimento i dati relativi al 2024.
Petrolio e gas continuano a rappresentare una quota significativa dei consumi complessivi, arrivando a sfiorare il 60% del totale. Nel dettaglio:
- il petrolio e i suoi derivati mantengono il peso maggiore (38%);
- seguiti dal gas naturale (21%), che resta una risorsa strategica per molti Paesi membri.
Nonostante gli obiettivi di decarbonizzazione, queste fonti continuano a essere fondamentali per garantire la continuità energetica.
Le fonti rinnovabili, pur in crescita, si fermano intorno al 20% del mix complessivo. Questo dato evidenzia come il percorso verso una maggiore sostenibilità sia ancora in corso e richieda investimenti e politiche mirate per accelerare la transizione.
Accanto a queste fonti, restano presenti anche altre componenti come il nucleare e i combustibili solidi (come carbone, legna e biomasse), che contribuiscono a completare il quadro energetico europeo con un peso rispettivamente del 12% e del 10%.
Per Bruxelles è fondamentale puntare di più sulle rinnovabili: non sono solo "un'alternativa meno costosa e più sostenibile", ma anche la soluzione utile a rafforzare "la nostra sicurezza rendendoci meno dipendenti da importazioni di fonti più costose". Se la produzione di rinnovabili e nucleare è alta (ammonta rispettivamente al 48% e al 28%), il maggiore problema è rappresentato dalle importazioni energetiche, dominate dai combustibili fossili.
Le proposte di Bruxelles per calmierare i prezzi
Di fronte alla nuova fase di tensione sui mercati energetici, la Commissione europea ha aperto alla possibilità di interventi mirati per contenere i costi dell'energia. In particolare, Bruxelles ha fatto sapere di essere "pronta a valutare", caso per caso, sussidi temporanei al gas destinati alla produzione di elettricità.
L'obiettivo di queste misure sarebbe quello di ridurre il costo complessivo dell'energia elettrica, intervenendo direttamente sul prezzo del combustibile utilizzato nelle centrali a gas. Le eventuali sovvenzioni rientrerebbero in un quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, introdotto per affrontare le conseguenze della crisi energetica legata anche alle tensioni internazionali.
Bruxelles ha inoltre avviato confronti con alcuni governi, tra cui quello italiano, per esaminare interventi già adottati e verificarne la compatibilità con le regole europee, con l'obiettivo di contenere i prezzi finali dell'energia per famiglie e imprese.
Dagli USA la richiesta di potenziare il mercato del Gas
Dagli Stati Uniti, invece, è arrivato un invito all'Europa a rafforzare il proprio sistema energetico, puntando in particolare sul gas naturale. Il segretario americano all'Energia, Chris Wright, ha sottolineato la necessità di sviluppare ulteriormente le infrastrutture legate al gas, definito una fonte di energia "economica e pulita".
Secondo questa visione, un potenziamento del mercato del gas passerebbe soprattutto da nuovi investimenti in infrastrutture, come terminali di gas naturale liquefatto (GNL) e reti di distribuzione. L'inviato di Trump a Dubrovnik ha indicato come esempio efficiente il terminale GNL sull'isola croata di Krk, considerato un modello di collaborazione energetica a livello internazionale.
Gli Stati Uniti, inoltre, hanno evidenziato il proprio ruolo come principali esportatori di gas naturale, aprendo alla possibilità di rafforzare la cooperazione con l'Europa per garantire forniture più stabili. L'obiettivo è quello di sostenere la sicurezza energetica del continente, anche attraverso una maggiore integrazione dei mercati e delle infrastrutture.
Come dimezzare la dipendenza da gas e aumentare le rinnovabili
Per ridurre il peso del gas e rafforzare il ruolo delle rinnovabili, basterebbe in 4 anni aumentare il ricorso di rinnovabili da 7 GW a 14 l'anno, risparmiando così 11 miliardi di m3 di gas, una quota pari alla quantità che l'Italia importa dal Qatar: uscire dalla dipendenza del gas è possibile, come svelato da Edo Ronchi durante la 18esima Assemblea della Fondazione Sviluppo Sostenibile.
Ci vorrebbe un decreto con misure urgenti per fare in modo che le rinnovabili siano la scelta primaria. Sono sette le proposte individuate dalla Fondazione:
- calendario prestabilito di aste per i prossimi 4 anni;
- prestito agevolato per gli impianti sotto 1 MW per le famiglie a basso reddito;
- rafforzamento delle detrazioni fiscali (dall'attuale 50% al 65%) e del Conto Termico per gli altri impianti;
- intervento di riordino della normativa di settore, per applicare meglio la direttiva RED III;
- tariffe zonali più convenienti e incentivi alle regioni più impegnate nello sviluppo di nuovi impianti;
- verifica delle capacità disponibili delle reti, delle connessioni e dei sistemi di accumulo;
- supporto allo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e dei contratti a lungo termine tra produttori e acquirenti utilizzatori di rinnovabili.
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