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Riscaldamento autonomo o centralizzato: funzionamento e costi

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Le 3 cose da sapere:
  1. 1

    Autonomo: posizionato interamente nell’immobile

  2. 2

    Centralizzato: caldaia comune a più abitazioni e tubazioni per ogni immobile

  3. 3

    Confronta e scegli la tariffa gas più conveniente per risparmiare

Il riscaldamento domestico può essere autonomo o centralizzato, una scelta da prendere in base ad alcuni fattori, che in entrambi i casi presenta dei vantaggi e degli svantaggi. Il riscaldamento centralizzato è stato recentemente al centro di numerosi cambiamenti, tra cui l’introduzione delle valvole termostatiche e dei contabilizzatori, per consentire una gestione personalizzata dei consumi e della temperatura. Tuttavia soltanto il riscaldamento autonomo consente una personalizzazione completa del sistema di riscaldamento domestico.

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Sommario

Come funziona il riscaldamento autonomo?

Gli impianti di riscaldamento autonomo sono dei sistemi regolati dalle normative di legge, in particolare dai decreti 412/93 e 551/99. Si tratta di impianti che non dipendono da altre unità abitative, perciò l’installazione, la manutenzione e la gestione sono a carico del proprietario dell’immobile. Questi sistemi consentono un’autonomia completa del riscaldamento domestico, infatti possono essere impostati in base alle proprie esigenze personali. Tuttavia la legge prevede alcuni vincoli tecnici e operativi.

Ad esempio la temperatura interna dell’abitazione non deve superare i 20°C, con uno scarto di tolleranza di 2°C, l’impianto deve essere a norma e certificato, è necessario provvedere alla manutenzione periodica affidandosi a una ditta specializzata, inoltre qualora il rendimento fosse al di fuori dei parametri di legge bisogna sostituire l’impianto a proprio spese. Il riscaldamento autonomo è costituito da una caldaia, la quale può essere murale a camera stagna, caldaia a condensazione oppure murale a camera aperta, oppure in base al combustibile a gas metano, GPL, legna, pellet o gasolio.

La caldaia riscalda l’acqua attraverso la combustione, grazie a un sistema di bruciatori, in cui gas di scarto sono espulsi all’esterno dalla canna fumaria, mentre l’acqua calda viene immessa all’interno dei termosifoni per il riscaldamento della casa.

Gli impianti di riscaldamento autonomo prevedono la possibilità di regolare accensione, spegnimento e temperature desiderata, in più è possibile impostare ogni singolo radiatore (termosifone), per ottenere una temperatura differente in ogni ambiente.

Ovviamente esistono anche altri tipi di riscaldamento autonomo, come il riscaldamento a soffitto, riscaldamento a pavimento ed il riscaldamento elettrico. In questo caso al posto dei termosifoni sono presenti dei radiatori a serpentina, installati direttamente all’interno del rivestimento del soffitto o del pavimento, che garantiscono una propagazione omogenea del calore nelle stanze. Il riscaldamento elettrico, invece, o impianto termoautonomo, non prevede l’utilizzo di gas o legna, ma aumenta la temperatura dell’abitazione tramite l’utilizzo dell’energia elettrica, generata spesso da impianti green da fonti rinnovabili, come i sistemi fotovoltaici dotati di pannelli solari. Tale soluzione permette di usufruire degli incentivi fiscali, con una detrazione Irpef fino al 50%, tuttavia il riscaldamento elettrico richiede ingenti investimenti, l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della casa e lavori edili per il passaggio delle tubazioni e dei fili elettrici.

Come funziona il riscaldamento centralizzato?

Il funzionamento del riscaldamento centralizzato è piuttosto simile rispetto a quello autonomo, ma a differenza di quest’ultimo la caldaia è unica per tutto l’edificio, posizionata solitamente nel seminterrato all’interno di aree comuni del condominio. Se fino a qualche anno fa la gestione era automatizzata, quindi il tecnico effettuava delle impostazioni in linea con le direttive dell’assemblea condominiale, oggi è possibile godere comunque di una discreta autonomia.

Dal 2016 tutti gli impianti di riscaldamento centralizzato devono essere equipaggiati con valvole di contabilizzazione del calore, componenti che permettono sia di suddividere precisamente le spese energetiche, sia di regolare i radiatori in casa in base alle proprie esigenze.

Tuttavia accensione e spegnimento della caldaia sono standardizzati, perciò è possibile intervenire sui termosifoni soltanto durante il funzionamento dell’impianto. La norma di riferimento per i sistemi centralizzati di riscaldamento è la UNI 10200, entrata in vigore a partire dal 30 giugno 2017, dove sono contenute informazioni dettagliate in merito alla contabilizzazione, alla termoregolazione dell’impianto, alle nuove tabelle millesimali per la ripartizione delle spese condominiali delle utenze condivise e dei consumi energetici. Allo stesso tempo è possibile distaccarsi dall’impianto centralizzato, ma bisognerà continuare a pagare i consumi cosiddetti involontari.

Impianti centralizzati a condensazione: cosa sono

Come per gli impianti autonomi, anche per quelli centralizzati dei condomini è possibile disporre di caldaie a condensazione che funzionano recuperando il calore latente che viene generato dai fumi di scarico della combustione.

Gli impianti centralizzati a condensazione sono soluzioni convenienti da installare nei condomini per diversi motivi: permettono di ottenere un rendimento maggiore a parità di emissioni. In un condominio composto da 30/40 appartamenti può ad esempio portare ad un risparmio compreso tra il 20 e il 30 % sui costi di gas e riscaldamento.

Quali sono i costi del riscaldamento autonomo?

Il costo del riscaldamento autonomo dipende ovviamente dal alcuni fattori, tra cui il la tariffa gas sottoscritta, il tipo di contratto, il fornitore di gas, le dimensioni dell’abitazione, la sua esposizione, il numero di persone del nucleo familiare, l’efficienza del sistema, la zona geografica e l’isolamento termico dell’immobile.

In media il costo del riscaldamento può andare da 30 a 50€ al mese, comunque come detto la variabilità di tale spesa è estremamente elevata. Per risparmiare sul riscaldamento è possibile però mantenere una temperatura non eccessiva, di norma fino a un massimo di 20°C come previsto dalla legislazione vigente, mantenere le finestre chiuse, eseguire una manutenzione periodica e minuziosa dell’impianto, installare centraline automatiche per la gestione del sistema, accendendo e spegnendo l’impianto in maniera efficiente ed ecologica.

Inoltre si possono eseguire degli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica dell’immobile. Ad esempio è possibile aumentare l’isolamento termico dell’abitazione, comprare infissi in grado di evitare le dispersioni di calore, utilizzare lampadine a LED ad alto risparmio energetico e sostituire la caldaia con un apparecchio più efficiente di ultima generazione. Per molti di questi interventi sono previsti incentivi e agevolazioni fiscali, che consentono di usufruire di una detrazione fiscale fino al 50%, specialmente quando si adotta un impianto termoautonomo ad alto rendimento energetico.

Quali sono i costi del riscaldamento centralizzato?

Dopo aver visto come funziona il riscaldamento centralizzato è opportuno analizzarne i costi, in quanto dopo le ultime normative di legge sono state introdotte diverse novità in materia. Ad esempio l’installazione obbligatoria delle valvole termostatiche, come previsto dalla UNI 10200, permette oggi ad ogni condomino di pagare in base ai propri consumi, ricevendo una bolletta del gas adeguata al reale consumo energetico.

In questo modo i costi degli impianti centralizzati sono stati vincolati alla presenza di un sistema di contabilizzazione del calore, come specificato dal Decreto Legislativo 102/2014, muniti di apparecchi per la lettura dei consumi denominati ripartitori. Ugualmente sono state introdotte le nuove tabelle millesimali, un sistema efficiente affinché gli impianti di riscaldamento centralizzato abbiano costi in linea con l’unità abitativa, dividendo le spese fra costi volontari e involontari.

Nei costi involontari, che devono pagare tutti i condomini indipendentemente, rientrano le spese per la manutenzione straordinaria, la gestione dell’impianto e le dispersioni termiche della rete. Tra i costi volontari ci sono invece i consumi effettivi e la manutenzione ordinaria.

Il pagamento del riscaldamento centralizzato avviene tramite le tabelle millesimali, in base alle quali ogni appartamento deve corrispondere una quota mensile.

Dopo l’ultimo aggiornamento sono stati svantaggiati nella ripartizione le abitazioni che disperdono maggiormente il calore, quindi gli appartamenti ai piani più bassi e gli attici. In media, per una famiglia di 4 persone che consuma una quantità annuale di gas pari a 1.400 metri cubi, il costo del riscaldamento centralizzato si aggira intorno ai 40€ al mese, ma bisogna considerare anche le spese di manutenzione, gestione e gli interventi straordinari.

Meglio un impianto di riscaldamento autonomo o centralizzato?

Avendo visto come funziona un impianto di riscaldamento autonomo, diviene facile capire perché in molti casi tale soluzione sia preferibile. Un sistema indipendente di riscaldamento permette di gestire da soli il calore nell’abitazione, accendere il sistema soltanto quando necessario, mantenere un comfort ambientale più elevato ed evitare gli sprechi.

In più con un sistema autonomo si può scegliere il tipo di combustibile, il modello della caldaia, dei radiatori ed eseguire interventi di miglioramento dell’efficienza energetica dell’immobile, senza dover consultare l’assemblea condominiale. Allo stesso tempo a volte conviene rimanere allacciati all’impianto di riscaldamento condominiale, ad esempio se i costi involontari sono particolarmente elevati, oppure se il consumo energetico della propri famiglia è molto alto.

Per la scelta tra riscaldamento autonomo o centralizzato bisogna considerare alcuni aspetti, valutando accuratamente i pro e contro di ogni soluzione, prima di prendere una decisione finale.

Una famiglia di 5-6 persone, residente in un appartamento di medie dimensioni al 3-4° piano di uno stabile condominiale, sicuramente troverà più conveniente il riscaldamento centralizzato, mentre una giovane coppia che abita all’attico in una casa di grandi dimensioni, che passa molto tempo fuori casa, beneficerà di un sistema autonomo per il riscaldamento.

È possibile staccarsi dal riscaldamento condominiale?

La legge prevede la possibilità di staccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento, optando per l’installazione di un sistema autonomo, qualora tale operazione venga effettuata rispettando le norme condominiali.

La canna fumaria non deve disturbare i vicini, l’impianto non deve compromettere la facciata dell’edificio ed è necessario garantire la sicurezza di inquilini e stabile. I condòmini che si fossero distaccati dall’impianto di riscaldamento centralizzato, come accennato precedentemente, devono comunque continuare a pagare i costi involontari.

Si tratta di quote fisse legate alla manutenzione e gestione del sistema, poiché anche dopo lo scollegamento si rimane a tutti gli effetti comproprietari dell’impianto. In media le spese possono andare dal 20 al 30% dell’utenza, quindi è necessario versare una cifra considerevole per partecipare al mantenimento dell’impianto. Per questo motivo bisogna sempre considerare tale aspetto, prima di staccarsi dal sistema centralizzato di riscaldamento, per evitare di aumentare i costi della spesa energetica passando a un sistema autonomo.

Come regolare le valvole termostatiche per risparmiare?

Le termovalvole consentono di regolare i radiatori in base alle proprie esigenze, un sistema efficiente per ridurre il consumo energetico del riscaldamento. Queste componenti permettono di gestire autonomamente l’afflusso di acqua calda nei termosifoni, impostando la temperatura desiderata. In questo modo è possibile mantenere alcuni ambienti più caldi, lasciandone altri dove non c’è nessuno più freschi, per evitare gli sprechi e ottimizzare il riscaldamento domestico.

Le valvole termostatiche presentano una serie di valori, che possono andare da 1 a 5, contrassegnati a volte con delle immagini per facilitare la regolazione della temperatura (ad esempio un fiocco di neve vicino al valore 1 e un sole vicino al 5). Quasi sempre impostando un valore medio, quindi il 3 in una scala da 1 a 5, è possibile ottenere una temperatura di circa 20°C, mentre ad ogni variazione unitaria si può incrementare o ridurre di 3-4°C.

La maggior parte delle valvole termostatiche sono manuali, perciò basta girarle e scegliere la temperatura del radiatore, tuttavia alcuni modelli di ultima generazione sono digitali, dotati di collegamento Wi-Fi. Tale soluzione consente di gestire telematicamente la temperatura dell’abitazione, controllando tutte le valvole tramite pc o app per i dispositivi mobili, un sistema di domotica che permette una gestione a distanza del riscaldamento.

Conviene tenere il riscaldamento sempre acceso?

Esistono almeno tre buoni motivi per non tenere spenta la caldaia quando usciamo di casa, per studio o lavoro, e nelle ore più calde della giornata. Basta un impianto dotato di cronotermostato e/o di termovalvole, meglio se abbinati a una caldaia ad alta efficienza e ad infissi con un buon isolamento termico, per mantenere costante la temperatura all’interno dell’abitazione e usufruire dei seguenti benefici.

  • Minori consumi di gas dovuti al lavoro di mantenimento della caldaia che interviene solo per brevi periodi di tempo, sufficienti a riportare la temperatura alla soglia impostata dall’utente o dall’algoritmo in caso di utilizzo dei cronotermostati intelligenti;
  • Prevenzione dei malfunzionamenti della caldaia dovuti all’usura dei componenti, più soggetti a rotture nel lungo periodo quando stressati dal passaggio dalle basse alle alte temperature;
  • Maggiore comfort abitativo dovuto alla temperatura costante, senza i classici picchi che si registrano alla riaccensione dell’impianto nel momento in cui si rientra a casa, e alla riduzione della polvere che si sprigiona nell’aria dai termosifoni quando si passa da pochi gradi al clima ottimale.

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