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Riscaldamento autonomo o centralizzato: guida alla scelta

Riscaldamento autonomo o centralizzato: guida alla scelta
Le 3 cose da sapere:
  • Autonomo: posizionato interamente nell’immobile
  • Centralizzato: caldaia comune a più abitazioni e tubazioni per ogni immobile
  • Confronta e scegli la tariffa gas più conveniente per risparmiare

Il riscaldamento domestico è un aspetto fondamentale per il benessere di ogni famiglia, ma anche una delle voci di spesa più importanti, soprattutto nelle aree più fredde del Paese. Per chi vive in condominio, l’alternativa tra riscaldamento centralizzato e autonomo è quindi una questione importante, per chi ha la possibilità di scegliere.


Riscaldamento autonomo: cos’è

Un’abitazione è dotata di riscaldamento autonomo quando l’impianto che serve a mantenere caldi gli ambienti durante la stagione fredda è posizionato interamente nell’immobile. Si può far ricorso a caminetti, stufe a legna o a pellet, ma la soluzione adottata nella grandissima maggioranza dei casi è quella di una caldaia alimentata a metano e collegata a un sistema di tubazioni e caloriferi.

Mediamente, una famiglia dotata di riscaldamento autonomo consuma circa 1.000-1.100 metri cubi di gas all’anno (pari a un migliaio di euro), anche se molto dipende dalla superfice della casa, dal tipo di infissi e dall’area del Paese dove vive. E naturalmente dalle abitudini di consumo, ossia se si tratta di una famiglia dove c’è quasi sempre qualcuno a casa oppure se durante il giorno resta vuota.

Il principale vantaggio del riscaldamento autonomo è, appunto, l’autonomia, ossia la facoltà di accendere e spegnere l’impianto a piacimento. Sempre nei limiti di legge, che impongo di non scaldare le abitazioni oltre i 20 gradi (+2 gradi di tolleranza) e prescrivono l’inizio e la fine della stagione in cui è consentito riscaldare, variabile da regione a regione.


Riscaldamento centralizzato: cos’è

Un’abitazione è dotata di riscaldamento centralizzato quando l’impianto che serve a mantenere caldi gli ambienti durante la stagione fredda è costituito da una caldaia comune a più abitazioni e da un sistema di tubazioni che portano l’acqua calda fino ai caloriferi di ciascuna abitazione.

Le caldaie centralizzate sono solitamente alimentate a gasolio o a metano e servono a riscaldare uno o più condomini. Il principale vantaggio del riscaldamento centralizzato è la maggiore efficienza delle caldaie più grandi e dunque il costo più basso a parità di calore erogato.

Il principale svantaggio del riscaldamento centralizzato è il dover dipendere da una decisione comune relativa all’orario di funzionamento. Un problema che diventa particolarmente sentito da chi magari durante il giorno è poco a casa e dunque non ha l’esigenza di scaldarla, ma si trova lo stesso a dover pagare la propria quota al pari di chi sta quasi tutto il giorno in casa.

Questo problema però adesso non è più così grave. La legge prevede infatti che entro la fine del 2016 ciascun appartamento sia dotato di un contatore di fornitura di calore oppure, dove non è possibile installarlo, che ciascun radiatore sia dotato di un sistema di regolazione e contabilizzazione individuale. L’obiettivo è quello di consentire a ciascun condomino non solo di regolare quanta acqua calda, e quindi quanto calore, far entrare nella propria casa, ma anche di far pagare la propria quota dei consumi dell’impianto condominiale in base a quanto lo si è effettivamente utilizzato.


Quale mi conviene scegliere?

L’impianto centralizzato è in generale più conveniente, soprattutto con l’introduzione dei sistemi di contabilizzazione individuale. Il nuovo sistema permette infatti di unire la maggiore efficienza delle caldaie centralizzate al vantaggio di poter pagare per il calore effettivamente utilizzato.

Il riscaldamento autonomo resta in ogni caso attraente per chi vuole avere totale libertà di accendere e spegnere il riscaldamento a proprio piacimento. Inoltre, la presenza impianto termoautonomo rappresenta un elemento positivo per chi vuole vendere casa perché solitamente è più ricercato sul mercato e aumenta il valore dell’immobile. Esiste poi un altro aspetto che gioca a favore del riscaldamento autonomo. Quando in un palazzo ci sono numerosi condómini morosi, i costi gravano su quelli che pagano.

Se molti appartamenti non pagano regolarmente le bollette, il riscaldamento centralizzato può diventare sconveniente.

Passare al riscaldamento autonomo resta in ogni caso una scelta molto costosa, perché oltre alle spese di acquisto e installazione della caldaia, prevede anche le spese di allaccio e adeguamento delle tubazioni, oltre che il costo della realizzazione della canna fumaria. Per un totale di parecchie migliaia di euro.


Staccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato

Da giugno 2013, il nuovo testo dell’articolo 1118 codice civile prevede che un condomino possa staccarsi dall’impianto centralizzato, a condizione che dal suo distacco non derivino «notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini». Chi sceglie di staccarsi resta comunque tenuto a concorrere al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell'impianto e per la sua conservazione e messa a norma, mentre non deve più contribuire al pagamento del combustibile necessario a far funzionare la caldaia.

Per staccarsi, occorre dare comunicazione all’amministratore, accompagnandola con una perizia di un tecnico abilitato che confermi che il distacco non comporti squilibri o aggravi di spesa per gli altri condómini.

Se vuoi staccarti dall’impianto centralizzato non serve nessuna votazione dell’assemblea di condominio.

Dal punto di vista tecnico, un grosso limite alla possibilità di staccarsi dall’impianto centralizzato deriva dalla necessità di predisporre una canna fumaria adeguata, che salvo casi particolari per legge deve sboccare sopra il tetto dell’edificio, con costi di realizzazione anche molto alti. Inoltre spesso la nuova canna fumaria non può esser realizzata perché contraria alle norme comunali e perché lede il decoro dell'edificio.

Infine, a rendere ancora più difficile il distacco, intervengono i regolamenti di condominio, che possono anche negare totalmente la possibilità di staccarsi dall’impianto centralizzato. Se infatti questa opzione è esplicitamente vietata dal regolamento, il condomino non ha altra possibilità che adattarsi.


Come regolare gli impianti centralizzati

La regolazione degli impianti centralizzati dipende dalle decisioni dell’assemblea di condominio. In linea di principio, la soluzione più efficiente dal punto di vista tecnico ed economico è quella di spegnere la caldaia il meno possibile nell’arco dell’orario normalmente consentito, ossia tra le 5 e le 23. Nel caso dei grandi impianti centralizzati, che devono scaldare molta acqua, questo è ancora più vero.

Ogni volta che si spegne la caldaia per poi riaccenderla dopo alcune ore, infatti, l’acqua dell’impianto si raffredda e occorre poi scaldarla di nuovo per farla tornare in temperatura, consumando spesso più combustibile di quello necessario a mantenerla invece calda. Inoltre, più spesso si accende e si spegne una caldaia, più velocemente si usura, portando a guasti e nuove spese.

Spegnere e riaccendere la caldaia fa consumare spesso più combustibile di quello necessario a mantenerla calda, quindi rischi di spendere di più.

L’introduzione dei dispositivi per conteggiare il calore effettivamente utilizzato, inoltre, rende meno fondate le posizioni di chi vuole ridurre l’orario di funzionamento della caldaia per poter risparmiare. Una volta che è possibile regolare l’afflusso di acqua nel proprio impianto, infatti, per risparmiare è sufficiente chiudere il regolatore della propria abitazione.


Consigli per la scelta

La scelta dell’impianto migliore per le proprie esigenze è inevitabilmente soggettiva. Le ragioni tecniche ed economiche fanno in genere propendere per il riscaldamento centralizzato, soprattutto in quei condomini dove si è provveduto a installare caldaie nuove e più efficienti, che consentono di risparmiare ancora di più rispetto alle caldaie individuali.

Resta tuttavia il fatto che in quei condomini dove il livello di morosità è alto oppure dove gli orari di riscaldamento sono molto distanti dalle proprie abitudini, il riscaldamento autonomo resta un’opzione economicamente interessante. A cui si accompagna in ogni caso il piacere psicologico di non dover dipendere per nulla dalle scelte di altri.

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