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22 ott 2018 | 5 min di lettura | Pubblicato da Valerio S.

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Negli ultimi mesi l’andamento delle richieste dei prestiti finalizzati e finanziamenti personali da parte delle famiglie italiane ha fatto segnare un incremento rispetto ai livelli dell’anno precedente. Il Barometro CRIF relativo al mese di agosto 2018 mostra un balzo del 9,3% sull’omologo mese del 2017, mentre se si analizzano i primi otto mesi dell’anno la variazione, seppure in misura più contenuta, è positiva per il 4%.

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Si tratta di un trend di crescita annua in essere ormai da un biennio. La congiuntura economica e i tassi di interesse ancora a livelli bassi, prossimi ai minimi storici registrati nella prima metà del corrente anno, rendono particolarmente conveniente l’indebitamento per finanziare i consumi. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di vivere a prestito, specialmente in un momento di transizione per il sistema economico quale quello attuale?

Innanzi tutto è bene precisare un concetto basilare: ogni forma di prestito, a prescindere dall’importo, dalla durata e dal soggetto erogante, deve essere sostenibile per il debitore. Si tratta di un principio che può apparire banale, ma che in realtà molte volte viene disatteso, come dimostrano i dati sui cosiddetti “non performing loans”, ossia i prestiti non performanti, che le banche hanno concesso e che, per motivi esogeni o endogeni al singolo rapporto (crisi economica, crisi di liquidità, perdita del posto di lavoro, etc.) sono diventati incagli o sofferenze per gli enti creditizi. Se si riduce il campo d’osservazione ai prestiti richiesti dalle famiglie per ragioni diverse dall’acquisto di immobili (quindi non i mutui ipotecari), apparentemente la problematica dovrebbe risultare più contenuta, in quanto solitamente le richieste riguardano importi più contenuti e pertanto, sulla carta, più sostenibili. In realtà non sempre è così. Dall’acquisto di un’auto al pagamento delle spese di istruzione e di formazione dei figli, dalle vacanze ai nuovi oggetti tecnologici quali smartphone o computer, dal rinnovo degli elettrodomestici al consolidamento delle rate già in essere. Le domande di prestito possono andare da poche centinaia di euro a diverse decine di migliaia, ma in ogni caso i piano di rimborso devono risultare in linea con la capacità economica del soggetto prenditore. Viceversa, anche piccole uscite mensili nel loro insieme possono portare alla crisi da sovraindebitamento.

Assodato tale concetto, le potenzialità di spesa consentite dalle diverse forme di prestito oggi disponibili sul mercato accrescono notevolmente il potere d’acquisto delle famiglie. I tassi di interessi contenuti rendono l’operazione più conveniente rispetto ad altri periodi storici, tanto più in un contesto dove sul fronte degli investimenti (specialmente quelli “free risk”, anche se al giorno d’oggi le virgolette sono obbligatorie, quali titoli di stato o conti deposito) i rendimenti si presentano come poco invitanti. È questa la ragione per la quale molte famiglie, invece che investire i propri risparmi in soluzioni con rendimenti a “zero virgola”, decidono di effettuare acquisti magari rimandati già da tempo, con il supporto ottenibile attraverso un prestito oppure affidandosi interamente a questo. Come emerge dai dati dell’Osservatorio Prestiti di Facile.it l’acquisto di un’auto usata rimane la voce più ricorrente nell’analisi dei bisogni di chi richiede un prestito (17,8% del campione), seguita da esigenze varie di liquidità (15,5%) e dalla ristrutturazione di un immobile senza mutuo prima casa (13,7%).

Senza la possibilità di ottenere un prestito molte famiglie non potrebbero fare fronte a queste necessità, con effetti negativi sia sui consumi (si acquista di meno), sia sui conti pubblici (si crea meno ricchezza, il Pil non aumenta), sia sulle entrate fiscali (si vende di meno, quindi si generano meno IVA sugli acquisti e meno imposte dirette sui redditi delle aziende), sia sui conti di banche e intermediari (meno commissioni, meno interessi) e per i rispettivi azionisti (meno utili, meno dividendi). Insomma, un utilizzo inclusivo e “virtuoso” dei prestiti resta un volano capace di dare benefici all’intero ciclo economico. A patto, naturalmente, che il meccanismo non si inceppi a causa della mancata restituzione, in tutto o in parte, delle somme date a prestito, specialmente laddove ciò divenga un fenomeno diffuso su larga scala. Per evitare gli sviluppi negativi chi richiede un prestito dovrebbe osservare alcune semplici regole, che potrebbero diventare “svantaggi” nel momento in cui queste non vengono attentamente esaminate e valutate. Il 30 marzo 2018 la Banca d’Italia ha avviato una specifica campagna di informazione volta proprio a sensibilizzare i clienti sulla necessità di porre maggiore concentrazione su tutti gli aspetti che contraddistinguono un prestito. Per esempio determinare il costo reale del finanziamento. Affidarsi soltanto al tasso nominale annuo (TAN) in molti casi può essere fuorviante. Se è vero che questo è il livello di interessi da applicare al capitale prestato, è altrettanto vero che in pressoché ogni formula di prestito esistono altre tipologie di costo che aumentano l’onere effettivo finale. Motivo per cui è indispensabile calcolare il tasso annuo effettivo globale (TAEG), che oltre a tenere conto della periodicità effettiva delle rate comprende anche spese accessorie, spese di apertura pratica, di amministrazione, di incasso. Riuscire a orientarsi in questo ambito consente di fare scoperte talvolta “sorprendenti”, quali per esempio il fatto che un finanziamento con un TAN più elevato può costare meno di un altro con tasso nominale più basso.

Importante poi valutare eventuali polizze suggerite o pretese dal creditore. Le assicurazioni sul prestito consentono di mettere al sicuro il rimborso del debito residuo nelle ipotesi di eventi avversi quali perdita del lavoro, problemi di salute o morte, ma possono talvolta risultare costose e in ogni caso prevedere formule di rivalsa nei confronti dell’assicurato che non liberano il debitore (o i suoi eredi). Un altro aspetto da tenere in adeguata considerazione, anche alla luce degli effetti “spiacevoli” che scelte superficiali possono generale, riguarda le garanzie e i vincoli richieste dalla banca o finanziaria sul prestito. Formule quali la cessione del quinto dello stipendio o della pensione hanno visto nei primi mesi del 2018 una crescita delle domande. Tale soluzione rappresenta una quota minoritaria sul mercato complessivo dei finanziamenti, ma costituisce un’importante possibilità di finanziamento per tutti quei soggetti che, pur potendo contare su un’entrata mensile fissa, non riescono per un motivo o nell’altro ad accedere al mercato del credito. Su questo fronte Bankitalia ha rilevato comportamenti impropri degli operatori, attraverso l’applicazione di condizioni poco chiare «che incidono sul livello e la struttura dei costi, sia per le prime erogazioni sia soprattutto nei casi assai frequenti di rinnovo delle operazioni (non sempre rispondenti a reali esigenze finanziarie del cliente)». Da qui l’emanazione di una serie di orientamenti ai quali i consumatori dovrebbero attenersi, al fine di contrastare comportamenti opportunistici degli intermediari.

Autore
valerio-stroppa

Marchigiano di nascita, vive e lavora a Milano dal 2006. Valerio, giornalista professionista, scrive di diritto, fisco (nazionale e internazionale), e giustizia tributaria per ItaliaOggi.

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