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Truffe con i prestiti: cos'è la frode creditizia

pubblicato da il 17 gennaio 2019

Sembra improbabile ricevere la comunicazione di banche o società finanziarie recanti la richiesta di pagamento di un debito che non si è contratto. Eppure, secondo le stime fornite dall’Enisa, l’agenzia dell’UE per la sicurezza delle reti e dell’informazione, fino al 2% della popolazione mondiale rischia di andare incontro al furto di identità e al conseguente utilizzo illecito dei dati sottratti con finalità fraudolente.

Sulla carta potrebbe apparire un semplice disguido, in realtà così non è. La frode creditizia può comportare effetti molto seri per chi la subisce, che vanno dalla perdita di tempo e denaro (in media qualche migliaio di euro) all’iscrizione nell’elenco dei cattivi pagatori, con peggioramento del merito creditizio futuro fino a quando non si riuscirà a sgombrare il campo da ogni addebito.

La truffa può assumere diverse forme: dall’acquisto di beni e servizi a nome di terzi inconsapevoli alla clonazione di carte di credito e assegni. Tutte queste tipologie di illeciti sono però accomunate da alcuni elementi: l’inconsapevolezza del soggetto truffato, la buona fede del creditore (venditore del bene o servizio e/o società finanziaria o banca che eroga il prestito), la volontà del truffatore di sottrarsi al pagamento, non curante delle possibili conseguenze, naturalmente riguardanti la vittima.

Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio CRIF lo scorso mese di dicembre, nei primi sei mesi del 2018 le frodi creditizie attuate in Italia mediante furto di identità sono state più di 12 mila, con un aumento del 10% rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Con un valore medio delle truffe di quasi 6 mila euro, il danno complessivo per la platea dei soggetti coinvolti ha raggiunto quota 72 milioni di euro.

La problematica non riguarda solo il nostro paese. Soprattutto con l’avvento di internet, che significa e-commerce, streaming e sharing economy, gli acquisti illeciti attraverso la rete hanno registrato una crescita esponenziale. Solo negli Stati Uniti si calcola che tra costi diretti e indiretti gli illeciti provochino un danno da oltre 25 miliardi di dollari annui.

Ma come fanno i criminali a ottenere le informazioni personali dei consumatori di cui hanno bisogno per ingannare negozi, banche e finanziarie? In molti casi il furto avviene in maniera più semplice di quanto si possa pensare. Per esempio attraverso un esame “analitico” dei cassonetti della spazzatura o della raccolta differenziata della carta. Molte persone non prestano la dovuta attenzione e gettano tra i rifiuti documenti contenenti informazioni preziose per i ladri di identità, si pensi soltanto agli estratti conti bancari o alle bollette delle utenze domestiche, recanti dati anagrafici, codice fiscale e numero di conto corrente.

La cura nello smistare la posta, tuttavia, a volte non basta. Questo tipo di informazioni può arrivare nelle mani dei malintenzionati in molteplici modi: dai documenti d’identità presenti in borse e portafogli rubati a quelli digitali contenuti in pc, smartphone o tablet sottratti, dagli impiegati infedeli che vendono le informazioni a tutto il fronte telematico, con gli hacker pronti ad entrare nella casella e-mail o nel computer delle vittime tramite malware e messaggi di phishing. Talvolta i cyber-attacchi non riguardano il singolo individuo, ma il “data breach” colpisce grandi multinazionali che si vedono sottrarre in un sol colpo informazioni e password di migliaia e migliaia di utenti.

Non va però dimenticato un ulteriore aspetto, sempre più importante nell’epoca dei nativi digitali. In molti casi sono infatti gli utenti stessi che pubblicano sui propri profili social dati anagrafici e altre informazioni di grande importanza per i ladri di identità, senza cautelarsi tramite l’impostazione di adeguate restrizioni della privacy. Avendo a disposizione data e luogo di nascita è per esempio molto facile ricostruire il codice fiscale di una persona, primo passo per i malintenzionati per creare un’identità “fasulla” con la quale andare a chiedere prestiti o ad acquistare beni nel mondo reale.

Fatte tutte queste premesse sul come si originano le frodi creditizie, è utile approfondire anche come queste vengono materialmente perpetrate. I dati forniti dal 27° Osservatorio Crif evidenziano che il settore di gran lunga più colpito è quello dei prestiti finalizzati (72,2%), mentre i prestiti personali hanno subito solo il 7,1% delle truffe.  

La statistica è fisiologica rispetto al tipo di prodotti acquistati dai ladri di identità. Nella maggior parte dei casi la frode è diretta infatti all’acquisto di elettrodomestici, di prodotti elettronici o di telefonia, di cure dentistiche o trattamenti estetici. Con lo strumento del prestito finalizzato la finanziaria eroga i fondi direttamente al fornitore del bene o servizio, senza metterli a disposizione del cliente (il quale poi rimborserà a rate l’importo, applicando gli interessi e secondo le scadenze previste nel contratto).

Posto che le verifiche preliminari e gli altri adempimenti variano da caso a caso, i numeri dimostrano che in tali circostanze i truffatori riescono a “ingannare” le finanziarie (spesso appartenenti allo stesso gruppo o comunque collegate all’esercente) più di quanto non riescano a fare sui prestiti personali con banche, società di credito al consumo e società di leasing.  

Una volta cadute nella rete dei truffatori, le vittime della frode creditizia vanno incontro a una serie di ulteriori criticità. La prima è data dal fatto che molto spesso si può restare all’oscuro dell’avvenuto illecito per periodi di tempo anche piuttosto lunghi. Se è vero che circa la metà delle frodi viene scoperto entro sei mesi, più di un illecito su dieci necessita addirittura oltre cinque anni per venire alla luce. I truffatori possono talvolta indirizzare o domiciliare tutte le comunicazioni legate al prestito, cartacee o telematiche, presso recapiti diversi da quelli abituali della vittima, guadagnando così tempo aggiuntivo per fare perdere le proprie tracce. La modalità tipica attraverso la quale i truffati vengono a conoscenza del raggiro è data infatti dal contatto con l’ente erogatore del prestito, mediante l’invio da parte di quest’ultimo di richieste di pagamento, solleciti o avvisi di messa in mora.

Il soggetto frodato può comunque accorgersi autonomamente del reato controllando l’estratto conto o il rendiconto mensile della carta di credito. Oppure, caso ben peggiore, la presa di coscienza avviene nel momento in cui ci si vede rifiutare l’apertura di un finanziamento in quanto iscritti nella centrale dei rischi come cattivi pagatori, per via di un insoluto di cui non si era nemmeno a conoscenza e del tutto al di fuori dalle proprie responsabilità.

L’altra grande problematica legata alle frodi creditizie, specialmente se compiute online, riguarda la difficoltà di risalire ai colpevoli. La denuncia inoltrata all’autorità giudiziaria viene fatta di solito contro ignoti. Nonostante tecniche d’indagine e conoscenze di investigazione informatica sempre più al passo coi tempi, molto spesso i truffatori sono localizzati all’estero, rendendo quindi oltremodo complesso il buon esito degli accertamenti.

Alla luce di tutto ciò, in un’epoca in cui i furti si spostano sempre di più dal mondo reale a quello virtuale, diventa essenziale difendersi al meglio. Attenzione e cura nel conservare i propri documenti di identità e le proprie password, diligenza nello smaltimento della corrispondenza cartacea contenente dati sensibili, controllo periodico degli estratti conto e utilizzo di sistemi di protezione informatica aggiornati per l’utilizzo di devices e per la navigazione in rete rappresentano un “kit di sopravvivenza” ormai imprescindibile per evitare brutte sorprese.

Autore

Foto AutoreMarchigiano di nascita, vive e lavora a Milano dal 2006. Valerio, giornalista professionista, scrive di diritto, fisco (nazionale e internazionale), e giustizia tributaria per ItaliaOggi.

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