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Quando è possibile detrarre gli interessi di un prestito?

Pubblicato il 31-05-2022 | Aggiornato il 04-06-2026 | 4 min di lettura | Pubblicato da
castiglia masella
Castiglia Masella
prestiti expert speaks quando si possono detrarre gli interessi di un prestito

È tempo di dichiarazione dei redditi. Come in molti sanno, se si sta rimborsando un mutuo, è possibile detrarre dalla dichiarazione Irpef gli interessi passivi riferiti al finanziamento o, meglio ancora, il 19% degli interessi versati alla banca durante l’anno fiscale di riferimento.

La stessa cosa vale anche per i prestiti? La risposta è no tranne che in presenza di determinati requisiti. Vediamo quando è possibile e perché.

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Cosa sono gli interessi passivi

Gli interessi passivi sono il costo a carico di chi richiede il prestito e vanno pagati alla banca o all’intermediario che ha erogato il finanziamento.

Rappresentano il costo finanziario a carico di chi richiede un prestito e costituiscono la remunerazione spettante alla banca o all'intermediario che ha erogato la somma.

Fattori che incidono sull'importo:

  • l'importo totale del prestito richiesto;
  • la durata complessiva del piano di rimborso;
  • l’entità del tasso di interesse applicato dall’istituto.

Più lunga è la durata del rimborso, più elevati saranno gli interessi passivi che il debitore si troverà a pagare nel corso del tempo.

Interessi passivi in breve

Cosa sono le detrazioni

La detrazione fiscale è una somma che i contribuenti possono sottrarre dall’ammontare delle tasse da pagare, riferita ad alcune spese ammesse all’agevolazione e sostenute durante l’anno fiscale d'interesse. Tra le spese più comuni che permettono di accedere a questo beneficio troviamo:

  • gli interessi passivi nel caso dei mutui ipotecari contratti per l’acquisto della prima casa;
  • le spese mediche e sanitarie sostenute per sé o per i familiari a carico.

In pratica, se le tasse complessive da pagare ammontano a 1.000 euro e si ha diritto a una detrazione di 200 euro, l’importo finale da versare al Fisco è pari a 800 euro.

Prestiti personali privati, nessuna detrazione

Secondo quanto previsto dall’Agenzia delle Entrate i prestiti personali non hanno diritto ad alcuna detrazione. Il motivo è che, secondo il Fisco, i prestiti personali vengono erogati e richiesti per soddisfare esigenze del tutto individuali e/o familiari. Tali finanziamenti devono poi essere rimborsati dal cliente secondo le condizioni e le modalità pattuite contrattualmente.

Di conseguenza, un privato non ha diritto ad alcuna agevolazione perché la liquidità così ottenuta non serve a finanziare un progetto prestabilito. I prestiti personali sono infatti finanziamenti non finalizzati e, quando si richiedono, non c’è la necessità di spiegare come verrà impiegato il denaro ottenuto.

Regole diverse per i non privati

Appurato che i privati non possono detrarre gli interessi passivi pagati a fronte di un prestito personale ottenuto, vediamo come e quando la detrazione è possibile.

L’unico caso in cui gli interessi riferiti a un prestito possono essere portati in detrazione è quando il finanziamento viene richiesto da un’azienda, da una ditta individuale, da un libero professionista o da un lavoratore autonomo, con lo scopo di sostenere delle spese legate alla propria attività lavorativa.

Tuttavia l’operazione è abbastanza complessa perché bisogna dimostrare che la somma ottenuta in prestito sia stata effettivamente spesa per ragioni professionali. E non è sempre così semplice farlo.

Soggetto richiedenteFinalità del prestitoPossibilità di detrazione/deduzioneDocumentazione necessaria
Azienda / Ditta individualeSostenere spese e investimenti legati all'attività commercialeSì, gli interessi passivi sono deducibili dal reddito d'impresaContratto di prestito, fatture e giustificativi di spesa inerenti
Libero professionista / AutonomoSostenere spese per l'attività professionale o lo studioSì, gli interessi sono deducibili dal reddito professionale (spesso parzialmente)Contratto di prestito, fatture e prove della tracciabilità dell'uso dei fondi

Prestiti per ristrutturazione casa

Quando si richiede un finanziamento per ristrutturare la propria abitazione o per sostenere interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio, allora è possibile usufruire delle detrazioni previste per legge. Gli sconti, in questo caso, non hanno però niente a che vedere con gli interessi passivi. 

Il meccanismo di questa specifica agevolazione prevede che:

  • la detrazione ammonti al 50% dell’importo pagato per l'esecuzione dei lavori;
  • lo sconto si possa ripartire dalle tasse in 10 anni e in 10 quote annuali di pari importo;
  • l’importo massimo di spesa ammissibile in detrazione sia pari a 96mila euro complessivi per immobile.

Ad esempio, se per ristrutturare una casa si spendono 50mila euro, ogni anno e per 10 anni, si ha diritto a una detrazione sulle tasse di 2.500 euro.

Se però le spese sono pari a 150mila euro, si potrà scontare solo il 50% di 96mila euro e sempre in 10 anni. Mentre sui 54mila euro di differenza (150mila-96mila) non si ha diritto ad alcun bonus.

Autore
castiglia masella

Giornalista professionista, collabora da diversi anni con il Sole 24 Ore (Casa24Plus, Mondo Immobiliare). In passato ha lavorato, tra gli altri, per Tempo Economico e Tgcom.

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