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Utile record per le banche italiane: 112 miliardi in 3 anni, ma il credito resta fermo

24 lug 2025 | 3 min di lettura | Pubblicato da Marta Radavelli

Sportello bancario

Negli ultimi tre anni, le banche italiane hanno accumulato oltre 112 miliardi di euro di utili netti, raggiungendo livelli mai visti prima. Questo risultato è stato possibile grazie ai tassi d’interesse elevati e a una gestione dei costi particolarmente efficace, che hanno rafforzato la redditività del settore.

Tuttavia, il credito a famiglie e imprese resta stagnante, un elemento che pone interrogativi sulle prospettive di crescita dell’economia reale. Approfondiamo l'argomento su Facile.it, leader nel confronto di prestiti online.

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112 miliardi di utile netto in 3 anni

Nel 2024, le banche italiane hanno raggiunto un nuovo massimo storico in termini di utile netto, con un totale di 46,5 miliardi di euro. Sommando i risultati degli ultimi tre anni, il settore bancario italiano ha superato i 112 miliardi di euro di utili netti, secondo i dati diffusi dalla Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). 

I fattori che hanno favorito la crescita degli utili

Il principale motore della crescita degli utili è stato l’aumento dei tassi d’interesse deciso dalla Banca Centrale Europea. Dal 2022, la BCE ha progressivamente alzato i tassi per contrastare l’inflazione, rendendo più redditizio il mestiere tradizionale delle banche: raccogliere risparmio e concedere prestiti.

Il credito rappresenta quasi il 60% dei profitti bancari, confermandosi come il cuore del business bancario. Tuttavia, anche le commissioni sono tornate a crescere, grazie all’aumento dei servizi offerti alla clientela, come la consulenza finanziaria, la gestione patrimoniale e i servizi digitali. Questa diversificazione delle fonti di ricavo ha permesso agli istituti di rafforzare la propria posizione competitiva.

Un altro elemento chiave è stata la riduzione delle sofferenze bancarie. Negli ultimi anni, le banche hanno migliorato la qualità del credito, riducendo l’incidenza dei crediti deteriorati sui bilanci. Questo ha liberato risorse, ridotto i rischi e contribuito a migliorare la redditività complessiva.

Il credito a famiglie e imprese non cresce allo stesso ritmo

Nonostante i profitti record, il credito a famiglie e imprese non mostra una crescita significativa. Il fenomeno è stato sottolineato anche dal governo, che attraverso il ministro dell’Economia ha invitato le banche a sostenere maggiormente l’economia reale attraverso l’erogazione di credito.

Le cause della stagnazione del credito

L’aumento dei tassi d’interesse, se da un lato ha favorito la redditività delle banche, dall’altro ha reso più costoso l’accesso al credito. Famiglie e imprese si trovano a dover affrontare rate più elevate e condizioni più stringenti per ottenere finanziamenti. Questo ha portato a una contrazione della domanda di prestiti e a una maggiore selettività da parte degli istituti nel concedere credito.

Le banche, inoltre, sono diventate più prudenti nella valutazione del merito creditizio, anche in risposta alle incertezze economiche e alle nuove regole di vigilanza. Il risultato è una crescita degli utili che non si traduce automaticamente in un maggiore sostegno all’economia reale.

Un altro fattore è rappresentato dalla crescente concorrenza di operatori non bancari, come le fintech e le piattaforme di credito digitale, che offrono soluzioni alternative e spesso più flessibili rispetto ai canali tradizionali.

Implicazioni per l’economia italiana

Il dibattito pubblico si concentra ora sul bilanciamento tra la necessità di garantire la solidità finanziaria degli istituti e quella di sostenere la crescita economica del Paese. Le banche sono chiamate a trovare un equilibrio tra la ricerca della redditività e il supporto a famiglie e imprese, soprattutto in una fase di incertezza economica.

Il governo ha più volte sollecitato il settore a rafforzare il proprio impegno verso l’economia reale, anche attraverso strumenti di garanzia pubblica e incentivi fiscali. Tuttavia, la risposta delle banche è stata finora prudente, in attesa di una maggiore stabilità del quadro macroeconomico e normativo.

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