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Tasso fisso o variabile? Come scegliere dopo l’ultima riunione BCE

18 apr 2025 | 7 min di lettura | Pubblicato da Cristina Bartelli

mano tiene chiavi di casa

Variabile o fisso? Fisso o variabile? Il tasso del mutuo non si sceglie tirando la monetina, ma la domanda è cruciale nel momento in cui ci si lega con la banca per molti anni, tra i 20 e i 30, per l’acquisto dell’immobile. 

Qual è la scelta migliore, quindi, tra fisso e variabile? Ebbene, la soluzione non è mai definitiva, perché legata alla cosa meno definitiva che c’è: i mercati.

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Dopo le scelte della Bce degli ultimi mesi sull’andamento del costo del denaro, che hanno già influenzato tantissimo l’incidenza delle rate dei mutui, si potrebbe uscire da una certa rigidità e, per coloro che riescono a far fronte all’incertezza, potrebbe rispuntare l’idea di una maggiore convenienza del tasso variabile. Ma non è una scelta da rinviare o meditare troppo: bisogna cogliere l’opportunità del momento, perché già un mese in più potrebbe veder cambiare la situazione.

Ecco quindi cosa valutare e ponderare, guardando sia all’ultima decisione della Bce, che ieri 17 aprile è andata avanti con il suo programma di taglio dei tassi, sia agli scenari economici attualmente molto sensibili alle scelte statunitensi in tema di dazi, che provocano ricadute e riflessi anche sulle decisioni di chi deve comprare casa o ha un finanziamento in atto.

Panoramica di mercato e simulazioni aggiornate

Le prospettive degli analisti per il mercato del 2025 si sono basate finora su un processo di taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Europea. I mercati avevano finora ipotizzato un ulteriore abbassamento dell’incidenza del costo del denaro sulla formazione dei tassi di interesse applicati, con conseguente risparmio sulle rate. 

L’ipotesi è stata ulteriormente confermata dalla decisione di ieri, con un'ulteriore riduzione di 25 punti base del costo del denaro da parte dell’istituto di Francoforte. Ad avere più benefici è stata quella finora, al contrario, più penalizzata: la rata variabile.

In concomitanza con il precedente taglio da parte della Bce, del 6 marzo 2025, avevamo indicato alcuni esempi concreti che illustravano i potenziali risparmi per chi ha un mutuo. Con il nuovo intervento della Bce abbiamo aggiornato le previsioni di risparmio, evidenziando che: "la rata di un mutuo variabile standard dovrebbe diminuire di circa 17 euro, passando dagli attuali 640 euro a 623 euro."

Il taglio potrebbe non essere l’ultimo del 2025 ed entro fine anno la rata potrebbe scendere a 598 euro, con un risparmio di circa 42 euro rispetto ad oggi, per poi fermarsi. 

Chi è oggi alle prese con la richiesta del mutuo, come deve orientarsi? Il fisso è ancora la soluzione più conveniente, ma a causa delle turbolenze internazionali legate ai dazi è tornato a salire, mentre i variabili sono in continua discesa e, presto, potrebbero diventare l'opzione più economica.

L’ultima decisione Bce del 17 aprile

Sebbene la banca centrale americana (Fed) non sia andata avanti con il suo programma di taglio del costo del denaro, la risposta europea è stata di andare per la propria strada, continuando nel processo avviato nel 2024. Dunque Christine Lagarde, a capo della Bce, ha dato il via libera al settimo taglio consecutivo, il primo dei quali era avvenuto il 6 giugno 2024. 

Questo percorso di ribassi però non sarà eterno: gli economisti stimano che il processo dovrebbe chiudersi entro la fine del 2025, fermando il costo del denaro intorno all'1,75-1,90%. Ecco dunque che diventa ancora più interessante non temporeggiare nel maturare la scelta sul tasso, avendo bene in mente che le condizioni di oggi potrebbero non permanere in eterno.

La decisione del 17 aprile di ridurre di altri 25 punti base il costo del denaro si basa, si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione, su:

  • una valutazione aggiornata delle prospettive sull'inflazione;
  • la dinamica dell'inflazione sottostante;
  • la forza della trasmissione della politica monetaria.

Il consiglio della Bce rinnova l’impegno, dunque, a garantire un tasso di inflazione a medio termine del 2%: “Soprattutto nelle attuali condizioni di eccezionale incertezza, seguirà un approccio basato sui dati e riunione per riunione per determinare l'orientamento appropriato della politica monetaria”.

Dopo la decisione del 17 aprile, i tassi di interesse sono dunque calcolati come segue: i tassi sui depositi, sulle principali operazioni di rifinanziamento e sul credito marginale verranno ridotti rispettivamente al 2,25%, al 2,40% e al 2,65%, con effetto dal 23 aprile 2025.

In anticipo sulla decisione della Bce il trend calante dell’Euribor, che al 6 marzo (data della precedente riunione) era al 2,55%, mentre ieri, ancor prima del comunicato Bce, si è attestato al 2,27%.

In concomitanza si è assistito anche a un rialzo dei tassi obbligazionari che, come si vedrà più avanti, sono quelli che influenzano l’Irs, l’indice del tasso fisso, impattato in misura maggiore dalle giravolte sui dazi.

La strategia step by step

Per il futuro, quindi, la scelta della Bce resta più che mai quella dello step by step: l’orientamento di politica monetaria sarà adeguato seguendo un approccio guidato dai dati, dicono da Francoforte, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. 

In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

E soprattutto, come detto, si guarda all’America. Nel comunicato di fine riunione non c’è un riferimento esplicito, ma il messaggio è chiaro: “L'economia dell'Area Euro sta sviluppando una certa resilienza contro gli shock globali, ma le prospettive di crescita si sono deteriorate a causa delle crescenti tensioni commerciali”.

Differenza tra tasso fisso e variabile

Tornando all’oscillazione tra fisso e variabile, posto che nessuno ha la palla di vetro e le previsioni, per quanto ponderate, restano previsioni senza garanzia di certezza, è dato notare che il tasso fisso, finora premiato, ha visto aumentare uno dei suoi due parametri: l’Irs, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta (che risente dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato europei, sulla scia di quelli americani). 

L’aumento dell’Irs però ancora non si è materialmente riflettuto sugli importi delle rate dei mutui fissi, mantenendo queste offerte competitive. Dunque un aumento contenuto che rende il tasso fisso ancora accettabile.

L’inversione di tendenza, da osservare con interesse, è quella del tasso variabile: la sua costituzione risente, molto di più del tasso fisso, delle scelte di politica monetaria della Bce e dunque la discesa è iniziata, pur restando ancora più “caro” del tasso fisso.

I pro e i contro

Ecco sintetizzati alcuni motivi per cui si sceglie il tasso fisso e altri invece a favore del variabile:

Tasso fisso

  • Rata uguale per tutta la durata del mutuo
  • Allontano il timore di aumenti futuri delle rate in un senso (rialzo) o in un altro (ribasso)
  • Maggiore contezza nella gestione delle spese
  • Voglio avere certezza anche nel lungo periodo
  • Voglio sapere bene il costo del mutuo ed evitare sorprese

Tasso variabile

  • Posso sostenere il rischio di una rata anche più pesante
  • Analizzo le prospettive e accetto il rischio, scommetto sui tassi di interesse in discesa o comunque una stabilizzazione
  • L’opportunità del risparmio vale il rischio che mi assumo

Le ragioni delle differenze tra tasso fisso e tasso variabile

Si ricorda che la struttura del tasso di interesse del mutuo è composta da indice di riferimento e spread.

Per il tasso fisso, l’indice di riferimento è l’Eurirs, o Irs, e si riferisce alla durata del piano di ammortamento. Ancora più precisamente, l’Irs è calcolato sulla base della media delle quotazioni relative ai contratti swap (strumenti finanziari derivati) delle banche operanti all’interno dell’UE ed è diffuso quotidianamente dalla Federazione Bancaria Europea (FBE). Lo spread invece è il margine di guadagno della banca.

Il tasso variabile, al contrario, è composto da spread e indice di riferimento legato all’Euribor, che è un tasso interbancario di misura del costo del denaro per le banche europee. Il tasso BCE indica il costo del denaro per le banche che chiedono soldi in prestito alla Banca Centrale Europea. 

Se si analizza la curva dell’andamento dei due tassi, fisso e variabile, dal 2023, si osserverà che il tasso fisso è sempre stato più conveniente rispetto al tasso variabile, ma da marzo 2025 il disegno della curva ha iniziato a mutare, con un superamento in convenienza a breve del variabile rispetto al fisso. Questo ci indica che, per chi se la sente, è il momento di operare una scelta diversa dal fisso ma, come detto, bisogna cogliere le opportunità al volo.

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