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Pagare un prestito al figlio: è donazione indiretta?

Pubblicato il 01-11-2024 | Aggiornato il 18-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
eleonora d angelo
Eleonora D'angelo
padre e figlio abbracciati

Quando un genitore decide di pagare il prestito contratto dal proprio figlio, si configura un’operazione che può essere considerata come una donazione indiretta

Ma cosa significa esattamente? Questo gesto, pur essendo spesso motivato da buone intenzioni, porta con sé una serie di questioni legali e fiscali che meritano attenzione.

Su Facile.it, leader nel confronto di prestiti e mutui vi aiutiamo a comprendere le implicazioni di questa scelta.

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Che si tratti di mutui o prestiti, prendere in carico il pagamento di un finanziamento in vece di terzi, anche se si tratta di un figlio, configura una donazione indiretta. Ci si chiede, dunque se, e in quale caso, si rischiano ripercussioni a livello fiscale. Il Fisco, infatti, potrebbe rilevare un passaggio di denaro non dichiarato e, quindi, applicare le tasse sulla donazione.

Prestiti ai figli: implicazioni fiscali e donazioni indirette

È risaputo ormai che tramite alcuni interventi legislativi, susseguitisi nel tempo, l’Agenzia delle Entrate può verificare i movimenti su conti correnti e conti deposito, al fine di accertare eventuali irregolarità fiscali e contrastare l’evasione. Di conseguenza, alcune persone temono ripercussioni anche se scelgono di pagare il prestito del figlio, ma non conoscono le reali ripercussioni di tale decisione.

Iniziamo chiarendo che, a livello fiscale, non sussistono rischi per chi sceglie di pagare un prestito al posto del figlio. Tuttavia, i problemi potrebbero palesarsi in sede di successione ereditaria.

Ipotizziamo il caso in cui altri figli, venuti a conoscenza del fatto, sentano lesi i propri diritti dalla donazione indiretta realizzata tramite il prestito. Possono questi ultimi impugnare l’atto successivamente, in sede successoria, e chiederne la revoca?

Pagare il prestito ad un figlio: i rischi nella successione ereditaria

Come abbiamo accennato, operazioni come il pagare un prestito al figlio, sostenere le spese universitarie al suo post e numerose altre, configurano donazioni indirette. In quanto tali, alla stregua delle donazioni dirette (es. acquistare casa ad un figlio), possono creare problemi quando si apre la successione.

Nel caso in cui uno o più figli ritengano la loro quota ereditaria lesa dall’operazione possono ricorrere all'istituto della collazione. In questo modo, da un lato otterranno la restituzione della donazione esclusiva ricevuta dall'altro figlio, e dall'altro una ripartizione equa dei beni ereditari tra tutti gli aventi diritto.

In sostanza, dopo il decesso di un genitore, il prestito ricevuto da un figlio può essere impugnato in un solo caso: quello in cui lede la quota spettante agli altri eredi, cioè quando l’importo supera la quota legittima che spetta a figli e coniuge.

Concludendo, un genitore può estinguere il prestito del proprio figlio senza incorrere in problemi con il Fisco anche sfruttando i recenti tagli ai tassi prestiti della BCE. Tuttavia, è importante prestare attenzione a non compromettere la parte di eredità che potrebbe spettare agli altri eredi, come eventuali altri figli o il coniuge.

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