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Credito al consumo e contrazione della domanda: l'effetto della guerra in Iran

Pubblicato il 08-05-2026 | Aggiornato il 08-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
eleonora d angelo
Eleonora D'angelo
monitor di computer portatile con dati finanziari

Le banche europee stringono i rubinetti del credito e, in particolare, la domanda delle imprese è debole, complice la situazione geopolitica legata alla guerra in Iran.

A fotografare la situazione è l’ultima Bank Lending Survey della Bce, che evidenzia un irrigidimento delle condizioni di finanziamento nel primo trimestre 2026, ai massimi dal 2023 e oltre le attese degli operatori. 

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Sommario

  • In Europa si registra una stretta nelle condizioni di accesso al credito, con domanda debole da parte delle imprese;
  • la Bank Lending Survey BCE segnala un irrigidimento ai massimi dal 2023: +10% per le imprese e +15% per il credito al consumo;
  • l’Italia mostra una dinamica più equilibrata, ma resta esposta all’incertezza del contesto internazionale.
In sintesi

Prestiti in UE, domanda debole e criteri più rigidi: è l’effetto guerra in Iran

Il terremoto geopolitico generato dalla guerra in Iran, si è esteso anche al mercato del credito europeo, così che le condizioni per l’accesso ai prestiti diventano sempre più restrittive. 

A pagare il prezzo più alto sono le P.m.i, la cui domanda appare in netta flessione. In sostanza, le richieste di prestiti alle imprese calano e molte aziende puntano sulla finanza agevolata per sostenere liquidità e investimenti, contenere il costo degli interessi o - quando possibile - accedere ad un prestito a fondo perduto.

Sul mercato del credito pesa soprattutto il clima di incertezza internazionale, alimentato dalla guerra in Iran, che induce imprese e istituti di credito a muoversi con maggiore cautela, sia nell’erogazione che nella domanda di prestiti. 

Il risultato è un mercato meno dinamico rispetto al 2025, in cui si preferisce attendere segnali più favorevoli prima di investire e ricorrere a nuovi finanziamenti.

Cosa emerge dall’indagine BCE sul credito bancario 

Secondo l’indagine BCE (Bank Lending Survey), condotta tra marzo e inizio aprile , quindi molto recente, su 161 grandi gruppi bancari europei, il restringimento delle condizioni creditizie alle imprese ha raggiunto il +10%, superando le previsioni del trimestre precedente (+6%). 

Ancora più marcata risulta la stretta sul credito al consumo, che registra un +15%, andando ad interessare direttamente le famiglie in cerca di liquidità aggiuntiva.

Come segnala il report, si tratta di livelli superiori alla media storica e del dato più elevato dal terzo trimestre del 2023. 

Le evidenze raccolte delineano un sistema bancario che si muove in modo prudente, preparandosi a possibili scenari peggiorativi del contesto economico. In Italia, ad ogni modo, la situazione appare diversa rispetto al resto d’Europa.

Credito al consumo: il mercato italiano è più stabile

Nonostante le dinamiche europee, lo stesso report mostra un’Italia in cui il mercato del credito alle imprese e alle famiglie resta stabile.

Mentre in Germania, Francia e Spagna le condizioni di accesso ai prestiti si sono irrigidite, la Banca d’Italia, che ha curato la parte nazionale dell’indagine, segnala che i criteri di offerta sui prestiti alle imprese sono rimasti invariati, e che i termini e le condizioni sono risultati nel complesso in equilibrio

Questo aspetto è stato evidenziato anche dal report ABI di aprile 2026, secondo cui l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto del 2,4% su base annua.

Allo stesso tempo, però, per il trimestre in corso, anche in Italia le banche si aspettano un irrigidimento dei criteri di offerta, «marcato» per le imprese e «di lieve entità» per il credito al consumo.

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