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Caldaie ed Ecobonus: chi ha diritto alla detrazione del 110%

26 giu 2020 | 4 min di lettura | Pubblicato da Giorgia Nardelli

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Anche la sostituzione della caldaia di casa o condominiale con una più efficiente rientra tra i lavori ammessi al "super" Ecobonus del 110%. Assieme al maxi incentivo fiscale, il Decreto rilancio (Dl 34/2020) ha però introdotto una serie di paletti che limitano la platea dei beneficiari. Per godere dello sconto fiscale del 110% su piccoli lavori è necessario abbinare l’intervento ad altri lavori ben più significativi che riguardano tutto l’edificio.

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Come chiarisce il testo del decreto, è indispensabile procedere con il cappotto termico su almeno il 25% della superficie esterna dello stabile, e chi ha il riscaldamento centralizzato dovrà sostituire l’impianto condominiale con un nuovo impianto, sempre centralizzato per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda.

C’è poi un’altra condizione da rispettare: insieme tutti i lavori dovranno produrre un miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o il raggiungimento della classe energetica più alta. L’agevolazione dovrebbe restare in piedi fino al 31 dicembre 2021, ma nel pacchetto di emendamenti al decreto Rilancio c’è anche il prolungamento degli incentivi fino al 2022, oltre che la possibilità di estenderli alle seconde case unifamiliari. Altre novità dovrebbero arrivare dalla circolare dell’Agenzia delle entrate, attesa a breve. Nel frattempo, vediamo a chi sono riservate le agevolazioni.

Sostituire la caldaia condominiale

La strada, in questi casi, è più facile. La superdetrazione del 110 per cento è ammessa per tutti i condomini nel caso in cui si sostituisca l’impianto di riscaldamento centralizzato installando una caldaia a condensazione di classe A, (la tipologia di apparecchi efficienti che recuperano l’energia termica dai fumi della combustione), o un impianto a pompa di calore, volendo abbinabile all’installazione di pannelli fotovoltaici, per una spesa massima di 30 mila euro per unità immobiliare.

Non fa differenza se la casa in condominio è quella di residenza, il proprietario ha comunque diritto all’agevolazione fiscale, purché venga raggiunto l’obiettivo del miglioramento della classe energetica.

Cambiare impianto nella casa unifamiliare

Anche in questo caso si può usufruire della maxi detrazione, il decreto Rilancio chiarisce che l'agevolazione è riservata anche ai lavori di efficientamento che interessano le case unifamiliari, a patto che siano prime case. Qualche novità positiva potrebbe arrivare però in fase di conversione del decreto, e il beneficio potrebbe essere esteso anche alle seconde case.

La caldaia di casa dovrà però essere sostituita con le pompe di calore ad alta efficienza oppure con impianti ibridi, cioè composti da una pompa di calore integrata con una caldaia a condensazione, che si attiva quando ci sono temperature molto rigide. La terza alternativa è quella degli impianti a pompe di calore a energia geotermica, che sfruttano invece il calore del terreno. In tutti i casi la spesa massima da portare in detrazione, sarà sempre entro i 30 mila euro, che lo Stato restituirà in 5 anni.

Cambiare la caldaia dell'appartamento

La possibilità di ottenere la detrazione cambiando la caldaia si fa più lontana. Per gli appartamenti, a conti fatti, lo sconto fiscale del 110% si concretizza solo se la sostituzione della caldaia di casa con un apparecchio efficiente – parliamo sempre di caldaie a condensazione in classe A o impianti a pompa di calore - si accompagna contestualmente all'avvio di lavori condominiali come la coibentazione delle pareti o dei tetti dello stabile (almeno il 25%, per una spesa massima di 60 mila euro a condomino), garantendo il "salto" di almeno due livelli nella pagella energetica.

In caso contrario, a meno di ulteriori chiarimenti dell’agenzia delle Entrate, il costo dell’operazione del singolo appartamento potrà essere portato il detrazione solo nella misura già prevista dalle vecchio norme sull’ecobonus, che per le caldaie a condensazione ad alta efficienza, così come per le pompe di calore prevedono uno sconto fiscale del 65% della spesa.

Come funziona lo sconto in fattura

Qualunque sia il tipo di intervento, si può sfruttare però l’altra importante novità contenuta del decreto Rilancio, e cioè la possibilità di trasformare la detrazione fiscale – che di norma lo Stato restituirebbe in 5 anni, almeno per i lavori fatti entro fine 2021 – in uno sconto diretto sulla fattura. All’articolo 121 il decreto prevede infatti la possibilità di cedere alla ditta che esegue i lavori o al fornitore il credito con lo Stato: l'impresa potrà utilizzarlo in compensazione delle tasse dovute, o cederlo a sua volta a un intermediario finanziario.

Alcune società del settore già offrono agli utenti finali un "pacchetto" di servizi che va dalla diagnosi energetica dell’edificio all’acquisto del credito con lo Stato, passando naturalmente per l'esecuzione dei lavori, ma anche per i piccoli interventi è sufficiente informarsi presso il proprio rivenditore.

Autore
giorgia nardelli

Pugliese trapiantata in Emilia, giornalista professionista dal 2005, laurea in filologia romanza e master in giornalismo all’Università di Bologna.

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