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Prestiti per professionisti: avvocati, ingegneri, architetti

prestiti guide prestiti per professionisti

Le 3 cose da sapere:

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    Anche lavoratori autonomi e liberi professionisti con partita IVA possono richiedere un prestito.

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    Anche lavoratori autonomi e liberi professionisti con partita IVA possono richiedere un prestito.

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    Di solito è richiesto di presentare la dichiarazione dei redditi.

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    Di solito è richiesto di presentare la dichiarazione dei redditi.

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    Confrontare le offerte aiuta a scegliere il prestito più adatto alle proprie esigenze.

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Prestiti personali: ottieni fino a 100.000€
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I prestiti per partite IVA sono soluzioni di finanziamento pensate per chi lavora in proprio, come avvocati, ingegneri, architetti, consulenti, freelance e altri liberi professionisti. Possono essere richiesti per ottenere liquidità, sostenere una spesa personale importante o affrontare esigenze legate alla propria attività.

Per chi ha una partita IVA, l’accesso al credito può richiedere qualche verifica in più rispetto a un lavoratore dipendente. Il motivo principale è che il reddito non viene dimostrato con una busta paga, ma attraverso la dichiarazione dei redditi e altri documenti utili a valutare la capacità di rimborso.

Banche e finanziarie analizzano quindi la situazione economica del richiedente, la continuità dell’attività e la sostenibilità della rata. Vediamo come funzionano i prestiti per partite IVA, quali requisiti servono e quali documenti bisogna presentare.

Sommario

Perché è più difficile ottenere un prestito da partita IVA

Ottenere un prestito con partita IVA può essere più complesso, perché la banca o la finanziaria deve valutare il reddito in modo diverso rispetto a quanto avviene per un lavoratore dipendente. Chi ha un contratto di lavoro subordinato può presentare buste paga e contratto; chi lavora in proprio, invece, deve dimostrare la propria solidità economica attraverso la documentazione fiscale.

Paradossalmente, per i professionisti con partita IVA potrebbe essere potenzialmente più semplice richiedere un mutuo, perché la banca in questo caso eroga una somma di denaro per una finalità ben precisa e può contare sull’ipoteca sull’immobile come forma di garanzia.

I prestiti personali, invece, pur riguardando somme più contenute, possono essere destinati alle più svariate esigenze. Chi li richiede può aver bisogno di liquidità, voler sostenere una spesa familiare, acquistare un bene importante oppure investire nella propria attività professionale. Proprio per questa maggiore flessibilità, la finanziaria deve valutare ancor più attentamente la capacità del richiedente a partita IVA di rimborsare le rate.

L’istituto valuta non solo il reddito dichiarato, ma anche la sua continuità nel tempo, eventuali finanziamenti già attivi e la presenza di garanzie aggiuntive.

Perché un prestito partita IVA può essere più difficile da ottenere:

  • il reddito viene valutato tramite documentazione fiscale, non tramite busta paga;
  • la banca verifica la continuità dell’attività e degli incassi;
  • possono essere richiesti documenti relativi a più annualità;
  • la rata deve essere sostenibile rispetto al reddito dichiarato;
  • in alcuni casi può essere utile o necessario un garante.

Reddito variabile e assenza di stipendio fisso

Nel valutare una richiesta di finanziamento da parte di una partita IVA, la banca o la finanziaria si concentra soprattutto sulla stabilità economica complessiva del richiedente. Non basta quindi verificare quanto è stato dichiarato nell’ultimo anno: conta anche capire se quel reddito è coerente, continuativo e sufficiente rispetto alla rata richiesta.

Un libero professionista può avere entrate diverse nel corso dell’anno, ma questo non rappresenta automaticamente un ostacolo. La valutazione diventa più favorevole quando la documentazione mostra un’attività avviata, redditi adeguati e una gestione regolare degli impegni finanziari.

Gli elementi più importanti sono:

  • continuità dell’attività, soprattutto se la partita IVA è attiva da più anni;
  • andamento dei redditi, valutato anche su più dichiarazioni annuali;
  • rapporto tra reddito dichiarato e rata, per verificare che il rimborso sia sostenibile;
  • finanziamenti in corso, che incidono sulla capacità di assumere un nuovo impegno;
  • regolarità dei pagamenti, utile per valutare l’affidabilità creditizia del richiedente.

Questi aspetti permettono alla finanziaria di capire se il prestito richiesto è compatibile con la situazione economica della persona. Una documentazione completa e coerente può quindi rendere la pratica più solida.

Valutazione del rischio da parte delle banche

Quando una banca o una finanziaria riceve una richiesta di prestito, valuta il rischio collegato all’operazione. L’obiettivo è verificare se il richiedente può sostenere la rata per tutta la durata del finanziamento.

Per una partita IVA, la valutazione si basa soprattutto sulla dichiarazione dei redditi e sullo storico dell’attività. La banca può richiedere documenti relativi a più annualità, così da verificare se il reddito è stabile o se presenta oscillazioni rilevanti.

In alcuni casi possono essere richiesti anche:

  • estratti conto recenti;
  • informazioni su altri finanziamenti attivi;
  • documentazione sull’attività professionale;
  • eventuali garanzie aggiuntive.

La presenza di una buona documentazione può aiutare a rendere la richiesta più chiara. Se i redditi dichiarati sono coerenti con l’importo richiesto e con la rata prevista, la possibilità di ottenere il prestito aumenta.

Un ruolo importante è svolto anche dall’affidabilità creditizia. La banca può verificare se il richiedente ha pagato regolarmente prestiti precedenti o se risultano segnalazioni negative nei sistemi di informazioni creditizie. Questo controllo serve a valutare il comportamento passato nei rapporti con il credito.

Differenze rispetto ai lavoratori dipendenti

La differenza principale tra una partita IVA e un lavoratore dipendente riguarda il modo in cui viene dimostrato il reddito. Il dipendente presenta busta paga e contratto di lavoro, mentre il libero professionista deve fare riferimento alla dichiarazione dei redditi e, se necessario, ad altri documenti integrativi.

Questo non significa che una partita IVA non possa ottenere un prestito personale. Oggi i prestiti per partite IVA sono più accessibili rispetto al passato, ma resta necessario dimostrare con chiarezza la capacità di rimborso.

AspettoPartita IVALavoratore dipendente
RedditoValutato tramite dichiarazione dei redditi e storico dell’attivitàValutato tramite busta paga e contratto
Entrata mensilePuò non essere regolareDi norma è stabile
Documento principaleDichiarazione dei redditiBusta paga
Valutazione della praticaPuò richiedere più verificheSpesso più immediata
Garanzie richiesteTalvolta può essere richiesto un garanteMeno frequente
Storico consideratoRedditi e attività degli ultimi anniRapporto di lavoro in corso

Per questo motivo, chi ha una partita IVA dovrebbe preparare con attenzione la documentazione prima di presentare la domanda. Una richiesta completa, coerente e ben supportata può facilitare l’analisi da parte della finanziaria.

Requisiti per ottenere un prestito per partita IVA

Un libero professionista può ottenere un prestito personale, ma deve dimostrare di avere i requisiti richiesti dalla banca o dalla finanziaria. In passato l’accesso al credito per chi lavorava in proprio era spesso più difficile, mentre oggi le soluzioni disponibili sono più numerose.

Avvocati, architetti, ingegneri, consulenti, freelance e altri professionisti possono richiedere un finanziamento, purché siano in grado di presentare una documentazione adeguata e di sostenere la rata nel tempo.

I requisiti principali per richiedere un prestito partita IVA online o tramite canali tradizionali sono generalmente:

  • essere maggiorenni e residenti in Italia;
  • avere un documento di identità valido e un codice fiscale;
  • essere titolari di partita IVA;
  • presentare una dichiarazione dei redditi;
  • dimostrare un reddito sufficiente rispetto alla rata;
  • avere un conto corrente intestato;
  • non avere situazioni creditizie problematiche.

Le finanziarie valutano anche l’affidabilità creditizia del richiedente. Se in passato ci sono stati ritardi nei pagamenti o segnalazioni come cattivo pagatore, la richiesta può essere più difficile da approvare.

Un altro elemento importante è la continuità dell’attività. Chi lavora con partita IVA da più anni può presentare uno storico reddituale più completo. Questo consente alla banca di verificare l’andamento delle entrate e la sostenibilità del finanziamento richiesto.

Per i prestiti per nuove partite IVA, invece, la valutazione può essere più complessa.

Tra queste può esserci il garante, cioè una persona che si impegna a rispondere del finanziamento se il richiedente non riesce a rispettare il piano di rimborso. La sua presenza può rafforzare la pratica, soprattutto quando il reddito non è ancora stabile o quando l’importo richiesto è elevato rispetto alle entrate dichiarate.

I finanziamenti partita IVA possono essere richiesti per esigenze diverse. Un professionista può avere bisogno di liquidità per affrontare una spesa personale, acquistare un’auto, sostenere lavori in casa, saldare debiti ancora aperti o gestire spese impreviste. In altri casi, il prestito può servire per migliorare la propria attività, acquistare arredi per lo studio, cambiare sede, investire in strumenti di lavoro o sostenere costi legati alla professione.

Il prestito personale, di norma, non obbliga a indicare nel dettaglio come sarà utilizzata la somma ottenuta. Tuttavia, per una partita IVA, spiegare la finalità del finanziamento può essere utile. Se la richiesta è collegata a un’esigenza chiara e coerente con la situazione economica del richiedente, la pratica può risultare più completa.

Quali documenti vanno presentati per ottenere un prestito per partite IVA

Per ottenere un prestito libero professionista o un finanziamento per partita IVA è necessario presentare documenti personali e reddituali. La documentazione permette alla banca o alla finanziaria di verificare l’identità del richiedente e la sua situazione economica.

I documenti richiesti possono cambiare in base all’istituto di credito, all’importo del prestito e al profilo del richiedente. In generale, però, servono:

  • documento di identità valido, come carta d’identità, patente o passaporto;
  • codice fiscale o tessera sanitaria;
  • certificato di residenza o stato di famiglia, se richiesti;
  • una bolletta recente o un estratto conto recente;
  • dichiarazione dei redditi;
  • eventuale documentazione relativa all’attività;
  • documenti personali e reddituali del garante, quando previsto.

La dichiarazione dei redditi è il documento principale per valutare la situazione economica di una partita IVA. Mostra il reddito dichiarato e permette alla finanziaria di capire se l’importo richiesto è compatibile con la capacità di rimborso.

Nel lavoro autonomo, però, i redditi possono cambiare da un anno all’altro. Se l’andamento è discontinuo, la finanziaria può richiedere documenti relativi a più annualità. In questo modo può verificare non solo il reddito dell’ultimo anno, ma anche la continuità complessiva dell’attività.

Tra gli elementi che possono influire sulla valutazione ci sono:

  • reddito dichiarato e sua continuità;
  • importo richiesto e durata del rimborso;
  • eventuali debiti o finanziamenti già presenti;
  • affidabilità creditizia del richiedente;
  • garanzie aggiuntive, se richieste.

È importante che i documenti siano aggiornati e coerenti. Una pratica incompleta può rallentare la valutazione o rendere necessario l’invio di ulteriori informazioni. Prima di presentare la richiesta, quindi, è utile verificare di avere tutta la documentazione necessaria.

Il documento di reddito, per i liberi professionisti, è rappresentato dal Modello Redditi PF (ex Modello Unico). Il Modello Redditi mostra la cifra dei guadagni annui: è quindi possibile utilizzarlo come riferimento per gli introiti mensili. È inoltre necessario che i soggetti non siano stati precedentemente segnalati al CRIF, ente che si occupa di valutare la situazione creditizia dei richiedenti ed eventualmente iscriverli negli elenchi dei cattivi pagatori

Il problema è che, nel lavoro autonomo, un'annata può essere molto più remunerativa di quella precedente e viceversa. Per questo motivo, solitamente, è richiesta la documentazione di reddito relativa agli ultimi 3 anni di attività. Se gli ultimi tre Modelli mostrano un buon reddito e una buona coerenza tra di loro, il prestito verrà sicuramente erogato senza troppi problemi.

Prestiti personali: ottieni fino a 100.000€
Pubblicato il 28-06-2020 | Aggiornato il 06-07-2026 | 8 min di lettura | Pubblicato daRedazione Facile.it

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