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Credito al consumo: per le imprese i tassi restano elevati

Pubblicato il 06-04-2026 | Aggiornato il 20-05-2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da
eleonora d angelo
Eleonora D'angelo
ragazzo con cellulare e carta di credito

Secondo il Centro Studi di Unimpresa, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il costo del credito in Italia resta elevato.  Le condizioni più onerose riguardano il credito al consumo e, in particolare, i prestiti alle imprese, con tassi più alti applicati a diverse forme di finanziamento come il credito revolving, gli scoperti senza affidamento e le cessioni del quinto.

In questo contesto, Facile.it, leader nel confronto di prestiti online, analizza il quadro generale e i dati provenienti da recenti studi di settore.

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Sommario

Aumentano i prestiti ma il credito è sempre più oneroso. Tassi elevati sulla maggior parte dei finanziamenti

I prestiti alle imprese e alle famiglie sono in crescita del 2,1% su base annua, proseguendo il percorso di crescita iniziato alla fine del primo trimestre 2025.

Nel dettaglio, per le famiglie è il quattordicesimo mese consecutivo in cui si è registrato un incremento, mentre per le imprese è l’ottavo mese consecutivo in cui sono cresciuti i finanziamenti.

I prezzi al consumo però sono in aumento, l’inflazione galoppa e tanto le famiglie quanto le imprese italiane faticano ad affrontare anche le spese ordinarie. 

Il ricorso ai prestiti quindi è sempre più frequente, ma i tassi, come dimostrato da alcuni studi di settore, crescono e rendono l’accesso al credito sempre più difficile.

In una recente indagine, il Centro Studi di Unimpresa ha rilevato che:

  • tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 il costo del credito in Italia resta elevato;
  • i tassi più alti riguardano il credito al consumo;
  • i tassi sul credito revolving si attestano al 16,07%;
  • i tassi sugli scoperti senza affidamento superano il 15,6%;
  • i prestiti cessione del quinto hanno raggiunto il 13,85%;
  • il credito personale si attesta al 11,32%;
  • il credito finalizzato si attesta al 10,88%;
  • i finanziamenti tramite carte di credito si attestano all’11,57%.

Nei prestiti alle imprese, livelli compresi tra il 5% e l’8%, più elevati sulle operazioni di minore importo

A marzo 2026, l’Istat ha rilevato una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua dell’indice dei prezzi al consumo.  L’Italia dunque è ancora nella morsa dell’inflazione, e anche se i prestiti aumentano, come dimostrato dall’ultimo Rapporto ABI di marzo 2026, non tutti riescono ad accedere al credito.

Sono le imprese, in particolare, a risentire maggiormente dell’aumento dei tassi d’interesse. Il differenziale rispetto al costo della raccolta, rischia di frenare investimenti e crescita. Anche nelle forme di finanziamento più strutturate, i tassi restano su livelli compresi tra il 5% e l’8%, con valori ancora più elevati per le operazioni di importo ridotto (microcredito). 

In questo contesto, molte imprese finiscono per rinunciare a richiedere un prestito per aprire attività, orientandosi invece verso soluzioni alternative come la finanza agevolata. Il confronto con il costo del denaro nell’area euro, fermo intorno al 2%, evidenzia un divario ancora marcato, segnale di una politica monetaria lenta e parziale. 

Le imprese, in particolare le piccole e medie, continuano infatti a sostenere oneri finanziari significativi, con effetti diretti sulla capacità di investimento e sulla competitività.  Secondo Unimpresa, quindi, è necessario intervenire per rendere più efficiente il meccanismo di erogazione del credito, riducendo lo spread tra costo della raccolta e tassi applicati.

  • La percentuale di prestiti erogati in Italia a famiglie e imprese è in crescita.
  • Il costo del credito aumenta per ogni tipologia di prestito, con tassi elevati su tutte le forme di finanziamento, incluse le carte di credito.
  • L’aumento dei tassi scoraggia le piccole e medie imprese negli investimenti e nell’apertura di nuove attività.
In sintesi

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