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Il Fondo di sostegno alla natalità 2020: come funziona

E’ stato confermato anche per il 2020 il Fondo di sostegno alla natalità, istituito presso il Dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio a partire dal 1° gennaio 2017. Il fondo può contare su una dotazione di 13 milioni di euro e ha l’obiettivo di sostenere finanziariamente le famiglie con figli attraverso un prestito a tasso agevolato, garantito dallo Stato sino al 50% del capitale ottenuto in prestito.

Le caratteristiche del Fondo Natalità 2020

Si possono richiedere in prestito fino a 10mila euro da rimborsare in sette anni al massimo, in un’unica soluzione o in più rate che vanno stabilite con la banca che eroga il finanziamento.

Il Taeg (Tasso annuo effettivo globale) fisso applicato, cioè il tasso che esprime in percentuale il costo totale del prestito, non deve superare il valore del Tegm (Tasso effettivo globale medio) rilevato ogni tre mesi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per i prestiti personali e in vigore nel momento in cui viene concesso il finanziamento.

Il prestito va richiesto esclusivamente a una delle banche che hanno aderito all’iniziativa, poco meno di 40, il cui elenco è disponibile sul sito di Consap, la Concessionaria servizi assicurativi pubblici che gestisce il Fondo.

Le banche o gli intermediari finanziari aderenti non possono chiedere garanzie aggiuntive oltre a quella rilasciata dal Fondo stesso. Tuttavia, l’ultima parola circa la concessione del prestito spetta comunque alla banca. La garanzia statale non esenta le famiglie dal rimborsare puntualmente il finanziamento alle scadenze pattuite.

In caso contrario, si incorre nelle normali procedute esecutive per il recupero del credito. Il prestito può essere utilizzato per sostenere qualsiasi spesa.

Chi può richiedere il prestito

Il finanziamento può essere richiesto dalle famiglie con bambini nati o adottati a partire dal 1° gennaio 2017 e sino al compimento dei tre anni di età o entro i tre anni dall’adozione. Il prestito viene concesso a tutti indipendentemente dal reddito percepito.

Chi fa domanda di finanziamento deve avere la cittadinanza italiana oppure quella di un Paese membro dell’Unione europea. Possono fare richiesta anche i cittadini extracomunitari purché con permesso di soggiorno di lungo periodo, conformemente a quanto previsto dall’art. 9 del decreto legislativo n. 286/1998. I richiedenti devono infine avere la residenza in Italia e non sono previste priorità nella concessione del prestito.

Come presentare la domanda

La richiesta va formulata servendosi dell’apposito modulo che può essere scaricato dal sito di Consap o da quello dell’Abi (Associazione bancaria italiana). Il modulo, compilato in tutte le sue parti, va consegnato alle banche o agli intermediari finanziari che hanno aderito al Fondo di sostegno alla natalità, secondo le modalità previste dal Protocollo d’intesa sottoscritto il 19 marzo 2019 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia e l’Abi.

Moduli diversi da quelli messi a disposizione da Consap e Abi non vengono presi in considerazione. Insieme alla domanda va anche consegnata tutta la documentazione del caso, a partire dai certificati di nascita o di adozione del figlio e dai documenti di identità dei richiedenti.

In caso di responsabilità genitoriale, un tempo chiamata potestà, o di affido condiviso può essere richiesto un solo finanziamento. Le dichiarazioni rese sono sottoposte a controlli, come previsto dall’art. 71 del Dpr 445/2000. Qualora le dichiarazioni e le attestazioni dovessero risultare false, il prestito viene revocato e gli atti trasmessi alle autorità competenti. Una volta presentata la domanda, la banca o l’intermediario finanziario valuta la richiesta, delibera la concessione del prestito e accredita l’importo finanziato al richiedente secondo le formule prestabilite al momento della firma del contratto.

pubblicato da il 25 marzo 2020

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Giornalista professionista, collabora da diversi anni con il Sole 24 Ore (Casa24Plus, Mondo Immobiliare). In passato ha lavorato, tra gli altri, per Tempo Economico e Tgcom

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