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Le 3 cose da sapere:
  1. 1

    Nel reverse factoring l’impresa debitrice cede alla banca il credito vantato nei confronti dei fornitori.

  2. 2

    Il reverse factoring si basa sull’uso di innovative piattaforme digitali.

  3. 3

    Il reverse factoring si rivolge alle grandi realtà aziendali.

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Il reverse factoring rappresenta un’ancora di salvezza per il sistema industriale, sebbene per molte imprese resti un terreno ancora inesplorato. Si tratta di uno strumento finanziario moderno volto a sostenere le aziende che fanno parte di una filiera produttiva e ad aiutarle nella gestione del capitale circolante. Una leva commerciale, insomma, a sostegno dell’economia del Paese. Andiamo a scoprire cos’è il reverse factoring e quali vantaggi offre

Sommario

Reverse Factoring: cosa è

Il reverse factoring, chiamato anche factoring indiretto o credito di filiera, è un tipo di finanziamento che capovolge la logica del factoring tradizionale al fine di favorire l’accesso al credito delle imprese facenti parte di una filiera produttiva. Nel reverse factoring, infatti, è l’impresa debitrice a cedere alla banca (factor) il credito vantato nei confronti dei fornitori, e non il creditore a rivolgersi al factor per chiedere l’anticipo sui crediti, come avviene nel factoring tradizionale.

Reverse Factoring: come funziona

Nel reverse factoring, a fronte di un accordo siglato tra la banca e l’impresa debitrice (ceduto), i fornitori (cedenti) cedono al finanziatore i crediti commerciali vantati nei confronti dell’azienda alle migliori condizioni, ottenendo liquidità e, se lo richiedono, beneficiando della clausola pro soluto (assunzione da parte del factor del rischio di insolvenza del debitore).
Grazie a questo tipo di accordo, le imprese fornitrici hanno la possibilità di monetizzare i crediti in tempi molto ridotti e, sfruttando lo standing creditizio del cliente, possono ottenere finanziamenti a tassi più convenienti.
Il reverse factoring si basa sull’uso di innovative piattaforme digitali capaci di gestire flussi elevati di informazioni (fatture rientranti nel programma, prestazioni operative dei fornitori, ecc.). Queste piattaforme consentono di smobilizzare i crediti prima della scadenza a costi contenuti, in tempi estremamente veloci ed evitando le lungaggini burocratiche.

Differenze con il factoring tradizionale

Il reverse factoring differisce dal factoring tradizionale per il semplice fatto che non è il creditore a rivolgersi al factor, ma è il debitore che decide di adottare questa soluzione con l’obiettivo di gestire meglio il proprio ciclo passivo. Vediamo come funziona nella pratica attraverso un esempio.
Consideriamo due aziende: l’azienda A, produttrice di farina, e l’azienda B, impresa internazionale solida, robusta e di dimensioni elevate di cui l'azienda A è fornitrice.
Secondo la logica del factoring tradizionale, l’azienda A si rivolge alla banca per ottenere l’anticipazione, in tutto o in parte, del corrispettivo dei propri crediti.
Con il reverse factoring, invece, è l’azienda B a siglare un accordo con la banca per la gestione del proprio portafoglio debitori.

Reverse Factoring pro solvendo e pro soluto

Come nel factoring tradizionale, la cessione del credito nel reverse factoring può avvenire secondo due modalità:

  • factoring pro solvendo, quando il rischio di mancato o parziale pagamento da parte del debitore resta a carico del cedente del credito;
  • factoring pro soluto, quando il rischio di insolvenza del debitore ceduto viene assunto dalla banca, previa determinazione del limite massimo dell’importo dei crediti per i quali il factor è disposto ad assumersi tali rischi. L’utilizzo di questo servizio comporta un costo maggiore a fronte della remunerazione della garanzia.

Reverse Factoring: a chi è rivolto?

Il reverse factoring si rivolge alle grandi realtà aziendali (aziende debitrici) considerate molto affidabili e provviste di un portafoglio fornitori considerevole ma può essere allargato anche alle capofiliere di medie dimensioni. Questa soluzione si rivela particolarmente utile per le imprese che vogliono essere assistite nella gestione dei debiti di fornitura migliorando i rapporti commerciali con i fornitori e ottimizzando le procedure di pagamento.

I benefici nella filiera

In un momento di fragilità delle filiere del made in Italy, il reverse factory rappresenta uno strumento molto utile per supportare la crisi di liquidità. Il ricorso a questa formula innovativa di finanziamento può offrire uno scudo contro i rischi di mancato pagamento, obiettivo di tutte le soluzioni di supply chain finance.
L’adozione di soluzioni di reverse factoring apporta numerosi benefici alla filiera, primo fra tutti quello di sostenere le piccole aziende fornitrici consentendo loro di sbloccare liquidità incassando in anticipo i crediti di filiera. Altri benefici per la filiera sono la garanzia di una continuità di relazione tra fornitore e cliente e l’ottimizzazione del capitale circolante operativo dell’intera catena.

Vantaggi del Reverse Factoring

La formula del reverse factoring è una transazione win-win che offre numerosi vantaggi a tutti i soggetti coinvolti: azienda capofiliera, fornitori e istituto finanziario.
I fornitori che accedono al finanziamento tramite lo strumento del factoring indiretto hanno la possibilità di cedere i loro crediti commerciali a condizioni agevolate, con un rischio minore derivante dal fatto di godere del merito creditizio più alto del debitore ceduto. Inoltre, in caso di factoring pro soluto, le imprese fornitrici trasferiscono alla banca il rischio di mancato pagamento del debitore.
Per quanto riguarda l’impresa debitrice, i principali vantaggi provenienti dalla partnership con il factor sono la possibilità di fidelizzare il rapporto di fornitura, dilazionare i termini originari di pagamento dei debiti e semplificare le procedure amministrative legate alla contabilità dei fornitori. Un altro vantaggio è il risparmio di costi derivante dalla semplificazione delle procedure di pagamento ai fornitori.
L'istituto di credito, dal canto suo, entra in possesso di informazioni importanti e aggiornate circa le performance dei fornitori senza costi aggiuntivi e può acquistare i crediti da acquirenti trasparenti e di qualità.

Reverse Factoring: i costi

I costi del reverse factoring a carico dell’azienda debitrice sono costituiti dalla commissione di factoring, espressa in valore percentuale rispetto alla fattura, e dagli interessi sugli anticipi concessi. Si deve inoltre tenere conto dei costi d’istruttoria, delle spese di handling legate alla gestione dei documenti (fatture, bolle, effetti, ecc.) e di altri costi gestionali come il plusfactoring, che consiste nell’addebito di un costo aggiuntivo in caso di ritardato pagamento dei crediti ceduti.

Reverse Factoring Evoluto

L’advanced reverse factoring, o reverse factoring evoluto, è un tipo di credito di filiera che utilizza la fatturazione elettronica e le piattaforme informatiche cloud al fine di anticipare le fatture in modo flessibile, contenendo il rischio e il costo del finanziamento grazie al maggior scambio di informazioni tra il factor e le imprese della filiera.
Nel reverse factoring evoluto tutti i processi sono digitalizzati e i dati sono centralizzati in un’unica piattaforma. Il ruolo dell’infrastruttura tecnologica è centrale perché permette di gestire grandi quantità di informazioni e di automatizzare i flussi finanziari necessari ai fornitori e ai clienti.

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