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Aumenta il carovita e l'indebitamento delle famiglie italiane

Pubblicato il 01-03-2024 | Aggiornato il 21-05-2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da
cristina bartelli
Cristina Bartelli
parola esperto prestiti carovita

Un debito da 9000 euro per ogni nuovo nato italiano. E’ un calcolo fatto da Assoutenti a fine 2023 sul livello di indebitamento delle famiglie italiane. Il carovita sembra non cedere il passo anche se un'altra associazione, questa volta Fabi, Federazione Autonomi Bancari, spiega che, pur in epoca di inflazione e prezzi alle stelle, gli italiani continuano ad accumulare risparmi. Mentre negli ultimi due anni una terza associazione, la Cgia di Mestre calcola che complice l’aumento generalizzato dei prezzi si è registrata la perdita di potere di acquisto più alta degli ultimi 25 anni. Cosa succede? Proviamo a mettere in fila un po’ di elementi.

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La corsa dell’inflazione

A fine dicembre Assoutenti calcolava che ogni nuovo nato italiano ha già un debito di 9.949 euro, mentre ogni famiglia residente porta sulle spalle un debito verso banche e società finanziarie di circa 22.674 euro.

Banca d'Italia nel suo tradizionale focus sulla ricchezza finanziaria delle persone fisiche, di fine 2023, così analizza la situazione risparmio: “Alla fine del 2022 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 10.421 miliardi di euro. Rispetto al 2021 è diminuita dell'1,7% in termini nominali, dopo tre anni di crescita”. Se si guarda ai prezzi al consumo spiega Banca di Italia il calo in termini reali è stato più marcato:il calo in termini reali, usando come deflatore l'indice dei prezzi al consumo, -12,5%. In calo anche il rapporto tra quello che la ricchezza netta e il reddito lordo disponibile sceso da 8,7 a 8,1, tornando ai livelli del 2005.

L'aumento delle attività non finanziarie nel 2022 (+2,1%) si è riflesso soprattutto sul valore delle abitazioni, che ha registrato il più elevato tasso di crescita dal 2009; il peso di questa componente sul totale della ricchezza lorda ha raggiunto il 46,3%.

Le attività finanziarie si sono contratte del 5,2%, principalmente per effetto della riduzione del valore delle azioni e degli strumenti del risparmio gestito. Dopo circa un decennio sono tornati a crescere i titoli di debito detenuti dalle famiglie, in buona parte emessi dalle amministrazioni pubbliche, mentre l'aumento dei depositi è stato contenuto, dopo il forte accumulo osservato nel triennio precedente. La crescita delle passività finanziarie (+2,8%) è riconducibile soprattutto alla componente dei prestiti.

Per la Fabi anche in contesto di inflazione gli italiani seppur tirando la cinghia non hanno perso la propensione al risparmio sebbene siano meno ricchi sul conto corrente: Nel corso del 2023 la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta di quasi 80 miliardi, arrivando a quota 5.216 miliardi, ben 552 miliardi in più rispetto al 2019, ovvero prima della pandemia. Secondo Fabi, il dato va letto in una propensione al risparmio intatta, meno liquidità sui conti correnti, ma alla ricerca di maggiori rendimenti anche a costo di rischi più elevati.

Aumenta il costo della vita, persi quasi 2 mld di euro

Gli aumenti generalizzati del carrello della spesa e delle bollette incidono sia sul senso di povertà percepito sia su quello reale. La Cgia di Mestre ha calcolato che gli aumenti più importanti avvenuti tra il 2021 e il 2023 hanno interessato i biglietti aerei dei voli internazionali (+106,1%), le bollette dell’energia elettrica (+93,1%), i ticket dei voli aerei nazionali (+65,4%), le bollette del gas (+62,5%), lo zucchero (+61,7%), il riso (+48,2%), l’olio di oliva (45,5%), il latte a lunga conservazione (+37,4%) e il burro (+37%). Hanno invece avuto una riduzione di prezzo i televisori (-28,6%) e i telefoni cellulari (-12%). Per le Acli in potere di acquisto le famiglie italiane hanno perso quasi 2 mld di euro. Ed è la dichiarazione dei redditi a raccontare il 2022 l’anno dell’inflazione a due. L’Acli ha esaminato, in una ricerca di febbraio 2024, i dati emersi dalla campagna dichiarativa 2023 appena conclusa, gettando uno sguardo su elementi che forniscono indicazioni oggettive di quanto abbia impattato l’aumento dei prezzi sugli italiani.

Le famiglie del panel sono state 602.000 circa. Di queste, 475.000 famiglie, pari all’ 80% del totale del panel, hanno perso potere di acquisto rispetto a prima del Covid a causa dell’inflazione a doppia cifra.

In termini di reddito equivalente familiare, calcola il Caf Acli, si tratta di 1,9 miliardi di euro, e questo solamente per la porzione di dichiaranti coinvolti nel panel.

La perdita mediana di reddito familiare equivalente mensile è stata di 240 euro sul totale del panel del Caf Acli, dal 2019 al 2022. Se entriamo nel dettaglio della tipologia familiare, la perdita mediana oscilla tra i 317 euro mensili delle famiglie bi-reddito senza carichi, e i 150 euro mensili persi dalle famiglie monoreddito con carichi, e dei vedovi con carichi.

“Se esprimiamo la perdita di potere d’acquisto in carrelli di spesa per beni primari alimentari (ipotizzando che un carrello di spesa di beni primari alimentari costi all'incirca € 90), le famiglie bi-reddito senza carichi hanno perso circa otto carrelli annuali”, si legge nella nota; “i separati/divorziati senza carichi sei carrelli; come sei sono i carrelli persi da single/unioni di fatto; fino a toccare i quattro carrelli di spesa persi delle famiglie monoreddito e dei vedovi.

La perdita di potere d’acquisto in rapporto ai redditi equivalenti varia anch’essa in base alla struttura familiare, e si va da una perdita del 10% circa sul reddito complessivo delle famiglie di reddito senza carichi e dei vedovi senza carichi; al 4,5% dei separati/divorziati con carichi e dei vedovi con carichi. L’incidenza della perdita sul reddito del totale del panel si attesta intorno all’8,7%. 2

In sostanza, ciò che non ha fatto il Covid (erodere i redditi del ceto medio), lo hanno fatto l’inflazione e la guerra. Una perdita invisibile, non rilevabile in busta paga, ma che erode lentamente scelte di spesa e risparmi andando a colpire i beni primari, essenziali per i ceti poveri e per il ceto medio basso. L’aumento del costo del denaro e quindi degli interessi sui mutui ha fatto il resto.

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Ecco dunque che in questo scenario può tornare utile conoscere la possibilità della richiesta di un prestito per far fronte ad emergenze di liquidità e poter pianificare una qualche spesa che altrimenti risulterebbe da rinviare. La soluzione può essere quella di confrontare le offerte di prestito personale su Facile.it  e scegliere quella più idonea alle proprie esigenze.

Nel 2023, come certificato dal Crif, la domanda dei prestiti delle famiglie è rimasta stabile, 0,4% rispetto al precedente anno torna invece a salire la richiesta degli importi in prestito: un +4,0% e un valore di 8.427 euro. Con oltre la metà dei richiedenti che ha necessità di prestiti di “Piccoli importi” sotto i 5.000 euro.

Autore
cristina bartelli

Giornalista professionista dal 2004 e vicecaporedattore per ItaliaOggi, scrive del Fisco in ogni sua forma. Ha fatto incursioni su Classcnbc e Tgcom per raccontare le novità di manovra di bilancio, sanatorie fiscali e storie di elusione.

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