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Credito a rate, gli italiani cambiano strada: meno revolving, più rate fisse

Pubblicato il 27-10-2026 | Aggiornato il 27-10-2026 | 4 min di lettura | Pubblicato da
cecilia pierami
Cecilia Pierami
Donna acquista online

Una volta la carta di credito era un oggetto non così diffuso e si tirava fuori dal portafoglio non troppo frequentemente e per lo più solo quando ci si trovava di fronte a un acquisto importante. Ma i tempi sono decisamente cambiati. Oggi infatti la carta di credito (che neppure tiriamo fuori dal portafoglio, ma abbiamo direttamente sul cellulare) è usata anche per le spese di tutti i giorni. Secondo l'Osservatorio sulle carte di credito e Digital Payments di Assofin, Ipsos Doxa e Nomisma powered by CRIF, i pagamenti digitali valgono ormai il 56% delle transazioni e il 45% degli italiani paga già con smartphone, app o dispositivi indossabili. 

Solo nel 2025 le transazioni con carta di credito hanno superato quota 1,8 miliardi (+6,9%) e l'importo medio è sceso a 62 euro. E non è cambiato solo quanto si spende con la carta, ma anche come lo si restituisce.

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  • La carta a saldo non genera interessi, mentre per rateizzare si sceglie tra il credito rotativo del revolving o la certezza di rate e durata fisse dell'instalment.
  • I consumatori usano sempre meno il revolving e preferiscono piani rateali definiti e formule Buy Now Pay Later, ormai diffuse anche tra chi ha già altri prestiti.
  • Prima di dilazionare un acquisto è fondamentale verificare il TAEG, i costi complessivi e il peso totale di tutte le rate aperte per non sovraccaricare il bilancio mensile.
In sintesi

Sommario

A saldo, revolving o a rate

Più di metà delle carte di credito attive lascia scegliere al titolare se pagare a saldo o a rate. A prevalere nella pratica è la "vecchia maniera": si spende nel corso del mese e il mese dopo si paga tutto in un colpo, senza interessi. Per chi invece decide di rateizzare ha due possibilità: il revolving o l'instalment. 

Con il revolving si restituisce ogni mese una quota e il credito disponibile si ricostituisce man mano. Con l'instalment una o più spese diventano un piccolo finanziamento collegato alla carta, con rate e durata fissate fin dall'inizio.

Un esempio pratico

Prendiamo un computer da 1.200 euro pagato con la carta di credito. Se la carta è usata a saldo, l'importo viene addebitato in un'unica soluzione alla scadenza prevista: niente interessi sull'acquisto, ma bisogna avere tutta la cifra sul conto. 

Con il revolving, invece, ipotizziamo una rata da 100 euro al mese e un TAN del 16,5%, senza altre spese: servono 13 rate da 100 euro e un'ultima da circa 21 euro, per un totale di circa 121 euro di interessi. Se nel frattempo si continua a usare la carta, i nuovi acquisti aumentano il debito e possono allungare il rimborso. 

Con l'instalment, l'acquisto viene suddiviso in un numero prestabilito di rate: ipotizzando 12 mesi e un TAN del 12%, sempre senza altre spese, si pagano circa 107 euro al mese e 79 euro di interessi complessivi. Per quell'acquisto, importi e scadenze sono definiti fin dall'inizio.

Il revolving perde terreno

Secondo i dati dell'Osservatorio nei primi sei mesi del 2026 il totale speso con le carte opzione, quelle che permettono di scegliere di volta in volta se pagare a saldo o a rate, e con quelle rateali è rimasto più o meno stabile, ma la parte pagata a rate è scesa dello 0,9%. 

A calare è stato il revolving. L'instalment, cioè la rateizzazione con rate e durata fissate fin dall'inizio, è invece cresciuto del 5,5%. In pratica, chi sceglie di pagare a rate preferisce sempre più spesso sapere subito quanto pagherà e per quanto tempo. Sull'utilizzo della carte di credito, opzione o rateali, va sottolineato come conti sempre di più l'online: gli acquisti in e-commerce sono infatti il 28% del totale.

In crescita risultano poi, sempre nei primi sei mesi dell'anno, anche le linee di credito non collegate a una carta, ovvero quelle che funzionano come una sorta di fido: la banca o la finanziaria mette a disposizione una somma massima, si preleva quello che serve, di solito facendoselo accreditare sul conto, e lo si restituisce a rate. Man mano che si rimborsa, la cifra torna disponibile. Nel 2025 queste linee di credito sono cresciute di circa il 20%, arrivando a 2,3 miliardi di euro, e nella prima metà di quest'anno hanno aggiunto un altro 11,8%.

Buy Now Pay Later, lo usa quasi un italiano su tre

Poi c'è il Buy Now Pay Later, il "compra ora, paga dopo" che divide un acquisto, spesso fatto online, in poche rate. Nel 2026 lo usa il 31% degli italiani, e non solo i giovanissimi: quasi la metà degli utenti ha tra 35 e 54 anni.

Inoltre più della metà di chi usa il BNPL ha anche prestiti o finanziamenti tradizionali: il BNPL, quindi, non li sostituisce ma si aggiunge a forme di credito già utilizzate. E il "compra ora, paga dopo" interessa anche le aziende: tra le imprese che conoscono il BNPL, oltre sei su dieci sarebbero interessate a usarlo nei pagamenti con fornitori e clienti.

Come scegliere

Se ci si chiede se esista e quale sia la formula migliore di pagamento, è bene chiarire che non esiste una risposta unica. Dipende infatti da quanto serve, in quanto tempo si pensa di restituirlo, da quanto costa e dalle rate che si stanno già pagando.

Prima di rateizzare, conviene farsi tre domande: quante rate saranno, quanto si restituirà in tutto e se ci sono costi. Per confrontare finanziamenti veri e propri, il numero da guardare è il TAEG, che mette insieme interessi e spese. 

E se tra carta, BNPL e prestiti le rate aperte cominciano a essere parecchie, vale la pena sommarle e vedere quanto pesano ogni mese. Chi ha più finanziamenti in corso può anche valutare un consolidamento dei debiti, che li riunisce in un unico prestito con una sola rata.

Autore

Lucchese di stanza a Milano, giornalista professionista dal 2009, ha lavorato principalmente sul web, occupandosi di cronaca, esteri, politica ed economia.

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