Prestiti, non basta lo stipendio: cosa guarderanno banche e finanziarie


Quando si chiede un prestito, lo stipendio è solo una parte della valutazione. Contano anche l’affitto, le spese di casa e le rate già in corso: quello che resta deve bastare per il nuovo impegno. Una parte di banche e finanziarie intende introdurre strumenti per misurare meglio questo equilibrio e riconoscere in tempo le difficoltà. È quanto emerge da un’indagine diffusa a ottobre da Experian, società di informazioni creditizie, in vista dell’applicazione delle nuove regole europee sul credito ai consumatori.
- Entro il 20 novembre 2026, banche e finanziarie dovranno adeguare le procedure alle nuove regole europee sul credito ai consumatori
- Le nuove norme rafforzano le tutele anche quando la valutazione passa da sistemi automatici.
- Una parte degli operatori sta preparando strumenti per accorgersi prima delle difficoltà di rimborso.
Sommario
Le nuove tutele per chi chiede credito
Le nuove regole europee sul credito ai consumatori, recepite in Italia con il decreto legislativo 212 del 2025, rafforzano la verifica della capacità di rimborso anche nell’interesse del cliente. L’obiettivo è evitare prestiti che non si riusciranno a ripagare. Le informazioni usate devono essere pertinenti e verificate, e i social network non possono essere usati come fonte per valutare una richiesta.
Una delle tutele riguarda le decisioni prese tramite sistemi automatici: il consumatore potrà chiedere una spiegazione della valutazione ricevuta, l’intervento di una persona e un riesame della decisione. Questo non significa, tuttavia, che il prestito verrà necessariamente concesso.
Quando scatta l’adeguamento
Il decreto prevede l’adeguamento delle procedure di valutazione entro il 20 novembre 2026. Il termine slitta se i 90 giorni concessi dall’entrata in vigore delle disposizioni attuative della Banca d’Italia si concludono dopo quella data.
Controlli più attenti sul peso dei debiti
In questo quadro, banche e finanziarie si preparano a valutare meglio il peso dei debiti. Nell’indagine Experian, il 46% degli operatori intervistati vuole introdurre strumenti per capire quando un cliente si sta indebitando troppo rispetto a quello che può restituire. Il 41% punta a intercettare le difficoltà prima che si trasformino in rate non pagate.
Sono intenzioni dichiarate da una parte degli operatori, che potrebbero tradursi in un esame più attento della situazione complessiva di chi chiede credito. Oggi, solo il 30% degli intervistati usa un punteggio specifico per il rischio di indebitarsi troppo. Il 22% simula cosa succederebbe se le spese salissero o se altre condizioni economiche peggiorassero.
Lo scopo è capire quanto margine resterebbe per pagare anche quando le cose vanno meno bene. Le norme fissano le tutele, l’indagine racconta come gli operatori pensano di organizzarsi. Non tutte le banche useranno lo stesso punteggio o le stesse simulazioni.
Lo stesso stipendio, due bilanci diversi
Per capire quanto pesa una nuova rata bisogna mettere nel conto anche le spese di tutti i giorni e i finanziamenti già aperti. Due persone con lo stesso stipendio possono trovarsi in situazioni molto diverse. Una paga un affitto alto, l’altra ha poche spese fisse. Una ha già delle rate, l’altra no.
Prendiamo uno stipendio di 1.800 euro netti al mese. Una rata da 180 euro vale il 10% delle entrate. Se però ci sono già 300 euro di altre rate, l’impegno complessivo sale a 480 euro. E se affitto, bollette e altre spese assorbono 1.200 euro, alla fine del mese ne restano 120. Il margine è quindi molto diverso da quello che si immagina guardando solo la nuova rata.
Il calcolo aiuta a presentarsi con un bilancio realistico, includendo anche le spese meno frequenti, come l’assicurazione o la manutenzione dell’auto. Se restano soltanto 120 euro, basta una spesa imprevista per mettere in difficoltà il rimborso.
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