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Il pellet: pro e contro di un’alternativa al metano

pubblicato da il 6 giugno 2013
Il pellet: pro e contro di un’alternativa al metano

I costi sempre più alti del metano hanno spinto in questi anni molte famiglie a cercare un metodo più economico per riscaldare le proprie abitazioni. In molti casi la scelta è ricaduta sulle stufe alimentate a pellet: molto diffuse in Svezia e Austria, nell’ultimo decennio hanno conosciuto anche in Italia una rapida diffusione, tanto da rendere il nostro Paese il principale mercato europeo.

Il pellet è un composto di trucioli, segatura e altri scarti di lavorazione del legno, compattati meccanicamente in cilindri di un paio di centimetri di lunghezza. Sul mercato italiano, il pellet è generalmente venduto in sacchetti da 15 kg. Gli impianti domestici alimentati a pellet si dividono in due categorie: le stufe e le caldaie. Le prime sono installate all’interno di una stanza abitata e possono limitarsi a riscaldare l’ambiente circostante (6-15 kW) oppure possono essere collegate a un impianto idrico e scaldare anche l’acqua per i termosifoni e per i rubinetti (in questo caso la potenza sale anche oltre i 25 kW). Le stufe in commercio sono solitamente utilizzate come integrazione di un impianto di riscaldamento già esistente, che viene utilizzato d’estate per l’acqua calda oppure per scaldare durante i picchi di freddo invernali. In Italia sono state vendute oltre un milione e mezzo di stufe a pellet, a prezzi che variano tra i mille e i tremila euro, a seconda delle caratteristiche tecniche.

Le caldaie vere e proprie sono invece impianti di più alta potenza (da 30 kW in su) e devono essere installate in un locale dedicato. Questo genere di impianti sostituisce sotto ogni punto di vista un normale impianto alimentato a metano. Gli impianti di questo tipo sono molto diffusi all’estero, mentre sono piuttosto rari in Italia: ne sono stati venduti alcune migliaia e il loro prezzo può superare i diecimila euro. Il principale vantaggio delle stufe a pellet è il basso costo del combustibile: un sacchetto da 15 kg costa tra i 3 e i 4 euro – ma i prezzi possono oscillare molto – e può bastare per un giorno di riscaldamento di una casa media. I consumi variano tuttavia molto a seconda del tipo di impianto, della qualità del pellet e delle caratteristiche della casa. Indicativamente, per il solo riscaldamento la spesa annua per una casa media è nell’ordine dei seicento euro, contro i circa mille euro del metano. La competitività del pellet è favorita dall’IVA agevolata (10%) e dal fatto che non è soggetto ad accise o altre tassazioni, a differenza del metano.

Il principale difetto degli impianti a pellet è il continuo bisogno di manutenzione da parte del proprietario, oltre ai controlli annuali da parte di un tecnico. In particolare, nel caso delle stufe, non solo occorre alimentarle caricando a mano i sacchetti di pellet (l’autonomia massima è di qualche giorno), ma è anche necessario ogni settimana svuotare il cassetto della cenere sotto la camera di combustione. Se il pellet usato non è di ottima qualità è poi necessario pulire ogni giorno il braciere per consentire l’afflusso d’aria.
Un altro difetto delle stufe è la necessità per il proprietario di tenere una scorta di pellet di qualche quintale in un luogo al riparo dall’umidità: esigenza che potrebbe rappresentare un problema soprattutto per le famiglie che vivono in condominio.

Se da un lato l’economicità è un punto di forza, dall’altro le stufe a pellet richiedono spazio in casa e un impegno costante, aspetti che le rendono una scelta adatta non a tutti.

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