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Quando l'assicurazione auto non risarcisce i danni?

assicurazioni guide quando l assicurazione auto non risarcisce i danni
Le 3 cose da sapere:
  1. 1

    Il Decreto 209 impone di risarcire i danni entro due mesi dall'incidente

  2. 2

    I documenti relativi all'incidente solitamente sono custoditi dalla Polizia

  3. 3

    Possono causarsi disguidi di natura burocratica che bloccano il risarcimento

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Tutti gli automobilisti sono obbligati a sottoscrivere un'assicurazione sulla propria vettura; è condizione indispensabile per poter circolare su strade e autostrade italiane. L'assicurazione civile sull'automobile è anche conosciuta come RC Auto, e riguarda la responsabilità civile dell'automobilista.

Solitamente le compagnie risarciscono il proprio assicurato, che è stato protagonista di un incidente stradale, specialmente nel caso in cui lo stesso non abbia alcuna colpa. Un discorso a parte è quello che riguarda il risarcimento danni assicurazione conducente diverso dal proprietario.

Esistono casi in cui l'assicurazione non risarcisce l'assicurato. Non si parla delle ovvie circostanze in cui il cliente sia in torto o il caso in cui l'assicurazione auto sia scaduta già da quindici giorni e l'incidente capiti nel corso del sedicesimo giorno a partire dalla scadenza. Esistono situazioni particolari, che verranno analizzati in questo articolo, in cui l'assicurato dovrà pagare in prima persona per i danni causati.

Rivalsa ed esclusione: cosa sono

Ci sono casi in cui la compagnia assicurativa, dopo aver rimborsato il danno provocato dall'incidente stradale in cui è coinvolto il suo cliente, può rivalersi contro il suo stesso assicurato: si parla dunque di rivalsa, e le circostanze possono essere disciplinate diversamente a seconda della compagnia assicurativa interessata. Ci sono diverse situazioni che rientrano in questa fattispecie; per esempio se il cliente non era abilitato alla guida del veicolo, se trasportava un carico che non era conforme a quanto previsto dal libretto di circolazione, se il conducente era al volante in condizioni inadatte alla guida di un veicolo, in quanto sotto l'effetto di sostanze proibite oppure perché non aveva provveduto a effettuare la revisione dell'automobile. Si ricorda che il conducente non abilitato alla guida è un soggetto a cui il codice stradale vieta di condurre un'automobile perché:

  • privo di patente di guida;
  • con la patente ritirata o sospesa;
  • con una patente che non è stata ancora rinnovata.

Non tutte le compagnie esercitano la rivalsa nei confronti dei propri clienti, se si presenta uno dei casi elencati; ce ne sono alcune che rinunciano a questo diritto ma chiedono come contropartita un premio più alto.

I contratti assicurativi prevedono anche delle limitazioni o esclusioni, anche se non costituiscono una vera violazione del codice della strada.

Parliamo di polizze assicurative che prevedono un numero limitato di persone che possono guidare la vettura; tutte le persone che non sono elencate espressamente non saranno soggette a copertura assicurativa. Qual è la ratio di questa norma inserita nel contratto? Un numero elevato di guidatori, a cui sia consentito guidare, aumenta le percentuali di rischio che si possa verificare un incidente: a questa fattispecie corrisponde un premio più elevato. La guida libera invece è un'opzione che non pone alcuna limitazione al numero di guidatori potenziali, ma il premio da pagare è piuttosto alto; il caso diametralmente opposto è la guida esclusiva: a potersi mettere al voltante dell'auto è solo il titolare della polizza; in questo caso il premio da pagare sarà piuttosto basso.

Ovviamente prima di sottoscrivere un contratto simile è bene pensarci attentamente; nel caso in cui il titolare della polizza, mentre si trova alla guida del veicolo avesse un malore, nessuno dei passeggeri potrebbe sostituirlo per accompagnarlo in ospedale; la conseguenza è che se il passeggero provocasse un incidente la compagnia si rivarrebbe nei confronti dell'assicurato, chiedendogli un rimborso.

Perché l'assicurazione auto non vuole risarcire i danni

Il decreto legislativo 209 del 2005 impone alle compagnie assicurative di risarcire i danni entro due mesi dall'incidente. Se poi le persone coinvolte nel sinistro sono state virtuose e hanno provveduto a compilare il CID, possono sperare di ottenere il risarcimento in un mese. Poi c'è il vaso in cui il sinistro abbia provocato lesioni alle persone, danni per i quali è previsto un rimorso: la compagnia assicurativa dovrà provvedere a liquidare i soggetti aventi diritto entro tre mesi.

Se i tempi non vengono rispettati il titolare del contratto potrebbe rivolgersi a un legale, ma deve anche considerare che potrebbero esserci delle motivazioni per cui la compagnia non eroga il rimborso. Ci sono infatti diverse motivazioni per cui una compagnia assicurativa potrebbe rifiutarsi di risarcire un danno oppure ritardare il rimborso in caso di incidente; certamente la più diffusa è l'ipotesi in cui la compagnia debba produrre una relazione, inerente il sinistro, da inviare a polizia e carabinieri.

Il documento deve essere redatto e compilato dalle autorità di pubblica sicurezza, dopo l'incidente in cui si siano verificati danni alle persone oppure alle cose.

All'interno della relazione il cliente può trovare le informazioni che gli consentiranno si avere il rimborso: sarà descritta la dinamica del sinistro, verranno elencate le persone coinvolte e ci sarà l'indicazione delle compagnie assicurative interessate. Questi documenti solitamente sono custoditi dalla Polizia. Ma quanto tempo ci vuole prima che venga emessa la relazione delle autorità? La normativa in materia prescrive un tempo massimo di 120 giorni, a partire dalla data del sinistro; tutti i soggetti coinvolti hanno il diritto di consultare il documento dopo aver pagato un'imposta di bollo. La relazione può essere consultata o ritirata in formato cartaceo, secondo quanto prevede ogni singolo comando di polizia.

Anche l'incidente stradale, che coinvolga parenti dell'assicurato, può essere un motivo per cui la compagnia assicurativa si rifiuti di risarcire i danni. Il caso è quello delle parentele fino al terzo grado; nella fattispecie la polizza non copre i danni al veicolo ma solo quelli ai soggetti danneggiati. C'è un'ulteriore specificazione da fare: i parenti coinvolti devono essere conviventi oppure a carico del titolare del contratto.

E infine c'è il classico esempio del cliente che guida senza aver allacciato le cinture di sicurezza e causa un sinistro che procura danni a cose o persone. Le compagnie assicurative non tollerano mancanze che possono provocare gravi danni alla salute e all'incolumità delle persone. Nella fattispecie della guida senza cinture non verrà erogato alcun rimborso, oppure potrà essere previsto in misura ridotta, anche se il guidatore non è stato responsabile del sinistro; solitamente la compagnia incarica un perito di accertare se l'uso delle misure di sicurezza, da parte di tutti i passeggeri, avrebbe potuto evitare i danni occorsi. Qualora l'esperto, dopo aver effettuato la perizia, riscontrasse che il danno poteva essere evitato, se tutti i soggetti presenti nella vettura avessero usato le cinture, la compagnia non rimborserà l'assicurato.

Mancato risarcimento per disguidi burocratici

L'emissione del documento, da parte della pubblica autorità, non è l'unico caso in cui si possono riscontrare ritardi nel risarcimento. A incidere possono esserci anche problemi o disguidi di natura burocratica. Non è raro che una pratica, infatti, vada smarrita oppure che il liquidatore sia temporaneamente assente. Il consiglio è quello di sollecitare la compagnia assicurativa ad accelerare le pratiche affinché il risarcimento, qualora previsto, venga erogato nel termini previsti. Poiché si tratta di un'ipotesi piuttosto frequente, diverse compagnie assicurative cercano di favorire il cliente accontentandolo il più possibile nella fase della trattativa.

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