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Operatori virtuali: come sceglierli?

I tre big del settore - Tim, Vodafone e WindTre, che insieme rappresentano l’82% del mercato - sono gli unici, assieme a Fastweb e Iliad a possedere reti proprie. La stragrande maggioranza degli operatori si appoggia alle infrastrutture di queste tre società. Significa che se acquistiamo una sim Postemobile "viaggeremo" sulle reti Vodafone, se ne scegliamo Kena Mobile useremo le infrastrutture di Tim, e così via.

È il motivo per cui questi si chiamano operatori "virtuali". Le loro proposte commerciali fanno leva sul prezzo, e difatti queste società propongono in genere tariffe più competitive rispetto alle medie di mercato e si rivolgono il più delle volte a un pubblico ai giovanissimi.

Occhio alla copertura degli operatori virtuali

Se vogliamo risparmiare e la scelta cade su uno di questi gestori, la prima verifica da fare riguarda quindi la copertura. In altre parole dobbiamo capire se l'operatore a cui ci vorremmo affidare ci garantisce una buona ricezione nell’area di residenza, in quella della casa di vacanza o del proprio luogo di lavoro. L’operazione è abbastanza semplice, perché ogni operatore dichiara la sua rete di appoggio sul proprio sito. Una volta trovata questa informazione, dovremo solo verificare la copertura telefonica nella propria zona. Sia Tim, sia Wind sia Vodafone hanno una pagina ad hoc sul solo sito web.

Questione di Giga

Una volta chiarito questo punto, dobbiamo passare a esaminare la proposta commerciale nel dettaglio. Va detto che ormai quasi tutte le offerte mettono a disposizione telefonate ed sms illimitati, e la partita si gioca tutta sui Giga. Quello che dobbiamo analizzare è il pacchetto dati incluso nell’offerta, che ci dice quanto potremo navigare, guardare video, giocare e o videochiamare ogni mese senza sforare il tetto fissato nel contratto.

Le tariffe più economiche offrono oggi in media intorno ai 50 Giga. Come pacchetto dati non è male, ma bisogna ovviamente sempre tenere presente l’utilizzo che si fa dello smartphone. Se per esempio non ho una rete casalinga a cui appoggiarmi, e magari sono un ragazzo che passa ore a giocare online, o uno studente fuori sede che usa lo smartphone anche come hotspot per seguire le lezioni online o guadare partite e film in streaming, allora probabilmente avrò bisogno di un pacchetto più ricco. Per regolarci, basta tenere presente che per un’ora di film in streaming non in altissima definizione si consuma circa un Gigabyte. Se i nostri consumi sono tali per cui già sappiamo che potremmo sforare, dobbiamo prendere in considerazione anche il costo dei Giga extra, cioè il costo che l'azienda ha fissato per gli utenti che superano il tetto massimo indicato nel piano tariffario e vogliono acqusitare un altro pacchetto dati prima della fine del mese. Alcune compagnie offrono pacchetti a prezzi ragionevoli, ma vale sempre la pena fare un confronto ragionato.

Quanto conta il 5G

Sono ancora pochi gli operatori che offrono la possibilità di connettersi con il 5G. le tariffe sono decisamente più alte della media, ma in fatto di prestazioni il 5G non ha paragoni con le tecnologie precedenti. Prima di lasciarci tentare, però dobbiamo valutare altri aspetti. Intanto, va sempre verificato se la nostra area di residenza è raggiunta dalla nuova banda, oggi il 5G copre soprattutto i grandi centri urbani, ma per il resto è ancora poco diffuso. In secondo luogo, bisogna anche considerare che solo i modelli di smartphone più recenti supportano la nuova tecnologia. Nel resto dei casi, per godere delle performance della superbanda bisogna comprarne uno nuovo, di ultima generazione. È un ottimo investimento se il 5 G ci è necessario per studio o per lavoro, ma se ci accontentiamo di una velocità inferiore e questo non ci rallenta nelle nostre attività, può valere la pena aspettare.

Verifica le condizioni contrattuali

Le vere "trappole mangiaeuro" sono però altrove, per questo bisognerebbe sempre verificare le condizioni contrattuali di ogni proposta che andiamo a firmare. Difficile a farsi nella pratica, visto che i contratti sono papiri lunghi pagine e pagine scritte in caratteri minuscoli. Un buon compromesso è quindi quello di controllare almeno le condizioni chiave. La prima è la durata dell’offerta: bisogna quantomeno accertarsi che la proposta non abbia una scadenza, per esempio 12 o 24 mesi, perché trascorso questo intervallo di tempo il costo tornerebbe a salire in automatico. L’ideale sarebbe scegliere una delle cosiddette offerte "per sempre", la dicitura con la quale le compagnie si impegnano a lasciare invariato il prezzo per tutta la durata del contratto, senza mai intervenire con modifiche unilaterali del contratto.

La "trappola" dei servizi aggiuntivi e dei costi extra

In un secondo momento bisogna cercare di capire se il pacchetto che abbiamo scelto include eventuali servizi aggiuntivi, come la segreteria telefonica a pagamento, il messaggino di alert per le telefonate ricevute quando il telefono era spento, ecc. Anche spese extra come il costo di attivazione della nuova sim non vanno sottovalutate. Per chi stipula i contratti online questo costo è sempre gratuito, ma per chi si reca fisicamente in negozio va dai 5 ai 10 euro. E va messo in conto.

Le altre stangate

C’è poi un capitolo a parte che è quello dei costi che non ti aspetti. Per esempio, ci sono società che prevedono tariffe a consumo altissime per chi dimentica di ricaricare il telefono prima del rinnovo del piano tariffario mensile. Queste spese non gravano solo sul poco credito residuo rimasto, ma vengono addirittura addebitate sull'utenza, e poi scalate dal credito al momento della ricarica. Il trucco costringe l'utente a dover effettuare due ricariche, spendendo praticamente il doppio. Un consiglio utile, per non avere brutte sorprese, è quello di guardare le recensioni dei clienti della compagnia, o fare una ricerca sulla pagina facebook ufficiale, dovespesso gli utenti pubblicano commenti e lamentele.

pubblicato da il 3 dicembre 2021

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Pugliese trapiantata in Emilia, giornalista professionista dal 2005, laurea in filologia romanza e master in giornalismo all’Università di Bologna.

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