Rilevatore di stanchezza in auto: quali sono le diverse tipologie e come funzionano

Le vetture moderne dispongono delle più disparate tecnologie a bordo per rendere più semplice e sicura la guida. Basta un fugace sguardo a una pagina dedicata alle offerte auto (come la seguente: https://www.facile.it/auto/risultati.html) per rendersi conto che le applicazioni delle ultime invenzioni tecnologiche in questo campo per facilitare il compito all’automobilista offrono infinite possibilità, e alcune risultano incredibilmente utili. Un esempio è quello del rilevatore di stanchezza, di semplice utilizzo ma efficacissimo. Il principio di funzionamento è quasi banale: un segnale acustico ben distinguibile viene emesso in accompagnamento a un pittogramma o una scritta che appare sul display installato sul cruscotto ed esorta il conducente ad accostare in un posto sicuro per effettuare una pausa e riprendersi dalla stanchezza prima di proseguire la marcia. Ovviamente si tratta semplicemente di un invito per poter fronteggiare il sopraggiungere del sonno che può provocare un calo delle facoltà attentive e della reattività del pilota, ma il comportamento della macchina non risentirà in alcun modo dell’avvertimento, in caso egli decida di proseguire.

In questo articolo vedremo nel dettaglio il funzionamento di tale strumento, esaminando da vicino le due principali categorie. La prima si serve di un meccanismo molto basilare, mentre la seconda è notevolmente sofisticata e più complessa. Illustreremo il modus operandi del rilevatore di stanchezza, capiremo la sua importanza nel prevenire il rischio di incidenti e il crearsi di situazioni potenzialmente pericolose e forniremo anche alcuni consigli che potranno evitare che evenienze del genere si presentino.

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Sommario

Tipologie di rilevatore di stanchezza

Come accennavamo in precedenza, i dispositivi di rilevamento della stanchezza in auto possono essere suddivisi principalmente in due categorie, descritte di seguito.

Il rilevatore di stanchezza a tempo

Il primo tipo di strumento è il rilevatore di stanchezza a tempo, che viene calibrato in base al tempo di viaggio, e si appoggia al computer di bordo. Nel momento in cui il motore viene avviato, questo inizia a misurare il tempo, e si interrompe solo quando il veicolo viene spento. Lo scopo di tale operazione è effettuare un calcolo della velocità media di percorrenza. La stanchezza viene rilevata proprio attraverso un procedimento simile: il dispositivo stabilisce un lasso di tempo (solitamente variabile tra i 90 e i 120 minuti) che corrisponde a un intervallo. Giunti a questo momento della marcia, lo strumento emette un suono e contemporaneamente fa comparire una scritta (in alcune auto questa è sostituita con il simbolo di una tazzina di caffè) sul display del computer di bordo, con l’obiettivo di consigliare al conducente di fermarsi per una breve sosta.

In sostanza, questo primo tipo di accessorio non misura effettivamente la stanchezza percepita dal conducente, ma si basa su un timer che scatta in corrispondenza della supposizione che sia il momento per risposarsi qualche minuto. Il sistema, infatti, presume che dopo due ore di guida continuativa e sostenuta, il guidatore possa essere stanco e fare maggiore fatica a concentrarsi su tutto ciò che accade attorno a lui. Ogni volta che la vettura viene arrestata e il motore spento, il tempo si azzera e il calcolo dell’intervallo ricomincia daccapo. Il prezzo di questo dispositivo dal funzionamento molto elementare è piuttosto contenuto: si parla, infatti, di poche decine di euro.

Il rilevatore di stanchezza reale

Il discorso cambia se parliamo del rilevatore di stanchezza reale, che si serve di un meccanismo decisamente più complesso che, naturalmente, corrisponde a una spesa notevolmente più onerosa. La tecnologia alla base di questo strumento è molto più avanzata, e spesso il rilevatore viene incluso all’interno di un pacchetto che include anche altri meccanismi, ad esempio il segnalatore di cambio improvviso di carreggiata. Ciò nell’ottica di ottimizzare efficienza, funzionalità e sicurezza.

A livello pratico, il rilevatore di stanchezza reale si basa su dei sensori che operano un monitoraggio costante del volto del conducente. Viene compiuta un’autentica analisi accurata nei minimi dettagli, e incentrata in particolare su alcuni elementi, quali il battito delle palpebre e smorfie che possono preannunciare o essere assimilate a sbadigli. Vengono tenuti d’occhio anche bruschi cambiamenti di direzione, eseguiti senza che sia stata precedentemente inserita la freccia.

Il dispositivo, quindi, sorveglia il reale stato psicofisico dell’automobilista in cerca di sintomi che possano comunicare una sensazione di stanchezza che sta per rendere il viaggio meno sicuro. Si tratta di un tipo di misurazione decisamente più efficace, attendibile e veritiera rispetto a quello descritto in precedenza, poiché viene osservato l’affaticamento in sé e per sé, senza tenere conto del tempo trascorso al volante. Di conseguenza, l’avviso che consiglia di prendersi una pausa può arrivare in qualsiasi momento, anche parecchio prima che siano trascorse le fatidiche due ore.

Il funzionamento del rilevatore di stanchezza

Può essere utile sapere che il funzionamento del rilevatore di stanchezza non si limita ai due tipi di sistemi che sono stati fino a ora descritti, ma esistono dei dispositivi ancora più evoluti. Da un lato, infatti, sono disponibili degli accessori da indossare al polso, simili a dei braccialetti, che comunicano con l’assetto elettronico della macchina, ricevendo da questo degli impulsi che possono o meno innescare delle vibrazioni e dei suoni che avvisano di un potenziale pericolo.

Ma non finisce qui: le auto più sofisticate e moderne, non si limitano a possedere dei sensori, ma sono equipaggiate anche di una telecamera interna che ha il compito di controllare i movimenti della testa del guidatore. Tra gli altri elementi, vengono considerati l’inclinazione del capo e la direzione dello sguardo, ed essi vengono interpretati a seconda della loro configurazione. Se l’inclinazione della testa risulta innaturale, o gli occhi sono volti verso un punto posto lateralmente, ecco che scattano gli impulsi e i segnali di avvertimento. Alcuni impianti possono addirittura effettuare una telefonata a un parente per segnalare che l’automobilista non sta viaggiando in situazioni di sicurezza adeguate.

Consigli pratici: le pause

In caso il proprio veicolo non sia fornito di un sistema di rilevazione della stanchezza, occorre contare esclusivamente sul proprio buonsenso per capire quando è necessario fermarsi. Per prevenire situazioni rischiose è fondamentale ricordarsi che le risorse attentive e la resistenza degli esseri umani non sono illimitate, e quindi occorre saper riconoscere quando è il momento di concedersi una pausa. A tal proposito, è possibile fornire delle linee guida, nonostante per le automobili non esistano delle indicazioni precise e universali, al contrario di quanto avviene per pullman e camion. In ogni caso, seguendo il buon senso, il tempo giusto di guida oltre il quale sarebbe necessaria una sosta si attesta a circa 2 ore.

Il senso della pausa non si limita al recupero dell’attenzione, ma si estende anche al benessere fisico: una posizione mantenuta troppo a lungo, infatti, rischia di caricare eccessivamente la muscolatura di schiena e gambe. Ovviamente ci sono molte altre variabili da considerare, come la soggettività del conducente, gli orari in cui si viaggia, le condizioni di viabilità e la tipologia di strada che si sta percorrendo. Se ci si trova su un tratto impegnativo, ad esempio, e si viene colti da condizioni meteo non proprio favorevoli, la marcia può risultare ulteriormente complicata e causare un quantitativo maggiore di stress. Di conseguenza, in questo frangente, è consigliabile prolungare la sosta quanto più è possibile, per recuperare sia la concentrazione che le energie fisiche che occorrono per affrontare il resto del tragitto.

Di certo il rilevatore di stanchezza può dimostrarsi un dispositivo estremamente utile in svariate occasioni, specialmente per chi viaggia molto in macchina, ma pensare che la sua funzione si limiti al supporto all’automobilista soltanto durante le fasi di guida notturna rappresenta un errore. Non c’è infatti motivo di porre paletti all’utilizzo di questo strumento che, proprio per via del meccanismo di cui si serve, può rilevare efficacemente la stanchezza in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza.

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