TFR e fondi pensione: dall’1 luglio 2026 scatta l’adesione automatica
13 gen 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Marta Radavelli

A partire dal 1° luglio 2026, i lavoratori neoassunti nel settore privato vedranno il loro TFR destinato automaticamente ai fondi pensione.
La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, punta a semplificare l’adesione alla previdenza complementare, un passo significativo per garantire maggiore sicurezza economica al momento della pensione. Allo stesso tempo, la riforma stabilisce anche nuove regole per le aziende, che dovranno assicurare la corretta gestione dei versamenti al Fondo Tesoreria INPS.
Adesione automatica al fondo pensione: cosa cambia da luglio
Dal 1° luglio 2026, per i neoassunti nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici) il TFR non resterà più automaticamente in azienda. Se il lavoratore non prende una decisione esplicita, le somme maturate confluiranno direttamente in un fondo pensione previsto dal contratto collettivo, dagli accordi aziendali o territoriali.
Questo nuovo meccanismo, basato sul “silenzio-assenso”, farà sì che chi non comunica la propria scelta entro 60 giorni dall’assunzione vedrà il TFR versato automaticamente nel fondo pensione. Nel corso di questo periodo, il lavoratore ha la possibilità di:
- confermare l’invio automatico al fondo previsto dal contratto;
- lasciare il TFR in azienda;
- destinarlo a un altro fondo pensione complementare.
Trascorsi i 60 giorni, la decisione diventa definitiva: chi aderisce automaticamente non potrà più riportare il TFR in azienda, mentre chi mantiene il TFR in azienda potrà comunque scegliere di aderire in un momento successivo.
Come cambia la gestione del TFR e l’impatto sulla busta paga
Dal punto di vista dello stipendio, le modifiche saranno praticamente impercettibili: il TFR non comporta aumenti o riduzioni immediate. Il vero cambiamento riguarda la gestione del risparmio, che diventa personale e finalizzato a integrare la pensione pubblica. Le somme vengono versate mensilmente al fondo pensione insieme ai contributi del datore di lavoro e, se previsti, del dipendente.
Anche sul fronte fiscale ci sono novità rilevanti: il limite di deducibilità dei contributi sale a 5.300 euro annui, e le somme non utilizzate nei primi anni possono essere recuperate negli anni successivi. Inoltre, le prestazioni dei fondi pensione beneficiano di una tassazione agevolata, che può scendere fino al 9%, mentre il TFR lasciato in azienda è soggetto all’aliquota Irpef media degli ultimi cinque anni, spesso più alta.
Nuove regole per il Fondo Tesoreria INPS
La riforma del 2026 amplia anche le aziende obbligate a versare il TFR al Fondo Tesoreria INPS quando il TFR non viene destinato ai fondi pensione. Le soglie dimensionali saranno progressive:
- 2026–2027: aziende con almeno 60 dipendenti;
- 2028–2031: aziende con almeno 50 addetti;
- Dal 2032: aziende con almeno 40 dipendenti.
In questo modo, sempre più TFR confluiranno direttamente all’INPS, riducendo le somme trattenute in azienda e garantendo una gestione più uniforme del trattamento di fine rapporto.
Perché è stata introdotta la riforma e i vantaggi per i lavoratori
L’obiettivo principale della riforma è incentivare l’adesione dei lavoratori alla previdenza complementare, ancora oggi limitata. Grazie all’adesione automatica, il TFR diventa un vero strumento di risparmio per la pensione, particolarmente utile a chi ha carriere discontinue o teme assegni pubblici ridotti.
La legge prevede inoltre maggiore flessibilità al momento del pensionamento. Dal 2026 sarà possibile prelevare fino al 60% del montante accumulato, e se la rendita vitalizia risultasse troppo bassa, sarà possibile ottenere l’intero capitale in un’unica soluzione.
Accanto alla rendita tradizionale, i lavoratori potranno optare per formule più flessibili, come rendite a tempo determinato, prelievi periodici programmabili ed erogazioni frazionate, adattabili alle proprie esigenze. In caso di decesso, il capitale residuo viene trasferito agli eredi senza trattenute da parte del fondo.
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