Previdenza complementare 2026: nuove regole su TFR e fondi pensione per gli investimenti previdenziali
4 feb 2026 | 3 min di lettura | Pubblicato da Alessandro da Rin Betta

La Legge di Bilancio 2026 introduce novità significative in materia di previdenza complementare e di gestione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), con implicazioni dirette su come i lavoratori italiani possono pianificare i propri investimenti previdenziali a lungo termine. Le nuove regole mirano principalmente ad aumentare l’adesione ai fondi pensione attraverso un meccanismo di adesione automatica (silenzio-assenso), a potenziare gli incentivi fiscali e a rendere più flessibili le scelte di investimento. Questi cambiamenti rappresentano un passo importante per rafforzare il secondo pilastro della previdenza in Italia e favorire una maggiore sicurezza economica nella fase post-lavorativa.
Adesione automatica alla previdenza complementare e nuovo regime sul TFR
Una delle principali novità riguarda l’introduzione di un meccanismo di adesione automatica ai fondi pensione per i neoassunti del settore privato.
Dal 1° luglio 2026, se un lavoratore dipendente non esprime una scelta esplicita sulla destinazione del proprio TFR entro 60 giorni dalla data di assunzione, il trattamento di fine rapporto maturando viene convogliato automaticamente nella forma di previdenza complementare prevista dal contratto collettivo applicato in azienda o da accordi territoriali/aziendali secondo il meccanismo del silenzio-assenso.
Il lavoratore mantiene comunque la libertà di scelta. Durante il periodo di 60 giorni può infatti decidere se:
- mantenere il TFR secondo il regime ordinario;
- destinarlo a un fondo pensione diverso da quello indicato automaticamente.
Questa modifica è pensata per incentivare una partecipazione più ampia alla previdenza complementare, superando l’inerzia che in passato ha lasciato molti lavoratori esclusi dal secondo pilastro.
Deducibilità fiscale e incentivi per gli investimenti previdenziali
Le novità non riguardano soltanto la destinazione del TFR, ma anche il quadro fiscale legato alla previdenza complementare.
A partire dal periodo d’imposta 2026, il limite massimo di deducibilità fiscale dei contributi versati alle forme di previdenza complementare viene aumentato da 5.164,57 euro a 5.300 euro all’anno. La deducibilità riguarda sia i versamenti volontari del lavoratore sia quelli dovuti sulla base di accordi collettivi o contrattuali.
Questa modifica, pur contenuta, rappresenta un ulteriore incentivo per chi desidera costruire un piano previdenziale integrativo saldo e sostenibile nel tempo, perché consente di o ridurre il carico fiscale delle somme versate oppure di destinare più risorse effettive all’investimento previdenziale.
Flessibilità e scelte di investimento nel lungo periodo
Le novità legislative ampliano anche le possibilità di scelta e di personalizzazione della pensione integrativa. Oltre all’adesione automatica, le norme prevedono che i regolamenti dei fondi pensione nel definire gli investimenti dei contributi tengano conto di:
- profili di rischio;
- orizzonte temporale dell’investimento;
- età dell’aderente.
Rendendo più coerente la gestione del montante accumulato con le esigenze individuali.
Per esempio, un giovane lavoratore potrebbe beneficiare di un profilo di investimento con una quota maggiore di strumenti più dinamici per un orizzonte di lungo termine, mentre chi è più vicino all’età pensionabile potrebbe preferire opzioni più difensive.
Questa maggiore flessibilità rappresenta una novità importante per chi considera la previdenza complementare come parte integrante della propria strategia di investimento previdenziale.
Fondi pensione:
Fondo pensione ARCA
Scopri il fondo di ARCA Previdenza
Propensione.it
Confronta altri fondi su Propensione
News sugli investimenti








Guide agli investimenti







