Pensioni, scatta l’aumento legato alla speranza di vita: cosa cambia dal 2027
18 feb 2026 | 5 min di lettura | Pubblicato da Carmela Di Matteo

L’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita entra ufficialmente nella fase operativa. L’INPS ha infatti aggiornato procedure e sistemi interni per gestire le nuove soglie previste dall’ultima legge di bilancio e dal decreto direttoriale firmato dal Ministero dell’Economia insieme al Ministero del Lavoro.
Il punto chiave è uno: dal 2027 servirà un mese in più per andare in pensione, mentre dal 2028 l’aumento complessivo salirà a tre mesi. La conferma è arrivata con il messaggio INPS n. 558 del 17 febbraio 2026, che prepara l’applicazione concreta dei nuovi requisiti anagrafici e contributivi.
Un passaggio tecnico, ma con un impatto molto concreto: non solo perché sposta in avanti l’uscita dal lavoro, ma perché si inserisce in un contesto già fragile, dove, secondo diverse analisi, i giovani di oggi rischiano pensioni più leggere rispetto alle generazioni precedenti, nonostante carriere simili.
Sommario
Dal 1° gennaio 2027 scatta il primo aumento: come cambiano età e contributi
Aumenti anche per precoci e contributivi: cosa cambia nel dettaglio
Perché scattano gli aumenti: la speranza di vita torna a spingere l’età pensionabile
INPS: software già adeguati, ma ogni biennio servirà un decreto attuativo
L’effetto sul futuro: pensioni più lontane e assegni più bassi per chi entra oggi nel lavoro
Cosa succede adesso: la direzione è segnata, ma il 2028 non è l’ultimo passaggio
Dal 1° gennaio 2027 scatta il primo aumento: come cambiano età e contributi
L’adeguamento non sarà immediato, ma progressivo. Dal 1° gennaio 2027 si applicherà un primo aumento di un mese, che nel 2028 diventerà un aumento totale di tre mesi. Questo aggiornamento riguarda le principali modalità di pensionamento, dalla vecchiaia ordinaria alle formule anticipate.
- Per la pensione di vecchiaia ordinaria, dal 2027 serviranno 67 anni e 1 mese con almeno 20 anni di contributi, mentre dal 2028 l’età salirà a 67 anni e 3 mesi.
- Sul fronte della pensione anticipata ordinaria, dal 2027 il requisito diventa 42 anni e 11 mesi di contributi (con un anno in meno previsto per le donne), mentre dal 2028 si sale a 43 anni e 1 mese. In questo caso resta confermata anche una regola fondamentale: la finestra mobile di tre mesi, che sposta in avanti la decorrenza effettiva della pensione anche dopo aver maturato i requisiti.
Aumenti anche per precoci e contributivi: cosa cambia nel dettaglio
L’adeguamento coinvolge anche le altre formule.
- Per la pensione anticipata dei lavoratori precoci tutelati, dal 2027 saranno necessari 41 anni e 1 mese di contributi, che dal 2028 diventano 41 anni e 3 mesi. Anche qui rimane la finestra mobile di tre mesi.
- Per la pensione anticipata contributiva, la soglia sale sia sull’età sia sui contributi effettivi. Dal 2027 serviranno 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contributi effettivi, mentre dal 2028 si passa a 64 anni e 3 mesi e 20 anni e 3 mesi. Anche per questa misura resta confermata la finestra di tre mesi.
- Infine, cambia anche la pensione di vecchiaia contributiva: dal 2027 si va a 71 anni e 1 mese con almeno 5 anni di contributi effettivi, mentre dal 2028 la soglia sale a 71 anni e 3 mesi.
Perché scattano gli aumenti: la speranza di vita torna a spingere l’età pensionabile
L’origine degli incrementi è legata agli aggiornamenti demografici elaborati tra fine 2025 e inizio 2026. Le nuove proiezioni mostrano un ulteriore allungamento della vita media e, in base alla normativa italiana, l’età pensionabile segue automaticamente questo andamento, salvo interventi politici.
Il biennio 2027-2028 rappresenta quindi un primo step di un percorso che, se non verrà modificato, continuerà a legare l’uscita dal lavoro all’evoluzione della speranza di vita.
INPS: software già adeguati, ma ogni biennio servirà un decreto attuativo
Nel messaggio diffuso a febbraio, l’INPS ha chiarito di aver già aggiornato sistemi e procedure per gestire le domande secondo le soglie previste “in prospettiva”. Questo però non significa che tutto sia definitivo: per rendere pienamente operative le soglie serve comunque, ogni biennio, un decreto attuativo specifico che stabilisca formalmente requisiti di età e contributi.
Nel frattempo, però, le sedi territoriali dell’istituto dovranno applicare le nuove previsioni come riferimento operativo, soprattutto per le misure di uscita anticipata. Se un lavoratore non soddisfa i requisiti aggiornati, la domanda dovrà essere respinta e la decisione comunicata anche al datore di lavoro.
L’effetto sul futuro: pensioni più lontane e assegni più bassi per chi entra oggi nel lavoro
L’aumento dei requisiti pensionistici si inserisce in un quadro già delicato per le nuove generazioni. Secondo Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, i dati del Focus Censis/Confcooperative “Pensioni, ipoteca sul futuro?” indicano che chi entra oggi nel mercato del lavoro rischia un assegno più leggero, fino a 17 punti percentuali in meno rispetto all’ultima busta paga rispetto a chi va in pensione adesso.
Il divario emerge anche confrontando due carriere identiche:
- chi è andato in pensione a 67 anni dopo 38 anni di lavoro continuativo nel privato iniziato nel 1982 ha un tasso di sostituzione netto dell’81,5%;
- un lavoratore che oggi ha 33 anni, entrato nel mercato nel 2022, con la stessa continuità, andando in pensione nel 2060 sempre a 67 anni scenderebbe al 64,8%.
La differenza è di 16,7 punti e si traduce in una distanza tra stipendio e pensione che quasi raddoppia: dal 18,5% di oggi al 35,2% per i giovani.
Il paradosso è che, nonostante pensioni future più basse, l’Italia mantiene la spesa pensionistica più alta in Europa sul PIL: 15,5% nel 2023 contro una media UE del 12,3%, un dato legato all’invecchiamento della popolazione, con quasi metà degli italiani sopra i 50 anni.
Cosa succede adesso: la direzione è segnata, ma il 2028 non è l’ultimo passaggio
Il messaggio INPS di febbraio 2026 chiarisce che il sistema previdenziale italiano sta entrando in una fase caratterizzata da una maggiore rigidità operativa nella gestione dei requisiti, anche a livello territoriale. Il vero nodo riguarda la sostenibilità futura del sistema, chiamato a confrontarsi con un aumento della speranza di vita, una riduzione della popolazione attiva, salari medi contenuti e pensioni potenzialmente più basse per chi oggi rientra nei 30 anni.
Proprio in questo contesto si inserisce la novità, introdotta dall'ultima legge di bilancio, relativa al meccanismo di silenzio - assenso per ampliare l'adesione ai fondi pensione. Alla luce di questi cambiamenti strutturali, infatti, integrare la pensione pubblica con un fondo pensione non rappresenta più soltanto un’opportunità, ma una scelta prudente e lungimirante, l'unica in grado di tutelare il proprio tenore di vita futuro.
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