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Arrivano i nuovi limiti ai pagamenti in contante

Il contante rappresenta un’abitudine dura da scardinare nelle pratiche finanziarie degli italiani. Ci provò già Giulio Andreotti, negli anni ’90, a fissare un limite all’utilizzo dei contanti in Italia, passando per Mario Monti finchè nel 2016, il governo Renzi non lo ha fissato a 3mila euro.
Ogni anno questi limiti variano, diventando sempre più stringenti per ovviare a problemi e puntare alla trasparenza nelle transazioni. 

I limiti europei al pagamento in contanti

Cercare di porre un limite al pagamento in contanti ha sempre avuto un unico obiettivo: tracciare i pagamenti per contrastare l’evasione fiscale e combattere il riciclaggio di denaro sporco. 

La norma d’altronde non è una novità tutta italiana. Già diversi Paesi europei hanno, infatti, da tempo fissato un limite molto basso ai contanti. Ma nel nostro Paese, come detto, il contante ha sempre caratterizzato la maggior parte dei comportamenti di acquisto giornalieri rispetto al resto d’Europa. Nel 2018, la Bce, infatti, censiva in Italia 110,9 operazioni di pagamento medie per abitante, tra bonifici, carte di credito, debito, carte prepagate, assegni e ogni altra forma tracciabile.

Un dato di molto al di sotto della media europea, pari a 271,9.

Lockdown: le conseguenze sui pagamenti

Il lockdown ha sicuramente dato una forte spinta ai pagamenti tracciabili, sia per l’aumento delle vendite online che per il maggior utilizzo dei bancomat per facilitare il mantenimento della distanza di sicurezza.

Ma vediamo le principali novità introdotte in Italia dal decreto n. 124/2019, collegato alla Legge di Bilancio entrato in vigore da mercoledì 1 luglio.

Massimo duemila euro in contanti e nessun limite specifico a prelievi e versamenti in banca. Per l'esattezza la soglia è pari 1.999,99 euro. Da gennaio 2022 si scenderà ulteriormente a mille euro, per l'esattezza 999,99 euro.

Se occorre effettuare pagamenti di importo più elevato, é obbligatorio utilizzare altri strumenti di pagamento, cioé bonifici, strumenti digitali, carte di credito o bancomat.

Le possibili sanzioni

Il motivo sottostante sta nella tracciabilità, infatti qualora non si dovessero rispettare tali obblighi, vi saranno delle sanzioni molto onerose, che partono da 3mila euro e arrivano fino a 50mila euro, a seconda della gravità dell’infrazione. Questo vincolo riguarda anche donazioni e prestiti, anche se all'interno del nucleo familiare.

Se viene superata la soglia dei duemila euro si dovrà fare ricorso, come detto, solo a strumenti tracciabili come assegni o bonifici bancari.

Attenzione anche a frazionare i pagamenti. “Non è possibile – avvertono i commercialisti - perchè si rischiano sanzioni, a meno che non sia una prassi ordinaria'". Il ministero dell'Economia fornisce degli esempi, tra cui quello delle cure odontoiatriche, per cui é possibile anche pagare in maniera frazionata.

In questi casi, occorre però capire se si tratta di una divisione del pagamento strategico, oppure se rientra nella prassi. Alcune figure professionali, quali commercialisti, sindaci, notai e intermediari finanziari, sono obbligate a denunciare al Mef ogni transazione di cui sono a conoscenza, che superi la soglia prevista. Se ci dovessero essere segnalazioni, infatti, si attiverà un apparato di controllo.

Prelievi e versamenti

Non esistono, invece, limiti specifici nei confronti delle banche per la movimentazione di denaro, sia per prelievi sia per versamenti, in quanto si presuppone che non ci siano trasferimenti tra soggetti direttamente. Ciononostante, i conti correnti sono sempre soggetti ad alcuni controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate, che per legge ha accesso a tutte le informazioni bancarie, per motivi di natura tributaria.

La stessa prassi vale anche per la Banca d'Italia sottoposta a verifiche costanti, da parte dell'Unità di informazione finanziaria per tenere sotto controllo l'antiriciclaggio. Se l'operatore bancario dovesse avere dei sospetti sulle operazioni può sempre denunciarli alle autorità competenti.

pubblicato da il 23 luglio 2020

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Giornalista professionista, Giusy Iorlano è laureata in Scienze politiche presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma con una tesi in studi strategici.

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