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Aprire un conto all'estero conviene oppure no?

Aprire un conto all'estero conviene oppure no?

Nonostante la protezione offerta dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi contro il rischio di BAIL-IN (prelievo forzoso dai conti correnti e deposito in caso di crack bancario), sempre più italiani scelgono di aprire un conto corrente estero ispirati da banche e da economie più solide delle nostre. Spostare le finanze oltre frontiera però non è così semplice, e non è detto che rappresenti la scelta più economica.

A spiegare tutti gli aspetti della questione, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera/Economia, è il vicedirettore di Unione Fiduciaria Francesco Vedana.

Il primo aspetto sottolineato da Vedana è che scegliendo di aprire conti esteri ci si ritrova spesso a pagare commissioni molto alte sui prelievi agli ATM, che in alcuni casi, come in Francia, si aggirano attorno a 5 euro. Ci sarebbero inoltre ostacoli da superare per aprire un conto straniero, in particolare, l’imposizione da parte delle banche ai clienti non residenti di soglie minime ad’ingresso (valore minimo versato e a deposito in conto).

Trasferire il proprio denaro all’estero è dunque, nella maggior parte dei casi, una scelta più onerosa che conveniente, in ogni caso non idonea a scampare alla tracciabilità fiscale. A conferma che non consente di evadere le tasse – continua Vedana- vi è la seguente circostanza. Chi apre un conto tradizionale o online fuori dall’Italia, dovrà trasferirvi il denaro con un bonifico o versarlo direttamente in agenzia, e in entrambi i casi la legge prevede che le somme vadano dichiarate al Fisco. L’alternativa è rivolgersi a una fiduciaria che si occupi del trasferimento iniziale delle somme da e verso conti intestati alla fiduciaria stessa, per spostarli successivamente sul conto estero aperto dal correntista.

In questo modo non servirebbero dichiarazioni fiscali, perché sarebbe la fiduciaria, agendo da sostituto d’imposta, ad applicare le tasse previste sui capitali all’estero. A quanto ammontano le spese è presto detto. Si parla di 34,20 euro a titolo di bollo; del 2 per mille sul deposito titoli e del 25% degli interessi attivi sui conti deposito. A quest’ultima aliquota però, bisogna aggiungere quella applicata alla fonte su dividendi e interessi, che in paesi come la Francia e la Svizzera raggiunge rispettivamente il 30% e il 35%.

In definitiva, meglio aprire un conto in Italia o all’estero? A titolo di esempio si riporta il caso del Principato di Monaco. Chi vi apre un conto deposito versando 500.000 euro ottiene gratis il libretto degli assegni e paga una cifra esigua sul canone della carta di credito (40 euro annuali circa); tuttavia, pagherà spese di tenuta conto pari a 40 euro l’anno e 5 euro di commissioni sui prelievi agli ATM. In più, se non deposita almeno 20.000 euro, il libretto degli assegni potrebbe non ottenerlo. In Italia al contrario, senza condizioni onerose o restrittive, si possono aprire conti a zero spese molto convenienti.

Conto Corrente Arancio di Ing Direct può essere aperto gratuitamente online o in filiale e non prevede spese di gestione né il pagamento del canone annuo. Consente di effettuare operazioni gratuite e illimitate; include una carta di credito, una carta bancomat e la possibilità di gestire il proprio denaro via Internet Banking. Conto Corrente Arancio comprende inoltre bonifici online e allo sportello gratuiti sia verso conti Ing Direct che verso conti di altre banche e prelievi gratuiti presso gli ATM Ing Direct e di ogni altra banca in Italia.

Conto WeBank di WeBank invece, può essere aperto esclusivamente online ma offre tutti vantaggi di un conto a zero spese. Non prevede spese di gestione né il pagamento del canone annuo; consente di effettuare operazioni gratuite e illimitate; include una carta di credito, una carta bancomat e la possibilità di gestire il proprio denaro via Internet Banking. Conto WeBank comprende inoltre bonifici online gratuiti sia verso conti WeBank che verso conti di altre banche e prelievi gratuiti presso gli ATM WeBank e di ogni altra banca in Italia.

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pubblicato da il 2 novembre 2018

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